01/06/2021, 11.07
LIBANO - VATICANO
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L’impegno di papa Francesco per un Libano ‘libero e plurale’

di Fady Noun

Con gli incontri ecumenici del primo luglio in Vaticano il pontefice intende affidare ai cristiani un ruolo di stabilità per il Paese. Bisogna unire le volontà politiche e metterle al servizio della nazione. Nunzio Spiteri: nelle parole del papa si cela la sua sollecitudine per il Libano. Esperienza di convivenza che deve restare libera. 

Beirut (AsiaNews) - Invitare le Chiese in Libano a riflettere sul ruolo che esse possono ricoprire nel ritorno alla stabilità politica del Paese dei cedri, richiamando grazie a loro i cristiani a unire le loro volontà politiche e metterle al servizio di una nazione plurale e libera, messaggera di concordia interna e di convivialità. Questo è, in sostanza, lo scopo alla base degli incontri ecumenici che papa Francesco ha concovato per il primo luglio prossimo in Vaticano, sotto la propria presidenza. 

L’annuncio è giunto domenica 30 maggio durante la recita dell’Angelus, in piazza san Pietro. Informando della decisione, Vatican News scrive: “Il primo luglio, papa Francesco riceverà in Vaticano i responsabili delle comunità cristiane del Libano, per discutere della profonda crisi che attraversa da diversi mesi il Paese, una prova ulteriore della preoccupazione del santo padre per il Libano e per i libanesi”. 

Per papa Francesco, aggiunge l’agenzia, sarà “una giornata di riflessione sulla situazione preoccupante del Paese e per pregare assieme per il dono della pace e della stabilità”. Il santo padre conclude affidando questo evento all’intercessione della madre di Dio e invocando “per l’amato Libano un futuro più sereno”. 

“La riunione si terrà nello spirito dell’incontro di Bari (del 2018)” sottolinea a L’Orient-Le Jour (LOJ) il nunzio apostolico in Libano, mons. Joseph Spiteri, evocando il ricordo di un incontro ecumenico storico durante il quale una sessantina di vescovi di varie nazioni del Mediterraneo si erano riuniti attorno al tema: “Mediterraneo, frontiera di pace”. 

“Tutti i capi delle Chiese cattoliche, ortodosse e protestanti del Libano sono invitati” precisa il nunzio, smentendo con forza le notizie filtrate in precedenza secondo cui saranno presenti anche dei responsabili laici. “Tuttavia - prosegue - un incontro di preghiera presieduto dal papa nella basilica di san Pietro, nel pomeriggio, sarà aperto a quanti desiderano parteciparvi. Esso si terrà ovviamente alla presenza dei capi delle Chiese del Libano, oltre alla presenza del Prefetto della Congregazione delle Chiese orientali e del presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, unitamente a diplomatici e funzionari in rappresentanza del Libano presso la Santa Sede”. 

La sollecitudine del papa

“Nelle parole dure usate dal papa si cela, come in una caverna, la sua sollecitudine” spiega il nunzio apostolico. In questo modo, la parola “preoccupazione” nasconde l’attenzione rinnovata e inquieta che Francesco nutre per il Libano; nelle parole “stabilità” e “futuro più sereno” si leggono con facilità in controluce “gli elementi che mancano in questo momento al Paese dei cedri”. 

“Sul fronte del governo non vi sono passi in avanti - deplora mons. Joseph Spiteri - mentre il tempo stringe e le scadenze elettorali si profilano all’orizzonte. Ci si chiede a che gioco sta giocando qualcuno” prosegue il nunzio, secondo cui la lotta alla corruzione “non è fatta all’unanimità”. 

Il nunzio è inoltre convinto, a differenza del presidente della Camera per il quale le cause del blocco sono “interne e personali”, che esistano anche “delle cause esterne” dietro l’impasse governativa, rifiutando però di voler addossare le responsbailità a una parte o all’altra. Il diplomatico trova inoltre disdicevole il fatto che “i bisogni del Paese siano così evidenti ma che si continui ad agire come se nulla fosse”. Egli constata poi che oltre la metà dei libanesi vivono al di sotto della soglia della povertà. Certo, ammette, una parte della popolazione continua a vivere normalmente, ma può essere questa una ragione per “dimenticare la parte che sta affondando sotto un fardello insopportabile? Dobbiamo forse aspettare che le disuguaglianze crescano e che il 90% della popolazione si ritrovi in condizioni di bisogno?”. 

L’idendità del Libano è in pericolo

Il nunzio ricorda che nelle precedenti dichiarazioni rese quest’anno (l’8 febbraio scorso, ricevendo gli auguri dai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, nonché in una lettera indirizzata al capo dello Stato Michel Aoun), il papa aveva accennato al rischio che il Libano “perda la sua identità” col prolungarsi della crisi e “si trovi ancor più coinvolto nelle tensioni regionali”. “Il Libano - ha affermato il pontefice in una lettera indirizzata qualche settimana fa al presidente - non può perdere la propria identità, né l’esperienza di convivenza fraterna che ne ha fatto un messaggio per il mondo intero”. “Inoltre, bisogna - conclude di rimando mons. Spiteri - che questa esperienza di convivenza resti libera”. 

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