31/03/2015, 00.00
UZBEKISTAN
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Karimov riconfermato al quarto mandato con oltre il 90% dei voti

di Nina Achmatova
Plebiscito per il capo di Stato uscente nelle elezioni anticipate. Osservatori occidentali critici della consultazione popolare, ritenuta “incostituzionale” mentre la comunità delle ex repubbliche sovietiche lodano la “democrazia” nel Paese. Analisti avvertono, la lotta per la successione però è già in corso e potrebbe diventare violenta.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) - Il ‘padre-padrone’ dell’Uzbekistan, Islam Karimov, è stato riconfermato senza molte difficoltà a presidente del Paese centro asiatico, che già guida da 25 anni, in un voto (il 29 marzo) criticato dagli osservatori occidentali e dai dissidenti all’estero. Secondo i dati della Commissione elettorale centrale, per Karimov ha votato il 90,39% dei circa 21 milioni di elettori, con un’affluenza alle urne del 91%.

Settantasette anni, il leader uzbeko ha eliminato la maggior parte dell’opposizione negli anni del suo potere e ora si accinge a inaugurare il suo quarto mandato consecutivo, la cui conquista era data per scontata da tutti. “Queste elezioni non significano nulla se non che, nonostante tutte le speculazioni sulla possibile transizione alla guida dell’Uzbekistan, Karimov rimarrà ancora”, ha commentato al New York Times Aleksei Malashenko, esperto di Asia centrale al Carnegie di Mosca. Sebbene il presidente uscente corresse contro altri tre candidati, questi erano tutti grigi  funzionari di partiti filo-governativi, che hanno condotto la loro breve campagna elettorale lodando Karimov.

A criticarlo, invece, ci ha pensato la missione di osservatori dell’ufficio per i diritti umani dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Odihir), guidata da Tana de Zulueta, che ha sottolineato “l’incostituzionalità” di candidare un presidente oltre il limite dei due mandati consecutivi previsto dalla legge. Una “violazione che solleva dubbi sull'indipendenza della commissione elettorale”, ha aggiunto, puntando il dito contro irregolarità e la mancanza di una "vera opposizione". Il governo, però, sostiene che la Costituzione è stata emendata per ridurre il mandato del presidente da sette a cinque anni e che quindi Karimov tecnicamente riparte da zero.

Valutazione positiva, invece, quella arrivata dalla missione di osservatori dei Paesi ex sovietici del Cis (Commonwealth of Indipendent States), guidata dall’ex capo dell’intelligence estera della Russia, Serghei Lebedev, il quale ha parlato di voto “trasparente, libero e democratico”.

Il neo riconfermato presidente ha subito ricevuto le congratulazioni del collega kazako, Nursultan Nazarbayev (anche lui alla guida del suo Paese dal 1991 e in corsa nelle presidenziali del prossimo 26 aprile) e del presidente russo, Vladimir Putin, che ne ha lodato la “statura”. Attenzioni importanti per Tashkent, che conta sui legami economici con Mosca, ma che preferisce non cedere completamente all'alleato russo, tenendosi alla larga dal progetto di integrazione regionale, sponsorizzato da Putin e cioè quello dell'Unione economica euroasiatica. Più forti le relazioni con la Cina, che rispetta il principio di non-interferenza interna e ha stretto con l'Uzbekistan, nel 2013, un accordo da 15 miliardi di dollari. Ma anche la Corea del Sud sta potenziando con Tashkent la cooperazione bilaterale.

Karimov avvia il suo quarto mandato senza un chiaro disegno per la sua successione. Questo ha sollevato preoccupazioni sul futuro del più popoloso Paese dell’Asia centrale e alimentato speculazioni sulle lotte di potere già in atto dietro le quinte. “Lo spettro della successione aleggia sull’Uzbekistan, perché Karmov ha eliminato qualsiasi competizione e  processo politico e molti temono che possa verificarsi una violenta lotta per il potere, quando il presidente uscirà di scena”, ha avvertito Steve Swerdlow, direttore del dipartimento Asia Centrale di Human Rights Watch.

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