21/08/2020, 12.18
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Covid-19, Banca mondiale: 100 milioni di persone di nuovo in ‘estrema povertà’

Gli esperti rivedono al rialzo le stime: dagli iniziali 60 milioni, la pandemia potrebbe ora colpire in modo grave fra 70 e 100 milioni. E il dato può “crescere ancora di più” se l’emergenza persiste. Per questo è “imperativo” per i creditori ridurre il debito dei Paesi poveri. Pronti 160 miliardi in finanziamenti a 100 nazioni entro giugno 2021.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - La pandemia di nuovo coronavirus potrebbe aver riportato fino a 100 milioni di persone al di sotto della soglia di estrema povertà. È quanto ha sottolineato ieri il presidente della Banca mondiale David Malpass, mentre cresce al contempo il dato relativo alla disoccupazione, soprattutto fra i giovani, come confermano gli esperti dell’Organizzazione internazionale del lavoro e della Banca asiatica per lo sviluppo. 

In passato gli analisti dell’ente con sede a Washington avevano stimato sui 60 milioni il dato relativo ai nuovi poveri. La diffusione inarrestabile dell’emergenza Covid-19 e le conseguenze sul piano economico hanno spinto gli esperti a rivedere le stime, tanto che oggi sono fra i 70 e i 100 milioni gli individui che potrebbero cadere in uno stato di “estrema povertà”. E il dato, avvertono, potrebbe “crescere ancora di più” se la pandemia persiste in futuro. 

La situazione attuale rende “imperativo” per i creditori la riduzione del debito verso i Paesi poveri e a rischio, andando ben oltre il solo impegno di sospendere i pagamenti sottolinea Malpass in una intervista all’Afp. Inoltre, sempre più nazioni saranno obbligate a “ristrutturare” il loro debito. “Le vulnerabilità legate al debito - avverte il presidente della Banca mondiale - sono alte” e vi è l’imperativo “sostanziale” di trovare “nuovi investitori”. 

La Banca mondiale intende stanziare 160 miliardi di dollari in finanziamenti a 100 nazioni entro il giugno 2021, per garantire una risposta immediata all’emergenza. Ciononostante, il dato relativo all’estrema povertà - fissato al di sotto della soglia di 1,9 dollari al giorno - è in continua crescita. Secondo Malpass il deterioramento è legato a una combinazione di fattori, che vanno dalla perdita inarrestabile di posti di lavoro durante la pandemia, fino alla crisi della catena alimentare che ha reso sempre più difficile l’accesso al cibo. Maggiore è il tempo di durata della crisi, aggiunge il presidente, più grande sarà il numero di persone he torneranno in condizioni di “estrema povertà”.

Carmen Reinhart, neo-capo economista della Banca mondiale, ha definito la crisi economica una “depressione pandemica”. Malpass sembra meno preoccupato della definizione terminologica, affermando che “possiamo iniziare a chiamarla depressione”, ma l’obiettivo resta quello di “aiutare i Paesi a essere resilienti” invertendo la rotta e andando “dall’altro lato della sponda”.

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