21/09/2022, 08.54
TAGIKISTAN-KIRGHIZISTAN
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Confini incerti dietro alla guerra ‘infinita’ tra kirghisi e tagiki

di Vladimir Rozanskij

I due Paesi hanno quasi 1.000 km di frontiera ancora non riconosciuti del tutto. Scambio di accuse tra le parti. Almeno 100 le vittime; ora è in vigore un cessate il fuoco. Più di 150 scontri in 10 anni. Si tenta di rilanciare una commissione congiunta per la determinazione dei confini.

Mosca (AsiaNews) – È lutto nazionale in Kirghizistan, per commemorare i caduti degli scontri tra il 14 e il 17 alla frontiera con il Tagikistan. Il problema si trascina ormai da anni, eredità delle confusioni di epoca sovietica e delle ostilità ancestrali tra un popolo di origine mongola (i kirghisi) di fronte a uno di origine iranica (i tagiki), in una regione abitata da altri popoli turanici. Si accumulano fattori etnici, economici, politici e culturali che complicano la gestione di ogni zona geografica contesa, lungo i quasi 1.000 chilometri di confine ancora non riconosciuti del tutto da entrambi i Paesi.

Più che un attacco programmato dell’una o dell’altra parte, nei giorni scorsi si è verificata un’improvvisa sparatoria, degenerata in uno scontro in tutta l’area delle vallate che si snodano nella zona di frontiera, dove è impossibile distinguere le aree di competenza dell’uno o dell’altro Stato, soprattutto per quanto riguarda le strade e le risorse idriche. Sulle dispute influiscono anche molti micro-conflitti locali tra gruppi tribali e familiari, che spesso sono legati a fenomeni di contrabbando, e le responsabilità si scaricano sempre e reciprocamente sulla parte avversa.

Il capo dei servizi speciali del Kirghizistan, Kamčibek Tašiev, ha chiesto perdono ai genitori dei giovani soldati rimasti uccisi: “Voi ce li avete dati per servire la Patria, per me erano quasi figli miei… abbiamo perso dei veri eroi, mi inchino al loro coraggio”. Anche l’ex presidente Sooronbai Žeenbekov si è unito al cordoglio pubblico.

Biškek ha informato di 59 vittime, 140 feriti e 140mila persone evacuate dalla zona degli scontri, accusando i tagiki di “azione pianificata di aggressione a vasto raggio”. Tutto ha avuto origine il 14 settembre da uno scambio di colpi sul punto di frontiera Kekh, vicino alla città tagika di Isfar. Il capo del Consiglio kirghiso di sicurezza, Marat Imankulov, ha detto di “essere pronto a dimostrare alla comunità internazionale la premeditazione dell’assalto tagiko” con materiali foto e video.

Il vice ministro degli Esteri del Tagikistan, Sodik Imomi, ha dichiarato a sua volta la perdita di 41 soldati “come risultato dell’aggressione del Kirghizistan” in vari centri abitati il 16 settembre, senza chiarire quanti civili siano rimasti coinvolti o uccisi, ma aggiungendo che diversi feriti versano in condizioni molto gravi.

Nelle accuse ai kirghisi si parla di “crimini contro l’umanità”, con violente sparatorie contro le case dei civili, in cui sarebbe stata sterminata una famiglia con bambini e una donna incinta, e anche contro le ambulanze e gli uffici dell’amministrazione locale. Il portale Eurasianet ha peraltro diffuso dei video che non confermano le accuse da parte del Tagikistan, “dove l’informazione subisce forti repressioni statali”. Alcuni soldati tagiki avrebbero effettuato i filmati, che mostrano un attacco diretto agli obiettivi kirghisi, non una difesa del territorio nazionale.

La zona più colpita sembra essere comunque la città kirghiza e il circondario di Batken, con il proprio aeroporto, dove si sarebbe concentrato l’assalto dell’esercito tagiko. Il primo ministro di Biškek, Akylbek Žaparov, ha denunciato la distruzione nella zona di 282 obiettivi, caserme militari e abitazioni civili, strutture di mercati e negozi, e anche nove scuole e tre asili. Tutte le scuole della zona hanno interrotto le attività didattiche, e molte persone sono state evacuate. Il presidente ha già firmato un decreto per le “misure immediate e straordinarie di ricostruzione delle unità territoriali delle regioni di Batken e di Oš”.

Il 16 settembre si sono incontrati al summit di Samarcanda i due presidenti: il kirghizo Sadyr Žaparov e il tagiko Emomali Rakhmon. Si sono accordati per il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe che nel frattempo si erano ammassate sui due lati del confine. Sul posto si attiverà una commissione congiunta con Tašiev e il suo omologo tagiko Saimumin Yatimov per chiarire tutti i dettagli del conflitto.

Sarà rilanciata anche l’attività della Commissione intergovernativa per la determinazione delle frontiere, faticosamente approvata già da diversi mesi. I conflitti armati su questi incerti confini hanno già superato i 150 episodi negli ultimi 10 anni, e anche il Comitato internazionale della Croce Rossa ha rivolto un appello alle dirigenze dei due Paesi, affinché non vengano più coinvolti i civili pacifici in questi scontri.

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