10/03/2009, 00.00
INDONESIA
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Hambali, detenuto a Guantanamo, è la mente della strage di Bali e dell’attacco contro i cristiani

di Mathias Hariyadi
Lo accusano due ex-militanti della Jemaah Islamiah, condannati all’ergastolo per il loro coinvolgimento negli attentati contro le chiese nel 2000. Nel Paese si apre il problema della custodia: un suo rimpatrio alimenterebbe l’ala fondamentalista del Paese che lo considera un “eroe” per gli anni trascorsi a Guantanamo.

Jakarta (AsiaNews) – Riduan “Hambali” Isamudin è la mente che ha ideato la strage di Bali nel 2002 e gli attacchi del contro chiese ed edifici cristiani nel 2000. L’accusa viene da Mubarok e Ali Imron, entrambi membri della Jemaah Islamiyah (Ji), che si dicono pronti a testimoniare contro il capo operativo del movimento fondamentalista islamico nel Sud-est asiatico, rinchiuso nel carcere di Guantanamo.

Mubarok e Ali Imron sono detenuti nel carcere di Jakarta, dove scontano l’ergastolo per il loro coinvolgimento nell’attacco contro alcune chiese del Paese. Nel 2000 una serie di bombe coordinate tra loro sono esplose in sei diverse province, uccidendo 19 persone nel periodo precedente al Natale. Essi hanno evitato la condanna a morte per aver mostrato sentimenti di “rimorso”, collaborando con le forze dell’ordine per far luce sugli attentati. “[Hambali] ci ha fatto il lavaggio del cervello – dichiara Imron – per organizzare la guerra santa contro gli infedeli”.

Le accuse lanciate dai due ex combattenti del jihad e la possibile chiusura del carcere di Guantanamo sollevano un problema serio per le autorità indonesiane: Hambali deve essere rimpatriato o è preferibile che rimanga in una nazione straniera? La questione non è di poco conto: da un lato, un suo ritorno fornirebbe agli inquirenti la possibilità di sottoporlo a interrogatori; egli potrebbe inoltre a chiarire il suo rapporto con il religioso fondamentalista Abu Bakar Baasyir, capo della Ji nel Sud-est asiatico. Dall’altro si apre un problema non indifferente legato alla sicurezza: l’aver trascorso molti anni nella prigione cubana potrebbe elevarlo a “martire” nella lotta contro l’occidente. “Se Hambali ritorna in Indonesia – confida un ufficiale di polizia – diventa di sicuro un eroe. È stato detenuto a Guantanamo. Sarà come una rock star. Ecco perché, per noi, sarebbe preferibile che fosse detenuto negli Stati Uniti”.

Sidney Jones, esperta di terrorismo, ricorda che “se Abu Bakar Baasyir è stato trattato come una celebrità”, per Hambali la risonanza sarà “10 volte maggiore perché detenuto a Guantanamo”. Anche Bambang Hendarso Danuri, comandante delle forze di polizia, dice che le autorità statunitensi “farebbero bene a tenere Hambali fuori dall’Indonesia” per evidenti “motivi di sicurezza”. “Gli interrogatori possono essere condotti anche all’estero – spiega Danuri – non c’è bisogno di fare il lavoro in Indonesia”.

Fonti anonime della polizia riferiscono che, lo scorso febbraio, un gruppo di esperti della sezione anti-terrorismo indonesiana ha incontrato Hambali a Guantanamo. Il terrorista, che godrebbe di buona salute, avrebbe confessato il suo coinvolgimento negli attacchi bomba contro le chiese. Sinora il Ministero indonesiano degli esteri e l’ambasciata Usa a Jakarta non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito a un “accordo” su chi dovrà custodire il terrorista.

Sebbene non vi siano prese di posizione ufficiali, appare però evidente che le autorità indonesiane preferiscono lasciare in mani altrui la patata bollente. Al momento non vi sono prove sufficienti per incriminare Hambali per la strage di Bali e la confessione dei due terroristi non sembra bastare. Inoltre la legge anti-terrorismo del 2002 non ha effetto retroattivo e non può essere utilizzata nel procedimento a suo carico. Hambali dovrebbe quindi rispondere “solo” dell’attacco alle chiese nel 2000.

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