24/11/2022, 10.16
BAHREIN
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Bahrein: resti di un ‘monastero’ cristiano sotto le rovine di una moschea

La scoperta è frutto di tre anni di lavoro di un team congiunto di archeologi locali e del Regno Unito. La struttura risalirebbe al periodo fra VI e VIII secolo, ben prima del luogo di culto musulmano che ha 300 anni. Per il direttore dei Musei e delle antichità è un “segno tangibile” della presenza cristiana, finora tramandata solo sul piano orale.

Manama (AsiaNews) - Un primo frutto “miracoloso” del viaggio apostolico di papa Francesco nel Paese, ai primi di novembre. Il risultato di un lavoro scrupoloso di un team di esperti che, come avvenuto di recente in un’isola degli Emirati Arabi Uniti (Eau), ha portato alla scoperta di un luogo di culto cristiano in una terra, quella del Golfo, dalla forte componente islamica che ha oscurato le tracce del passato. Da qualsiasi angolo la si voglia guardare, il rinvenimento di un antico “monastero” cristiano in Bahrein, a maggior ragione se emerge dalle fondamenta di una moschea in rovina, rappresenta una scoperta dal carattere eccezionale. 

Un team di archeologi ha scoperto quelli che sembrano con tutta probabilità essere parti di un monastero cristiano, o di un vescovado, emerse sotto le rovine di un’antica moschea (nella foto). Il sito sembra risalire a un periodo fra il VI e l’VIII secolo e potrebbe fornire un ulteriore elemento importante per fare chiarezza sul patrimonio cristiano [pre-islamico] dell’area e di tutto il Golfo. Da tre anni, spiega The National, un gruppo congiunto di esperti locali e del Regno Unito sta scavando sotto una moschea antica di circa 300 anni, situata all’interno di un cimitero musulmano realizzato sull’isola di Muharraq.

Salman Al-Mahari, direttore dei Musei e antichità presso l’Autorità del Bahrain per la cultura e le antichità, sottolinea che “sarà molto eccitante per il Paese scoprire prove tangibili di una presenza cristiana” risalente al primo millennio, sotto “una moschea che ha circa 300 anni”. Verso la fine dello scorso anno lo stesso team ha portato alla luce antiche reliquie cristiane, fra le quali spiccavano ceramiche smaltate con il marchio di una piccola croce e manufatti in pietra. Prima del ritrovamento della croce non vi erano altre prove fisiche del passaggio del cristianesimo sull’isola, nonostante i molti attestati storici e i nomi di alcune aree, fra cui un villaggio chiamato Dair, che significa “monastero” in arabo.

“Il cristianesimo - ha proseguito Al-Mahari - è menzionato all’interno della nostra tradizione orale, nella memoria del popolo e nella letteratura”. “Questi sono nomi di luoghi - aggiunge - che i ricercatori ritengono appartenessero al cristianesimo. Ne abbiamo letto al riguardo all’interno di fonti storiche dal V secolo, ma non abbiamo trovato nulla di tangibile prima di questo”. Ecco perché il ritrovamento del “monastero” è la “prima prova fisica nel Paese, si tratta dei primi resti archeologici legati a questo periodo”.

Ai primi del mese era emerso un antico monastero cristiano sull’isola di Al-Sinniyah, appartenente all’emirato di Umm Al-Quwain (Emirati arabi uniti) e che potrebbe risalire all’epoca precedente la diffusione dell’islam nella Penisola arabica. Nell’area sorgevano una chiesa, un refettorio, alcune cisterne per l’approvvigionamento idrico e celle individuali utilizzate dai religiosi. Al riguardo mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Eau, Oman e Yemen) ha parlato di scoperta dal “valore obiettivo” che consente di conoscere meglio la “presenza monastica cristiana”.

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