Guerra dello yuan, il G20 non si schiera
Seoul (AsiaNews/Agenzie) – I ministri economici delle 20 nazioni più sviluppate al mondo non intervengono nella furiosa “guerra dello yuan” che sta dividendo Stati Uniti e Cina e rinviano all’incontro dei capi di Stato e di governo del gruppo – previsto per il prossimo mese in Corea – qualunque decisione sull’indebolimento delle valute.
Lo scorso 23 ottobre, riuniti a Gyeongju, i governatori delle Banche centrali e i ministri delle Finanze hanno lanciato la “svalutazione competitiva” delle valute, un concetto che predica una più prudente politica valutaria internazionale che non colpisca in maniera invasiva il mercato delle esportazioni. Ma, evitando ogni azione coercitiva, la riunione non ha di fatto smosso la situazione: il dollaro continua a calare e lo yuan a crescere.
Mansoor Mohiuddin, capo analista della Ubs di Singapore, spiega: “Con questo modo di fare le tensioni potranno ridursi, ma soltanto sul breve termine. Sul lungo periodo continueranno gli squilibri delle bilance commerciali”. In effetti, secondo il tecnico, il dollaro dovrebbe arrivare a costare entro la fine dell’anno 6,55 yuan: un aumento inferiore al 2%: “L’attenzione si sposterà ora alla riunione della statunitense Federal Reserve”.
Il riferimento è all’incontro del massimo organismo valutario Usa, che deve decidere la prossima settimana quanto investire sulla propria moneta. In caso di investimento massiccio si prevede un’impennata del mercato valutario, che dovrebbe spingere Pechino a rivedere al rialzo il prezzo dello yuan. Una decisione in tal senso è stata però già criticata dal G20.
Secondo il ministro tedesco dell’Economia Rainer Bruederle, infatti, “aggiungere liquidità per prevenire o risolvere i problemi è una mossa sbagliata. Creare moneta in maniera eccessiva e permanente non farà altro che manipolare, seppur indirettamente, il mercato”.
Della questione, comunque , si devono occupare principalmente Pechino e Washington. Timothy Geithner, il ministro del Tesoro dell’amministrazione Obama, si è fermato in Asia e da Seoul si è spostato ieri a Qingdao, in Cina, dove incontra oggi il vice primo ministro Wang Qishan. Geithner si è detto ottimista: “Credo che Pechino continuerà a muoversi sulla questione dello yuan”.




