03/09/2019, 12.45
INDIA
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Himachal Pradesh, nuova legge contro le conversioni forzate. Sajan K George: È contro i cristiani

di Nirmala Carvalho

La norma inasprisce le pene già in vigore. Previsti fino a cinque anni di carcere per chi converte con forza, l’inganno e il matrimonio; fino a sette, con l’aggravante di aver convertito dalit, donne e bambini.

Mumbai (AsiaNews) – Il governo dell’Himachal Pradesh, guidato dal Bharatiya Janata Party, ha approvato la nuova legge sulla “libertà religiosa”, che inasprisce ancora di più quella del 2006, con pene severe per chi attua conversioni forzate. La norma, dal titolo Freedom of Religion Act 2019, è passata a larga maggioranza. Ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), dichiara: “Le leggi anti-conversione sono lo strumento per molestare i cristiani vulnerabili”.

La legge è stata approvata il 30 agosto. Secondo i promotori, i nazionalisti indù, essa ha “lo scopo di garantire la piena libertà religiosa, proibendo le conversioni attuate con forza, travisamento, condizionamento eccessivo, coercizione, lusinghe, matrimonio, o ogni altro mezzo fraudolento”. Le pene vanno da un minimo di uno a un massimo di cinque anni di reclusione; fino a sette anni con l’aggravante della conversione di dalit, donne e minori.

La norma impone che la volontà di conversione sia dichiarata con un mese di anticipo, sia dalla persona che vuole cambiare religione sia dal sacerdote celebrante, con una lettera inviata al magistrato distrettuale. Al contrario, chiunque voglia ritornare alla “religione dei padri”, non ha nessun obbligo.

Sajan K George spiega: “La precedente legge del 2006 prevedeva un massimo di due anni di prigione per chi infrangeva le norme. La nuova legge contiene anche alcuni termini assenti in passato, come ‘coercizione, travisamento, matrimonio, influenza eccessiva. La sezione 5 della legge dichiara nullo il matrimonio che venga celebrato con il solo scopo della conversione”.

Secondo il leader cristiano, “le leggi anti-conversione sono leggi discriminatorie nei confronti delle minoranze religiose. Esse possono piantare semi di sospetto settario tra le comunità che hanno convissuto in maniera pacifica e possono essere usate contro i più deboli nella società, in particolare i dalit, le donne e i bambini”.

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