Completata la prima tappa per la beatificazione di Giovanni Paolo II
Il 2 aprile a Roma la solenne cerimonia. Prevista la presenza anche della suora che si dice guarita dal Parkinson per intercessione di papa Wojtyla: il suo racconto del “miracolo”.
Roma (AsiaNews) – Solenne cerimonia, il 2 aprile, per la fine della prima tappa del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II. Quel giorno, infatti, al Vicariato di Roma – città dove il Papa è morto e quindi è stata istituita la causa - sarà chiusa la fase diocesana del processo, che si era aperta 13 maggio 2005, e l’incartamento passerà alla Congregazione vaticana per le cause dei santi. Il processo, quindi, seguirà il normale iter e non punterà direttamente alla canonizzazione di Giovanni Paolo II, contrariamente alla speranza espressa dal cardinale Stanislaw Dziwisz, già segretario del Papa scomparso.
 
Lo ha precisato il postulatore mons. Slawomir Oder, che nel corso di un incontro con i giornalisti ha detto che “il cardinale Dziwisz esprimeva naturalmente la sua convinzione personale e un suo grande desiderio, diffuso nel popolo di Dio. Il mio desiderio - ha aggiunto - sarebbe lo stesso, però come operatore della giustizia posso dire che il diritto canonico va rispettato e che la Chiesa ha i suoi procedimenti". Mons. Oder ha aggiunto che “a parte la dispensa papale ad attendere 5 anni dalla morte di Giovanni Paolo II per dare avvio alla causa, non si è ricorso a nessuna altra dispensa, c'é stata la stessa osservanza di tutte le norme canoniche previste per gli altri processi".
 
Si è poi avuta conferma che alla cerimonia dl 2 aprile sarà presente la suor Marie-Simon-Pierre, la suora francese che sarebbe stata guarita miracolosamente per intercessione di papa Wojtyla: lei ne è convinta. “Avevo – ha raccontato ieri durante una conferenza stampa ad Aix-en-Provence - il Parkinson, diagnosticato a giugno 2001”. “A Pasqua 2005 i sintomi erano aggravati: aumento del tremore, rigidità, dolore, insonnia”, ma “volevo vedere il Papa alla televisione, perché sentivo che era vicino alla fine e sarebbe stata l'ultima volta, ammiravo la sua forza e coraggio mentre per me era difficile affrontare il male, essendo così giovane”.  Allora aveva 44 anni.
 
La malattia progrediva. “Il primo giugno – prosegue il racconto - non riuscivo neppure a stare in piedi, e la madre superiora mi incoraggiò, chiedendomi di attendere il suo ritorno da un viaggio a Lourdes, perché, disse, ‘Giovanni Paolo II non ha ancora compiuto il suo lavoro’”. Quindi la superiora “mi chiese di scrivere ‘Giovanni Paolo II’ su un foglietto. Erano le cinque del pomeriggio, scrissi con difficoltà e la scritta apparve illeggibile”. “Alle nove di sera sentii il bisogno di scrivere, come se qualcuno mi dicesse ‘prendi la penna e scrivi’; erano circa le 21,45, erano passati esattamente due mesi da quando Giovanni Paolo II era tornato alla casa del Padre. Scrissi ancora un po’, a fatica, poi andai a letto. Mi svegliai alle 4,30 del mattino, stupita di essere riuscita a dormire, subito saltai giù dal letto, perché il mio corpo non era più dolente né rigido, non ero più la stessa. Sentii una chiamata interiore e un forte desiderio di pregare davanti al Santissimo sacramento, andai in cappella e rimasi in adorazione, con un profondo senso di pace e di benessere, una esperienza troppo grande, un mistero, difficile da spiegare a parole”.
 
Il 3 giugno, “la mia mano sinistra non tremava più, potevo di nuovo scrivere e smisi di prendere le medicine”. Il 7 giugno il neurologo che la curava da quattro anni nota l'improvvisa scomparsa dei sintomi, benché avesse sospeso le cure da cinque giorni. “Da allora – ha raccontato ieri – non prendo alcuna medicina, sto bene, mi sembra di essere rinata”. Ha ripreso il suo ruolo di infermiera nel reparto maternità all’ospedale Sainte-Felicité.
 
Quanto avvenuto alla suora francese è una delle “moltissime” segnalazioni di miracoli e grazie che mons. Oder ha detto di aver ricevuto. Riguardano, tra l’altro, coppie sterili per molti anni che ottengono il dono di un figlio, molte gravidanze portate a termine in situazioni difficili e anche molte guarigioni da tumori. Mons. Oder ha precisato di non aver scelto miracoli in questi ambiti perché “la Congregazione per le cause dei santi è molto severa nel valutare la guarigione totale dal cancro e questo avrebbe richiesto anche 8-10 anni di attesa”.
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