01/02/2016, 11.04
GIAPPONE
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Giappone, Amazon “affitta” monaci buddisti on-line

Il colosso dell’e-commerce ha aperto a Minrevi, società nipponica che propone una “consegna a domicilio” di religiosi buddisti. Questi offrono i rituali tipici – soprattutto funerali – a prezzi inferiori rispetto a quelli dei luoghi di culto tradizionale. L’Associazione buddista nazionale critica, ma diversi monaci si sono già iscritti.

Tokyo (AsiaNews) – Un monaco buddista a domicilio, con tariffa fissata e prepagata, per celebrare funerali, benedire nuove imprese o nascituri. È quanto offre “Obo-san bin”, che si traduce “Consegna del signor monaco”, un servizio offerto dalla società online Minrevi e rilanciato da Amazon ai fedeli di tutto il Giappone. Con 35mila yen (circa 260 euro) si prenota il monaco e gli si pagano spese di viaggio e donazione. Un funerale medio, chiesto a un tempio di piccole dimensioni, può arrivare a costare decine di volte di più.

Akisato Saito, direttore dell’Associazione giapponese buddista, critica l’iniziativa: “Una cosa del genere non avviene da nessun altra parte. Dobbiamo dire di essere scontenti del modo in cui Amazon tratta le religioni”. Da parte sua, il colosso dell’e-commerce statunitense chiarisce di non avere “nulla a che fare” con il prodotto, e sottolinea di aver soltanto ospitato la Minrevi. La quale si dice “molto soddisfatta” dell’aumento del giro di affari ottenuto grazie alla vetrina internazionale.

Di fatto, moltissimi giapponesi sembrano gradire il servizio. Un servizio in memoria di un defunto all’interno di un tempio – in tutto e per tutto simile a quello offerto dalla “Obi-san bin” – costa circa 100mila yen. I funerali sono molto più costosi, e per la maggior parte dei fedeli il prezzo richiesto dai monasteri e dai templi è “eccessivo e inspiegabile”. È un fatto che moltissimi templi buddisti (circa 75mila in tutto il Paese) siano in declino e non abbiano più contatti con le comunità locali.

Jumpei Masano, portavoce della Minrevi, stempera le accuse di lucrare sulle religioni: “Moltissime persone non conoscono proprio i templi della loro zona e non hanno idea di come si organizzino i rituali buddisti. Allo stesso tempo, sono numerosissimi i monaci che non riescono più a sopravvivere legati ai luoghi di culto, sempre meno frequentati. Abbiamo messo insieme le due necessità e creato un buon servizio”. Di fatto, nelle ultime settimane oltre 100 religiosi si sono iscritti sul sito per mettere a disposizione i propri servizi.

La questione ha riaperto il dibattito sul declino del senso religioso del Giappone. Hanyu Kakubo, segretario addetto alle pubbliche relazioni dell’Associazione buddista, ammette: “Comprendiamo le critiche che ci vengono mosse e le prendiamo sul serio. Queste novità ci spingono ancora di più a chiederci come possiamo cambiare”. 

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