28/01/2016, 12.19
INDIA
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Guwahati: i giovani religiosi “conoscano i poveri, cuore della missione”

L’arcivescovo di Guwahati mons. Moolachira spiega l’obiettivo dell’annuale periodo di formazione per i giovani allievi cattolici. Aspiranti sacerdoti e suore, novizi e postulanti visitano i villaggi della diocesi per portare aiuto a consolare le famiglie. L’evento nasce da una “idea di mezzanotte” di mons. Thomas Menamparampil. Quest’anno è l’ottava edizione, hanno partecipato oltre 600 persone.

Guwahati (AsiaNews) – I giovani religiosi indiani “non devono credere che si può essere missionari solo nelle istituzioni o nei movimenti. È nei villaggi in cui vivono le persone che essi sono chiamati a servire, allo stesso modo in cui Gesù mandava i discepoli tra la popolazione”. Lo dice ad AsiaNews mons. John Moolachira, arcivescovo di Guwahati (nello Stato di Assam), a proposito dell’obiettivo del periodo di formazione per i giovani allievi – seminaristi, suore, postulanti, novizi – che la diocesi organizza ogni anno nei villaggi del tuo territorio. “Chi intraprende il percorso di vocazione – aggiunge – prima di tutto deve avere a cuore l’interesse e i bisogni della sua gente. Stare a contatto con i poveri, i malati e le loro famiglie, capire le loro necessità quotidiane e farli sentire amati. Queste occasioni di formazione servono a rinnovare la loro scelta sacerdotale e soddisfare la loro fame spirituale e psichica”.

L’iniziativa è giunta quest’anno all’ottava edizione. Nasce da una “idea di mezzanotte” del precedente arcivescovo, mons. Thomas Menamparampil, attuale amministratore apostolico di Jowai. Egli infatti aveva dichiarato che “le idee devono entrare in azione, anche in un contesto di rabbia, dovuto a eventi tragici, ingiustizia, fame o povertà”.

Da quella prima intuizione, oggi questo periodo di formazione dura una settimana e raccoglie centinaia di persone. Quest’anno hanno partecipato oltre 600 giovani cattolici, seguiti da un gruppo di missionari veterani, assistenti sociali e sanitari. Tutti insieme, allievi e accompagnatori, vengono ospitati in alcune semplici stanze all’interno della diocesi, dove dormono con quello che si portano da casa. Durante la giornata sono serviti due pasti, oltre a qualche snack da mangiare durante gli spostamenti nei vari villaggi.

L’arcivescovo Moolachira continua dicendo che “l’evento è in primis la mostra dei programmi della missione. I giovani allievi si sono recati in 40 villaggi sparsi in tutta la diocesi, visitando le famiglie, parlando con loro e cercando di comprendere le condizioni di vita e i problemi. Hanno pregato insieme, in particolare per i malati. Poi hanno giocato con i bambini e insegnato canzoni e il catechismo. Hanno dato anche piccoli suggerimenti sanitari per le necessità più urgenti. Ma soprattutto li hanno fatti sentire amati”.

Questo evento serve a “motivare la vocazione dei candidati, a fargli capire che c’è davvero tanto da fare. Nella nostra diocesi ci sono molte persone che vorrebbero conoscere Gesù ma non hanno l’occasione. Esistono giovani uomini e donne generosi che vorrebbero diventare sacerdoti e suore, ma non c’è nessuno che gli dica come fare. Nei villaggi vivono tanti cristiani che non conoscono bene la loro fede e sono desiderosi di imparare”.

Per quanto riguarda la missione al servizio degli abitanti dei villaggi, mons. Moolachira riferisce che “le condizioni di vita sono davvero tristi. Ovunque si trova povertà e malattia, molti sono analfabeti e altrettanti sono stati costretti ad abbandonare gli studi perché non venivano incoraggiati o perché poveri. Alcuni sono alcolisti e non si curano della famiglia, facendo gravare sulle mogli tutta la responsabilità di nutrire i figli”.

Anche l’arcivescovo si è recato nei villaggi insieme ai giovani: “Visitare le famiglie, parlare e pregare con loro è la cosa che apprezzo di più. Ogni giorno mi reco in visita da qualcuno. Mi piace trascorrere del tempo con queste persone semplici, nelle loro case modeste”.

Il motivo di questo interesse, che è poi lo scopo di tutto l’evento, conclude, “è dato dal fatto che in questo modo imitiamo Gesù, che mandava i discepoli nei villaggi. Queste nostre visite sono un gesto di misericordia spirituale per i poveri. L’arcidiocesi si attende non solo un rinnovato vigore nella vita religiosa delle persone, ma anche un visione più gioiosa per il futuro. Speriamo inoltre che nelle famiglie non cristiane nasca un interessa per Gesù e la Chiesa cattolica”.

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