04/08/2022, 08.42
TURKMENISTAN
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L’islam turkmeno contro il proselitismo delle altre fedi

di Vladimir Rozanskij

Iniziativa comune delle autorità statali e di quelle islamiche. Preoccupa la crescita nel Paese di alcuni gruppi religiosi molto attivi, come i Testimoni di Geova. La linea ufficiale è che comunque non vi sarà alcuna persecuzione.

Mosca (AsiaNews) – Le autorità della regione di Mari in Turkmenistan hanno iniziato una campagna di opposizione alla crescita dei seguaci di religioni diverse da quella musulmana. Raccomandano agli imam locali di intensificare la predicazione contro il proselitismo degli altri movimenti e comunità, comunque minoritarie nel Paese.

A partire dal primo agosto, l’amministrazione di Mari e la direzione regionale del ministero per la Sicurezza nazionale hanno convocato i rappresentanti del clero islamico e il personale al servizio delle moschee per delle riunioni di orientamento metodologico, come riferiscono i corrispondenti di Radio Azatlyk a Mari. Ai partecipanti spiegato come meglio sostenere la preferenza per l’islam presso la popolazione, astenendosi dall’entrare in contatto con religioni estranee.

Questa “sinfonia” tra lo Stato e l’islam ricorda più le tradizioni ortodosse bizantine che non le teocrazie islamiche, dove di solito il clero prevale sul governo, mentre i mullah e i muezzin turkmeni sono obbligati a partecipare alle riunioni, sotto controllo dei funzionari statali, firmando i verbali e venendo fotografati per confermare la loro presenza. Preoccupa la crescita nel Paese di alcuni gruppi religiosi molto attivi, come i Testimoni di Geova.

Nelle riunioni metodologiche si parla anche dei cristiani di varie confessioni, compresi i cattolici che in realtà sono un piccolo gruppo, quasi tutti di origine polacca o tedesca. La missione è affidata agli Oblati di Maria Immacolata, che celebrano nella cappellina della nunziatura (attualmente vacante), dove il superiore della Missio sui juris, il polacco p. Andrzei Madej, celebra in russo, inglese e polacco, non cercando in alcun modo di sottrarre fedeli ai musulmani.

I relatori degli incontri di Mari sostengono che “se andiamo avanti così, di musulmani non ne resterà nessuno, tra i giovani non c’è alcun interesse alla religione”. Dal clero ci si aspetta una predicazione più intensa e aggressiva, rivolgendosi soprattutto alle donne affinché si astengano dai vestiti attillati e dall’uso di cosmetici, le prescrizioni diventate imprescindibili dall’inizio del mandato del presidente Serdar. Anche i maschi devono mostrare saggezza e discrezione, evitando di usare gli shorts anche nei periodi più caldi.

Si lamenta il calo naturale dei fedeli anziani più premurosi, quelli in grado di lavare i corpi dei defunti per le cerimonie funebri, un servizio assai poco gradito ai giovani. Il clero musulmano deve essere più attento e pressante, fornendo alle autorità i dati sulla frequenza di membri di famiglie musulmane alle iniziative di altre comunità religiose e cercando di convincere gli “erranti” a ritornare alla “religione tradizionale dei turkmeni”. Molti sforzi devono essere fatti per convincere i giovani a partecipare almeno alle cerimonie principali, e in generale a visitare con più frequenza le moschee e le scuole islamiche, a “cercare la consolazione del pellegrinaggio”, a recitare le preghiere quotidiane e rispettare i digiuni, fare l’elemosina e osservare tutte le altre prescrizioni.

L’istruzione statale raccomanda comunque di ricordare sempre che “non vi sarà nessuna persecuzione per motivi religiosi” nel Turkmenistan, anche se le pressioni si fanno sempre più assillanti, insistendo pure sull’astinenza dagli alcolici e la crescita della barba. I rappresentanti delle altre religioni non si lamentano, ma chiedono almeno di “non usare la religione musulmana per alimentare il culto della personalità”, come spiega un pastore anonimo, riferendosi alla famiglia presidenziale.

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