Card. Zen: “Solo la democrazia garantisce una società giusta”
Per la prima volta in assoluto, il vescovo di Hong Kong card. Joseph Zen Ze-kiun ha partecipato alla marcia del primo luglio per la democrazia nel Territorio, a dieci anni dalla riunificazione con la madrepatria. Un richiamo forte al governo ed alla popolazione intera, affinché scelgano la via democratica.
Hong Kong (AsiaNews) – E’ “assurdo” preferire uno stile di vita più confortevole alla democrazia, perché “solo questa, storicamente, è la soluzione ai mali della società e garantisce migliori condizioni di vita per la popolazione”. E’ la parte conclusiva del discorso pronunciato dal vescovo di Hong Kong, card. Joseph Zen Ze-kiun, alla veglia di preghiera che ha preceduto la grande marcia per la democrazia nel Territorio, che si è svolta il primo luglio scorso.
 
Il porporato ha partecipato alla manifestazione per la prima volta in assoluto, in occasione dei dieci anni dal ritorno di Hong Kong alla madrepatria. Secondo gli organizzatori, oltre 64mila persone hanno sfilato per chiedere a Pechino di rispettare i termini previsti nella piccola Costituzione del Territorio e consentire il suffragio universale.
 
Riportiamo di seguito il testo integrale del discorso (traduzione a cura di AsiaNews):
 
Il primo luglio ho preso parte all’alzabandiera mattutino ed al successivo giuramento del Capo dell’esecutivo e dei membri del Consiglio esecutivo. Ma il giorno prima non ero dell’umore giusto per partecipare alle molte attività che hanno celebrato gli ultimi dieci anni. E’ giusto celebrare il ritorno avvenuto nel 1997, perché Hong Kong appartiene alla Cina; ma questi ultimi anni meritano di essere festeggiati?
 
Dieci anni fa, mentre alcune persone davano il benvenuto al primo luglio con musiche e danze, altre promuovevano attività molto diverse. Oggi, dieci anni dopo, dobbiamo ancora manifestare per cercare di ottenere ciò che avremmo dovuto avere dieci anni fa: essere i padroni di noi stessi. La triste realtà è che “una nazione” può prevalere sopra i “due sistemi”, l’alto livello di autonomia può divenire non poi così tanto elevato, i cittadini di Hong Kong che la governano si rivolgono soltanto ad alcuni cittadini del Territorio, mentre gli altri vengono spinti all’opposizione, con un enorme spreco di energia sociale.
 
Sì, questi sono stati dieci anni non molto ordinari. Alcuni potrebbero pensare che io mi stia riferendo alla crisi finanziaria o all’epidemia di Sars, ma non è così. Altri eventi, provenienti dall’interno e creati dall’uomo, hanno fatto molti più danni:
 
-         il verdetto finale della Corte d'appello che garantisce il diritto di dimora ai figli di cittadini di Hong Kong nati nella Cina continentale è stato ribaltato da una re-interpretazione della Basic Law [la piccola Costituzione del Territorio ndr] che ha distrutto i procedimenti legali previsti nella Legge. La popolazione di Hong Kong ha scelto di credere nella statistica rovesciata che prevede la prossima invasione della nostra città da parte di 1.675.000 persone.
 
-         i bambini senza carta d’identità non hanno potuto e non possono frequentare la scuola.
 
-         la sicurezza pubblica ha impedito il diritto della popolazione di protestare.
 
-         il governo ha cercato di sopprimere molte libertà civili tramite l’introduzione di una legge anti-sovversione (il cosiddetto articolo 23)
 
-         le organizzazioni che sostengono le scuole, da tempo leali partner del governo nella gestione educativa, sono costrette a recarsi in tribunale per difendere il loro diritto a gestire le scuole, come garantito dalla Basic Law
 
-         la Basic Law permette ad Hong Kong di considerare il suffragio universale come tipologia elettiva per le consultazioni del 2007 e del 2008, che nominano il Capo dell’esecutivo ed il Consiglio legislativo, ma questo diritto è stato negato da un’interpretazione della legge e da una “decisione” del governo centrale del 2004. In quell’occasione scrivemmo per protestare: siamo stati ignorati e privati dei nostri diritti. Sappiamo come perdonare, crediamo nella preghiera, siamo pazienti e perseveriamo. Crediamo ancora che le forze vitali del principio “un Paese, due sistemi” trionferanno.
 
Quando un pacchetto di riforme costituzionali frainteso è stato bocciato dal Consiglio legislativo, siamo stati accusati di ritardare il processo democratico! Durante l’eucarestia celebrata per il ritorno alla madrepatria, dieci anni fa, ho detto: “Spero che il ritorno politico alla Cina possa portare con sé anche un ritorno alla nostra cultura tradizionale”. Guardando indietro, ora, cosa troviamo? I valori tradizionali della decenza, giustizia, onestà e rispetto hanno ceduto il passo ad una nuova cultura, che adula in maniera servile i potenti ed opprime i deboli.
 
Alcuni preferiscono anteporre un miglior tenore di vita alla democrazia. Questo è assurdo e va contro l’esperienza del mondo intero: solo la democrazia può garantire migliori condizioni di vita per la popolazione. In Hong Kong, qual è il risultato di questo impasse nella democrazia? Un peggioramento nella distanza sociale fra i ricchi ed i poveri.
 
San Giovanni, nella sua visione (Apocalisse 5 : 4), è davanti ad un libro chiuso da sette sigilli, che nessuno è in grado di aprire: il mistero della Storia. Questo fa piangere il santo. Ma a questo punto un agnello, che è stato sacrificato, arriva per aprire il libro. La morte e la resurrezione del Signore sono l’unica risposta a tutti i problemi della storia.
 
Il Vangelo di questa domenica ci presenta Cristo che va verso Gerusalemme insieme ad i suoi discepoli, per incontrare la passione e poi la morte, con i compagni impauriti che lo seguono. Lasciate che si mettano da parte i nostri sentimenti di essere soli e senza aiuto, prendete di nuovo coraggio ed unitevi alla marcia per la democrazia: possa il Signore mostrarci, alla fine del tragitto, una società più giusta e pacifica.
_MG_0071s.jpg