09/06/2022, 12.07
LIBANO - ISRAELE
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Beirut chiede l’intervento Usa nella contesa con Israele sui confini marittimi

di Fady Noun

A rilanciare la questione l’ingresso nell’area della piattaforma Energean Power, che dovrà avviare le operazioni di esplorazione di gas per conto degli israeliani. Atteso l’arrivo per la prossima settimana dell’inviato statunitense Amos Hochstein. Sulla questione dei confini Hezbollah lascia campo libero allo Stato. In gioco le rispettive zone economiche esclusive. 

 

Beirut (AsiaNews) - Rimasta per mesi in uno stato di latenza, relegata ai margini delle grandi questioni regionali, la controversia riguardante la delimitazione del confine marittimo fra Libano e Israele - oggetto di negoziati indiretti sotto l’egida di Onu e Stati Uniti - è riemersa prepotente. A rilanciare il tema è stato l’arrivo nella regione della nave piattaforma Energean Power, chiamata ad avviare l’estrazione di gas nel giacimento naturale di Karish per conto di Israele. In linea di massima, la nave dovrebbe iniziare le operazioni di estrazione a partire dal terzo trimestre del 2022.

Su invito delle autorità libanesi l’inviato Usa Amos Hochstein, responsabile della conduzione dei negoziati, è stato richiamato in tutta fretta a Beirut dove è atteso per l’inizio della settimana prossima. Secondo fonti statunitensi rilanciate dalla stampa, Hochstein aveva sospeso i negoziati nell’ottobre scorso giudicando la parte libanese ancora indecisa in merito alla delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive (Zee) di Libano e Israele.

A qualche giorno dall’arrivo di Hochstein, il dossier relativo alla delimitazione delle Zee si presenta nel modo seguente: la linea 1, che avvantaggia totalmente Israele e che è frutto di un errore di calcolo che risale ai primi anni 2000 (una linea peraltro totalmente abbandonata); la linea 23, adottata ufficialmente nel 2011 dal governo Mikati, dietro approvazione di un decreto (il 6433), che accordo al Libano 860 kmq in più rispetto alla versione 1, ma che è al tempo stesso contestata da Israele; vi è poi la linea Hoff, mutuata dal nome del negoziatore americano, che concede al Libano il 60% degli 860 kmq che rientrano nella zona contestata da Israele; infine, la linea 29, prospettata nel 2022, che assegna al Libano 1.430 kmq, al posto degli 860 kmq della linea 23.

Una fonte vicina alla presidenza della Repubblica a Baabda riferisce che “il Libano è andato avanti sul dossier, mettendo da parte la linea 23, ma non ha ancora riconosciuto ufficialmente la linea 29”, atteggiamento che gli vale i duri attacchi dei suoi avversari. Questo riconoscimento passa infatti attraverso un emendamento del decreto 6433 e la sua consegna alle Nazioni Unite. Per il momento, il Libano non ha ancora firmato questo emendamento, accontentandosi di inviare una lettera ufficiale al Consiglio di sicurezza Onu in materia, un approccio che in termini di diritto non è sufficiente e non basta agli occhi delle Nazioni Unite. A Baabda ci si rende sempre più conto che le rivendicazioni relative a una parte del giacimento di Karich, attraverso l’adozione della linea 29, metterebbe il Libano in una posizione di confronto diretto con Israele e finirebbe per paralizzare i negoziati per un periodo indefinito. Il tutto contando anche sul fatto che il Libano faccia affidamento sulle proprie risorse di gas, per uscire dall’impasse finanziaria in cui è precipitato. 

Messi di fronte al fatto compiuto per l’arrivo della piattaforma, il capo dello Stato e il primo ministro in carica hanno assunto l’iniziativa e fatto sapere, attraverso un comunicato congiunto, che tutte le opere “di esplorazione, di perforazione o di estrazione effettuate da Israele nelle aree contese costituiscono una provocazione e un atto di aggressione”. Tuttavia la “tendenza”, spiega a L’Orient-Le Jour (LOJ) la giornalista Scarlett Haddad, vicina a Baabda, “è di privilegiare i colloqui e, per la prima volta, tutte le parti li invocano”.

Mentre si apprestava a raggiungere il sito del giacimento di gas di Karich, rivendicato da Israele, la nave Energean Power non si è avvicinata alla linea 29 rivendicata da una parte dei libanesi come limite meridionale della propria zona esclusiva”. Inoltre, la giornalista rivela che i responsabili dell’imbarcazione si sono premuniti di “farlo sapere alle autorità libanesi, attraverso dei canali riservati usando grande discrezione”. “Allo stesso modo - aggiunge - il partner principale della società proprietaria del mezzo, la grande azienda Usa Halliburton, ha avviato contatti per scongiurare qualsiasi possibilità di confronto (e scontro) tra Libano e Israele”. 

Da parte sua Hezbollah ha fatto sapere attraverso numerosi canali pubblici o riservati che resta al coperto facendo muovere lo Stato libanese in questa storia, precisa ancora la fonte sopracitata. Perché è sola responsabilità dello Stato quella di delimitare le frontiere del Paese, e solo quando queste linee saranno tracciate allora il partito sciita riterrà “proprio dovere” proteggere i confini. Ma fino ad allora, non intende esprimere alcun parere o posizione su questa vicenda, come non intende nemmeno partecipare a negoziati indiretti tra Libano e Israele.

Una fonte indipendente afferma che la questione delle risorse energetiche, e delle fonti di gas nel Medio oriente, è destinata a diventare di una attualità drammatica in una fase storica dominata dalla guerra in Ucraina e dai bisogni in tema di energia, soprattutto da parte dell’Europa. “Le prospettive - affermano gli esperti - sono favorevoli per uno sfruttamento sereno del gas”. Da parte sua, il ministro israeliano dell’Energia Karin Elharrar, interpellato dall’agenzia Reuters, ha sottolineato nei giorni scorsi che le rivendicazioni libanesi sono “molto lontane dalla realtà dei fatti”. E alla domanda sulla prospettiva di una possibile escalation, Karin Elharrar ha detto: “Non ci siamo affatto. In realtà, il divario (tra retorica e realtà) è tale che non credo finirebbero per passare all’azione. Israele - ha aggiunto - si sta preparando (e) invito tutti a non cercare di sorprendere Israele” con mosse avventate. 

Sullo sfondo gli Stati Uniti, che per ora non hanno voluto rilasciare commenti ufficiali sulla situazione nell’immediato, rimanendo dietro le quinte. 

(Nella foto la nave Energean che attraversa il canale di Suez)

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