23/11/2022, 08.59
ASIA CENTRALE
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Asia centrale: rimane stretto il bavaglio alla libertà di stampa

di Vladimir Rozanskij

In tutte le ex repubbliche sovietiche limitata l’attività dei media indipendenti. Molti siti oscurati. In Kirghizistan in atto vera e propria repressione. Le autorità difendono i propri privilegi e quelli delle elite che le sostengono. La guerra in Ucraina non aiuta.

Mosca (AsiaNews) – Crescono gli allarmi per le continue limitazioni alla libertà di stampa e di espressione nei Paesi ex-sovietici dell’Asia centrale, dove non è permesso denunciare in modo aperto la corruzione diffusa e l’inestirpabile onnipresenza delle “famiglie di potere” che controllano la vita delle società. Radio Azattyk, i cui collaboratori e corrispondenti sono sempre più perseguitati, dedica da giorni molti servizi a questo tema.

Dalla rivolta di luglio nel Karakalpakstan, regione indipendentista dell’Uzbekistan, le autorità hanno quasi silenziato il sito privato d’informazione Gazeta.uk. Il governo ha censurato tutte le notizie relative a questi scontri e alle proteste successive, sostituite con la laconica frase “materiale cancellato”. In seguito alle tante critiche degli utenti, l’esecutivo ha ripristinato alcuni materiali, ma non si sa fino a quando.

Allo stesso modo, in Turkmenistan non vi sono centri indipendenti di diffusione delle notizie, mentre negli ultimi tempi  il Kirghizistan ha visto un aumento della repressione per non disturbare le manovre statali di affermazione delle proprie pretese territoriali ed economiche. La situazione a Biškek è peggiorata da gennaio, quando le guardie degli Omon (unità speciali) si sono introdotte con la forza nell’ufficio del giornalista d’inchiesta Bolot Temirov, poi arrestato e accusato di detenzione di stupefacenti.

A ottobre le autorità kirghise hanno bloccato il conto bancario di Azattyk e il sito web locale. Motivo: i servizi sul conflitto di frontiera tra kirghisi e tagiki, che secondo il governo “hanno fomentato l’ostilità interetnica” e diffuso false informazioni, concedendo troppo spazio alle ragioni del Tagikistan, in un conflitto che ha provocato oltre 100 morti – Azattyk aveva rifiutato di eliminare i video degli scontri.

In solidarietà con la radio indipendente, diversi siti informativi si sono uniti in una giornata di protesta lo scorso 26 ottobre, escludendo ogni notizia per alcune ore e ignorando tutti i comunicati stampo del governo di Biškek per l’intera giornata. Sugli schermi è apparsa soltanto la scritta “Non ci sono novità: c’è la repressione dei mezzi d’informazione”.

Un gruppo di “dimostranti” si è introdotto nella sede di Azattyk, pretendendo la chiusura anche di Kloop e di KaktusMedia. Hanno poi minacciato di dare fuoco all’ufficio con la benzina o con “altre misure estreme”, se il Parlamento non avesse “cacciato tutti i giornalisti traditori”.

Anche in Kazakistan ci sono stati diversi episodi di superamento della “linea rossa” della libertà di stampa, con ostacoli all’accesso della sezione locale di Radio Azattyk e di altri siti come Public Eye, dopo l’uscita di notizie sugli interessi commerciali del presidente Tokaev e della sua famiglia all’estero.

Soprattutto ha fatto irritare le alte sfere kazake l’indagine sul restauro della sala-conferenze dell’Onu a Ginevra, nel periodo in cui Tokaev era un diplomatico di carriera, e guidava la sezione. Il restauro, pagato dal governo del Kazakistan, includeva anche opere dell’artista Batimu Zaurbekova, suocera del figlio di Tokaev, con strisce murali pagate centinaia di migliaia di dollari.

Nelle considerazioni generali dell’ultimo decennio l’Uzbekistan è visto come il Paese che ha compiuto il maggiore progresso nell’allargamento della libertà di stampa, ma solo perché i precedenti 25 anni del regime di Islam Karimov lo avevano mantenuto al livello infimo dei tempi sovietici.

Anche l’esecutivo di Mirziyoyev dimostra spesso di essere piuttosto suscettibile alle critiche, come nel caso del Karakalpakstan. Il sito uzbeko di Radio Ozodlik, sezione locale di Radio Svoboda, è comunque bloccato all’interno del Paese da anni.

Non fa eccezione il Tagikistan, con arresti e condanne nei confronti dei giornalisti e blogger indipendenti con accuse pretestuose, soprattutto per impedire di informare sulle sanguinose repressioni nella regione autonoma del Gorno-Badakšan da maggio in poi. L’agenzia privata Asia Pljus ha avvisato i lettori di non essere in grado di garantire un’informazione completa, a causa delle minacce delle autorità di “attività ostili alla stabilità interna del Paese”.

Il conflitto russo in Ucraina, che mette i governi centrasiatici in grave disagio nelle relazioni politiche ed economiche internazionali, non aiuta certo il rafforzamento della libertà di espressione.

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