28/06/2021, 00.00
THAILANDIA
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Bangkok: Prayuth vara regole per il riconoscimento delle parrocchie

di Steve Suwannarat

Istituita una commissione con alcuni criteri per le comunità cattoliche, la maggior parte delle quali non ha al momento personalità giuridica. Sacerdote residente e la presenza di almeno 200 fedeli tra le richieste. Il portavoce della Conferenza episcopale: "La vecchia legge risaliva a 112 anni fa, quando esisteva solo la diocesi di Bangkok. Necessaria un'evoluzione".   

Bangkok (AsiaNews) - Il governo thailandese ha emesso un decreto in cui il primo ministro Prayuth Chan-ocha costituisce una commissione che potrà dare il permesso o meno di erigere una parrocchia cattolica, in modo che abbia il riconoscimento ufficiale del governo. Il provvedimento - che porta la data del 2 giugno - è stato pubblicato nei giorni scorsi. Al momento nel Paese, che conta meno di 400mila battezzati su 70 milioni di abitanti, sono pochissime le parrocchie riconosciute dalle autorità.

Chainarong Monthienvichienchai, responsabile dell’Ufficio media della Conferenza episcopale cattolica thailandese, spiega ad AsiaNews: “Per 112 anni la Chiesa in Thailandia è cresciuta e si è consolidata in base a una vecchia legge che proclamava la Missione cattolica di Bangkok come persona giuridica, concedendole l’utilizzo di terreni e scuole. Da allora, però, la Chiesa si è sviluppata senza che ci fosse un'evoluzione della sua condizione legale, che si dimostra ora necessaria”. Parole all'insegna del pragmatismo e anche di un certo ottimismo sulle possibilità che la nuova legge possa portare a maggiori certezze circa la costituzione delle parrocchie e l’erezione di nuove chiese nel Paese del Sorriso. La Thailandia attraversa una non facile transizione sociale, politica ed economica, aggravata dalla crisi pandemica che non aiuta a trovare soluzioni a questioni lasciate in sospeso da tempo.

Il testo originale (in thailandese) fissa una serie di criteri per erigere una nuova parrocchia. Deve collocarsi - si legge - in una località dove un sacerdote può stabilire la sua residenza e svolgere le sue funzioni religiose in maniera ordinaria; il sacerdote deve risiedervi; deve distare almeno 20 chilometri da altre parrocchie cattoliche; nella zona devono risiedere almeno 200 cristiani; si deve dimostrare con sufficienti ragioni che i parrocchiani di quella zona possono provvedere al suo sostentamento. Se ci sono sufficienti ragioni, la diocesi che fa richiesta può chiedere di essere esentata dai requisiti della residenza del sacerdote e del numero minimo di fedeli.

Una volta ottenuto il via libera della commissione, la proposta di realizzare la parrocchia passa al ministro della Cultura che a sua volta la presenta al Consiglio dei ministri. In caso di accordo, il titolare della Cultura preparerà il decreto ufficiale d’erezione. Il Dipartimento delle religioni preparerà ogni anno la lista di tutte le parrocchie (indirizzi, possedimenti in terreno, i sacerdoti che vi risiedono). Quanto alle parrocchie già esistenti, ma non riconosciute, le diocesi dovranno presentare la richiesta di riconoscimento entro due anni dall'approvazione del decreto.  

L'iter piuttosto complesso e i vincoli imposti hanno suscitato pareri diversi, ma l'auspicio è che questa novità possa garantire maggiormente le necessità della comunità cattolica. Lo stesso Chainarong sottolinea come “lo sviluppo della Chiesa ha portato a costituire nuove diocesi, a costruire nuovi edifici religiosi, a incrementare l’estensione dei terreni utilizzati e a dar vita a oltre 300 iniziative educative, senza che però a molte istituzioni sia stata concessa la proprietà legale dei beni e delle opere". Egli spiega che la legge in vigore era stata scritta in un tempo ormai lontano: "Non può stupire che serva un provvedimento aggiornato, con il quale si prende atto della situazione e si forniscono maggiori certezze e garanzie per il futuro".

Chainarong fa notare infine che occorre un tempo molto lungo perché i governi arrivino ad applicare nuove leggi: "Ancor più quando, come in questo caso, è necessario includere questioni all’apparenza minori, ma comunque importanti che costringono a negoziati prolungati tra i rappresentanti del governo e della Conferenza episcopale”.

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