07/03/2015, 00.00
IRAQ
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Continua l’offensiva dell’esercito irakeno contro lo Stato islamico, liberata al-Baghdadi

Le forze di sicurezza hanno cacciato i miliziani dalla cittadina della provincia di Anbar, a soli 8 km da una base statunitense. In precedenza la coalizione a guida Usa aveva sferrato attacchi aerei “precisi ed efficaci”. Ancora condanna e sgomento per le devastazioni dei jihadisti a Nimrud, uno dei più importanti siti archeologici del Paese.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Le forze di sicurezza irakene hanno cacciato i miliziani dello Stato islamico dalla cittadina occidentale di al-Baghdadi, provincia di Anbar, da settimane teatro di un'offensiva lanciata dai jihadisti nella loro marcia di avvicinamento alla capitale. La conferma arriva da fonti dell'esercito degli Stati Uniti che, a soli 8 km dalla cittadina, controllano una base militare che ospita centinaia di soldati americani impegnati nell'addestramento di truppe irakene. Le forze di sicurezza di Baghdad hanno fatto irruzione nella cittadina, dopo una serie di raid aerei della coalizione internazionale guidata da Washington risultati "precisi ed efficaci". 

Nelle ultime settimane l'esercito irakeno starebbe recuperando terreno nei confronti delle milizie dello Stato islamico, che controllano da mesi Mosul - seconda città per importanza del Paese - e gran parte di territori nell'ovest. Al momento è in corso una offensiva per riconquistare Tikrit, città natale dell'ex raìs Saddam Hussein, situata a metà strada fra la stessa Mosul e Baghdad. 

L'operazione coinvolge almeno 30mila soldati irakeni e milizie sciite. Dalle informazioni fornite dal comando militare, i soldati avrebbero fatto irruzione nel quartiere di al-Dour, periferia sud di Tikrit, "liberato" dalla presenza islamista. Tuttavia, non vi sono conferme di una pulizia completa della città e l'uso massiccio di esplosivi da parte dello Stato islamico avrebbe rallentato l'avanzata. 

Analisti ed esperti di vicende militari spiegano che la conquista di al-Baghdadi è strategica per la liberazione di altre zone della provincia di Anbar, nelle mani degli islamisti. Una avanzata che non ha però scongiurato la distruzione dell'antica cittadina di Nimrud, considerato uno dei più importanti siti archeologici del Paese. Hanno sollevato sgomento e indignazione le immagini della distruzione mediante bulldozer di un gioiello archeologico del 13mo secolo avanti Cristo, ora distrutto dalla follia iconoclasta dello SI. 

La barbarie compiuta dai jihadisti contro un patrimonio dell'umanità è stato condannato dalla comunità internazionale e dall'Unesco, l'agenzia Onu per l'educazione, la scienza e la cultura. Nel Paese è in atto una "sistematica" devastazione di beni e reperti, col pretesto di colpire "i falsi idoli". In realtà gli islamisti non compiono solo distruzioni, ma spesso trafugano beni e patrimoni da rivendere al mercato nero e raccogliere i soldi necessari a finanziare la guerra, come ha raccontato ad AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo (nella vicina Siria) mons. mons. Georges Abou Khazen.

Infine, questa mattina una banda di uomini armati ha sequestrato 31 cittadini di religione musulmana sciita, che abitavano nel sobborgo nord-orientale di Sadr City, a Baghdad. Dalle prime ricostruzioni emerge che dietro il radi vi siano alcune milizie sciite, che colpiscono - con sequestri e omicidi - quanti sono dediti ad attività vietate dall'islam, come la vendita di alcolici e la prostituzione.  

 

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