19/06/2013, 00.00
PALESTINA
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Gaza, Hamas impone l'islamizzazione delle scuole. A rischio gli istituti cattolici

Da settembre saranno vietate le classi miste, per gli studenti di età superiore ai 10 anni. Anche gli insegnanti saranno rigidamente divisi secondo i sessi, per non violare la sharia. Finora la Chiesa gestisce tre scuole per un totale di quasi mille studenti, in maggioranza musulmani. Vescovo di Gerusalemme: "Abbiamo due alternative: fare pressioni sul governo o chiudere".

Gaza (AsiaNews) - Le scuole cattoliche della Striscia di Gaza rischiano la chiusura. Il governo di Hamas sta varando una legge per impedire la presenza di scuole "non islamiche" all'interno del loro territorio e quelle che non si adeguano ai canoni stabiliti, come ad esempio la rigida separazione fra i sessi, saranno chiuse. Al momento sono tre gli istituti cattolici presenti nella Striscia: la scuola del Patriarcato Latino, con circa 370 studenti; l'istituto gestito dalle suore della Sacra famiglia, con 650 alunni; la scuola delle Suore del Santo Rosario con circa 100 ragazzi. La maggior parte degli iscritti è di religione musulmana. Il decreto varato dalle autorità di Hamas entrerà in vigore in settembre in concomitanza con il nuovo anno scolastico. In queste settimane mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha espresso in più di un'occasione il desiderio discutere la questione con Ismail Haniya, primo ministro di Gaza. Tuttavia, per ora non vi sono colloqui in vista.

Intervistato da AsiaNews, mons. William Shomali, vicario patriarcale di Gerusalemme, sostiene che ormai il territorio di Gaza sta subendo una veloce islamizzazione: "Gli islamisti di Hamas vogliono controllare l'educazione e dividere gli istituti che ospitano i giovani con più di dieci anni secondo la separazione dei sessi". Il prelato spiega che in questi anni la Chiesa ha ovviato al problema dividendo le aule fra alunni maschi e femmine, con i i primi nella parte posteriore della stanza. Tuttavia, in questa occasione il governo ha rifiutato qualsiasi soluzione alternativa, imponendo la rigida divisione anche per gli insegnanti.

Secondo mons. Shomali, tale provvedimento ha interrotto la creazione di altre tre istituti cattolici, in programma da diversi anni. Adeguarsi alla normativa significa investire diverse migliaia di dollari, ma la Chiesa locale non dispone di tali risorse. "Ora - spiega - abbiamo due alternative: o tentare di far pressioni sul governo di Hamas per smorzare il decreto, oppure chiudere i nostri istituti, dandoli in gestione alle autorità di Gaza". Il vescovo afferma che "le scuole sono molto apprezzate dai musulmani che, grazie alla preparazione offerta, vedono i loro figli in grado di entrare  all'università. Tuttavia il governo non sostiene i nostri progetti, anzi li ostacola: a fine anno i nostri istituti, in gran parte gratuiti, sono sempre in deficit". (S.C.)

 

 

 

 

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