01/07/2021, 18.47
VATICANO - LIBANO
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​Papa: il Libano torni a essere un messaggio universale di pace e di fratellanza

Francesco al termine della Giornata con i capi delle comunità cristiane del Paese parla di un popolo che ha bisogno di “progetti di pace e non di sventura”.  I politici trovino “soluzioni urgenti e stabili alla crisi economica, sociale e politica attuale, ricordando che non c’è pace senza giustizia”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il Libano torni a essere “un messaggio universale di pace e di fratellanza”, una terra di tolleranza e di pluralismo, “un’oasi di fraternità dove religioni e confessioni differenti si incontrano, dove comunità diverse convivono anteponendo il bene comune ai vantaggi particolari”. E’ l’auspicio col quale papa Francesco conclude la Giornata di preghiera per il Libano. Nella basilica di san Pietro ci sono i capi delle comunità cristiane del Paese: cattolici, ortodossi, caldei, armeni, evangelici. E c’è il patriarca siriaco-cattolico di Antiochia, Mor Ignatius Youssef III che nella sua preghiera chiede: “Concedi, o Signore, alla tua Chiesa la tua sicurezza, la tua pace e la tua fede, giorno e notte. Allontana da essa i litigi e i dissapori, risparmiala dai colpi dell'ira, [rendici degni] di dare la pace gli uni agli altri con cuore puro”.

Sono stati insieme tutto il giorno: tre sessioni di lavoro a porte chiuse prima della preghiera conclusiva in basilica. Invocazioni e canti in tutte le lingue della regione al termine dei quali alcuni giovani hanno consegnato ai capi delle Chiese una lampada accesa come simbolo della volontà di diventare portatori della luce della pace nel mondo. Per il Libano “che porto nel cuore e che ho il desiderio di visitare”, Francesco auspica che si muova la comunità internazionale e alla Giornata di oggi segano iniziative concrete.

Pace è la parola che risuona in tutte le lingue. E’ la risposta, dice Francesco, al “grido di un intero popolo”, che ha bisogno di “progetti di pace e non di sventura”. “In questi tempi di sventura vogliamo affermare con tutte le forze che il Libano è, e deve restare, un progetto di pace”, dove “religioni e confessioni differenti si incontrano, dove comunità diverse convivono anteponendo il bene comune ai vantaggi particolari”. E’ un appello rivolto a tutte le componenti, a partire dai cittadini: “non vi scoraggiate, non perdetevi d’animo, ritrovate nelle radici della vostra storia la speranza di germogliare nuovamente”. Appello ai politici, “perché, secondo le vostre responsabilità, troviate soluzioni urgenti e stabili alla crisi economica, sociale e politica attuale, ricordando che non c’è pace senza giustizia. A voi, cari Libanesi della diaspora: perché mettiate a servizio della vostra patria le energie e le risorse migliori di cui disponete. A voi, membri della Comunità internazionale: con uno sforzo congiunto, siano poste le condizioni affinché il Paese non sprofondi, ma avvii un cammino di ripresa. Sarà un bene per tutti”.

“Crediamo – dice poi Francesco - che Dio indichi una sola via al nostro cammino: quella della pace. Assicuriamo perciò ai fratelli e alle sorelle musulmani e di altre religioni apertura e disponibilità a collaborare per edificare la fraternità e promuovere la pace”. “In tal senso, auspico che a questa giornata seguano iniziative concrete nel segno del dialogo, dell’impegno educativo e della solidarietà. Progetti di pace e non di sventura”.

“Oggi abbiamo fatto nostre le parole piene di speranza del poeta Gibran: Oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta. Alcuni giovani ci hanno appena consegnato delle lampade accese. Proprio loro, i giovani, sono lampade che ardono in quest’ora buia. Sui loro volti brilla la speranza dell’avvenire. Ricevano ascolto e attenzione, perché da loro passa la rinascita del Paese. E tutti noi, prima di intraprendere decisioni importanti, guardiamo alle speranze e ai sogni dei giovani. E guardiamo ai bambini: i loro occhi luminosi, ma rigati da troppe lacrime, scuotano le coscienze e indirizzino le scelte”.

“Altre luci risplendono sull’orizzonte del Libano: sono le donne”. “Le donne sono generatrici di vita e di speranza per tutti; siano rispettate, valorizzate e coinvolte nei processi decisionali del Libano. Parafrasando ancora il poeta, riconosciamo che per giungere all’alba non c’è altra via se non la notte. E nella notte della crisi occorre restare uniti. Insieme, attraverso l’onestà del dialogo e la sincerità delle intenzioni, si può portare luce nelle zone buie”. “Si dilegui la notte dei conflitti e risorga un’alba di speranza. Cessino le animosità, tramontino i dissidi, e il Libano torni a irradiare la luce della pace”.

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