02/10/2015, 00.00
BANGLADESH
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Catechista bangladeshi: Da 46 anni porto Gesù nei villaggi tribali santal

di Sumon Corraya
Lawrance Murmu, 67 anni, serve la diocesi di Rajshahi. Ha iniziato a predicare in luoghi remoti durante la guerra d’indipendenza dal Pakistan: “Non parlo mai subito di Gesù. Prima devo diventare amico delle persone”. In 50 anni, grazie ai catechisti il tasso di istruzione dei santal è cresciuto dal 3 al 75%: “L’80% di loro chiede il battesimo, ma poi la Chiesa non li deve abbandonare”.

Rajshahi (AsiaNews) – Durante la guerra di indipedenza dal Pakistan (1971), “io e il padre del Pime Manchar abbiamo salvato molte vite, donando un riparo in chiesa alle persone che fuggivano dall’esercito pakistano”. Lawrence Murmu, cattolico 67enne di etnia santal, ricorda così alcuni episodi della sua lunga carriera da catechista. “Io non volevo diventare catechista – racconta – volevo studiare all’università ma i miei genitori non potevano permettersi la retta e così ho fatto un corso per diventare catechista, e da quel giorno lo sono sempre stato”.

Lawrence lavora nella diocesi di Rajshahi, città bagnata dal Gange al confine occidentale con l’India. L’inizio della sua missione non è stato semplice: “Quando ho iniziato a predicare il messaggio di Dio – ricorda Lawrence – mi sono reso conto di non essere un bravo catechista, perché quello da cui avevo imparato era anziano e capace, mentre io mi vergognavo e volevo abbandonare la professione. Non ero bravo come lui a cantare gli inni, ma ho continuato a provare e alla fine nel mio cuore ha vinto la fede”.

La sua attività di catechista consiste in lezioni “da 40 minuti, la sera, perché le persone a cui insegno sono molto povere e stanchissime dopo una giornata di lavoro”. Durante i 46 anni di attività, Lawrence è stato mandato in diverse parrocchie, anche in luoghi dove nessun ha mai sentito parlare di Gesù: “Io non parlo mai subito di Gesù Cristo a queste persone – spiega l’uomo – ma quando entro in un villaggio nuovo provo a mescolarmi con la gente per costruire un’amicizia con loro. Costruisco relazioni sane con i capi del villaggio: discutiamo insieme dei problemi socio-economici, do consigli per superare le difficoltà. Li spingo a creare cooperative di microcredito per aiutarsi. Dialogo con fedi diverse, li incoraggio sui temi dell’educazione e della consapevolezza sociale. Solo dopo inizio a comunicare il messaggio di Dio”.

Nella diocesi di Rajshahi – che quest’anno festeggia 25 anni dalla fondazione – servono circa 300 catechisti, di cui 23 (tra cui Lawrence) a tempo pieno. Sono tenuti in grande considerazione dai locali: “I catechisti in questa zona – afferma Lawrence – hanno un ruolo vitale per portare nuovi fedeli e fondare nuove parrocchie alla Chiesa. Questo perché i sacerdoti non posso andare nelle zone remote di frequente, mentre noi passiamo la nostra vita nei villaggi lontani”.

L’operato dei catechisti ha portato buoni frutti, soprattutto fra i tribali santal: “Grazie al nostro impegno nell’educazione abbiamo aumentato il tasso d’istruzione dal 3 al 75% in 46 anni. Inoltre, l’80% dei santal chiede il battesimo. Anche se vengono battezzate, però, queste persone hanno bisogno di una costante cura pastorale per non smarrirsi. Su questo la Chiesa deve intervenire presto”.

Per il suo lavoro, Lawrence ha anche rischiato la vita: “Una notte mi sono trovato davanti diversi rapinatori. Quella notte un uomo è stato ucciso ma io sono riuscito a scappare; penso che Dio onnipotente mi abbia salvato”.

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