04/03/2021, 08.50
LIBANO
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Caldei con il patriarca Raï per una conferenza internazionale sul Libano

di Fady Noun

I vescovi maroniti attaccano il “cocente fallimento” della classe politica e dirigente del Paese. Rilanciata la proposta del card. Raï per un summit sotto l’egida dell’Onu. Le rivalità partigiane rischiano di condurre a una divisione.

Beirut (AsiaNews) - I vescovi maroniti tornano ad attaccare quello che definiscono un “cocente fallimento” della classe politica e dirigente. Per i prelati le manifestazioni degli ultimi giorni, in risposta al crollo della moneta locale e alla crescente inflazione, mostrano una volta di più la portata del dramma economico e finanziario nel quale è piombata la nazione. Essi rilanciano l’importanza della proposta lanciata dal patriarca, il card. Beshara Raï, che chiede una conferenza internazionale sotto l’egida Onu.
Una proposta che trova il sostegno dei caldei, come spiega in questa analisi l’esperto di AsiaNews. 

Il Consiglio superiore della comunità caldea in Libano ha pubblicato un comunicato di sostegno alle posizioni proclamate dal patriarca maronita lo scorso 27 febbraio, nel corso dell’ultima assemblea dei vescovi a Bkerké. Riuniti sotto la presidenza di mons. Michel Kassarji, alla presenza di mons. Antoine Hakim, di mons. Raphael Traboulsi, vicario episcopale e dei membri del Consiglio superiore, il comunicato si rallegra per “il principio di neutralità libanese” come ribadito a Bkerké, e “come lo definiscono le scienze politiche”. 

Il Consiglio caldeo ha inoltre ricordato che le conferenze internazionali sul Libano non sono certo una novità dell’ultim’ora, ma risalgono al 1848, oltre cent’anni prima dell’indipendenza del Paese nel 1943. I partecipanti stimano anche che “la situazione del Paese, le rivalità partigiane e le divisioni confessionali sono un malaugurio, e che potrebbero condurre a una divisione o a una federazione del Libano, una volta terminati tutte le possibili opzioni a causa dell’ostinazione della classe dirigente”.

Pertanto, l’assise invoca “lo svolgimento di una conferenza nazionale che riunisca tutte le fazioni, comunità e componenti del Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di trovare una soluzione alla crisi in Libano e preservarne l’entità, l’identità e la Costituzione nazionale”.

A sostegno di questa richiesta, il Consiglio superiore caldeo ricorda che papa Francesco ha riconosciuto nel suo ultimo discorso ai membri del corpo diplomatico accreditati in Vaticano “il ruolo pionieristico del Libano e la necessità di preservarne l’identità e la specificità”. E aggiunge: “Il Consiglio superiore caldeo non si aspetta che i problemi attuali vengano risolti senza iniziative internazionali […] suscettibili di concretizzarsi sotto forma di una conferenza internazionale che affronti la questione della nostra patria, come accadde nel 1848 con la Conferenza di Vienna (i due Caïmacamats), nel 1861 alla Conferenza di Beirut (adozione del sistema Moutasarrifiya), nel 1919 (alla Conferenza di pace a Parigi), così come alla conferenza di Riyadh e del Cairo che ha approfondito la questione dell’invio di forze deterrenti in Libano (nel 1976); e ancora, la Conferenza di Ginevra del 1983, per cercare di risolvere la crisi libanese, senza dimenticare la Conferenza di Losanna nel 1984 e l’Accordo di Taëf del 1989”.

Anche se si terrà sotto il patrocinio delle Nazioni Unite, conclude il comunicato dei caldei, questa conferenza dovrebbe comunque essere collocata “sotto l’ombrello del patriarcato maronita, che ha sempre saputo alzare la voce quando il Paese si allontanava dalla retta via”. 

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