16/01/2008, 00.00
MORATORIA ABORTO - SRI LANKA
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La Caritas contro l’“inaccettabile strage” degli aborti in Sri Lanka

di Melani Manel Perera
L’impegno dell’organizzazione cattolica per sensibilizzare le donne sulle tecniche e i traumi dell’interruzione di gravidanza. Ogni anno nella ex Ceylon sono 250mila gli aborti praticati, per lo più su donne sposate. Secondo alcuni sondaggi, tra le cause anche la “scarsa conoscenza del problema”.
Anuradhapura (AsiaNews) – Sono 700 al giorno gli aborti praticati in Sri Lanka, 250mila l’anno. Contro “questa strage inaccettabile” si battono in prima fila la Caritas locale, che trova l’appoggio anche delle altre strutture religiose. Con diversi programmi e iniziative l’organizzazione cattolica cerca prima di tutto di sensibilizzare le donne sul tema dell’interruzione di gravidanza, portandole a conoscenza anche delle alternative possibili e dei modi per evitarla. Un esempio del lavoro svolto è l’incontro tenutosi ieri a Minneria, nella diocesi di Anuradhapura sul tema “Proteggere la vita, sradicare l’aborto”. All’appuntamento, che ha visto la partecipazione di 175 donne, sono intervenuti p. Damian Fernando, Omi e ginecologo, p. Paris Jayamaha, a capo della Caritas locale e suor Kathleen Fleming, del desk Donne.
 
Nel suo intervento p. Damian Fernando ha spiegato che le cause principali che spingono all’aborto sono “l’ignoranza, un’errata vita sessuale e una scarsa conoscenza del problema”. Di tutti gli aborti praticati il 94 per cento riguarda donne sposate, e il 4 per cento sono studentesse. Il sacerdote fornisce altre stime interessanti sulla tipologia di donne che interrompe una gravidanza. Tra le motivazioni indicate: “Il 20 per cento è convinta che la loro famiglia è al completo con due figli, un altro 10 per cento sono lavoratrici migranti che arrivano in Sri Lanka già incinta, un altro 27 per cento non vuole un figlio da una relazione occasionale, il 14 per cento non ha abbastanza soldi per mantenere un bambino e un altro 27 per cento ha problemi di carattere sociale”. P. Fernando ha poi spiegato il procedimento dell’aborto e dei seguenti traumi psicologici sulle donne, “un’esperienza incancellabile”.
 
Presenti all’incontro di ieri anche Sisil Oscar, metodista e il monaco buddista Rathanajothi Thero. Entrambi hanno apprezzato l’iniziativa della Caritas: “è molto importante sensibilizzare le donne sul lato oscuro dell’aborto, sulle tecniche usate, sulle conseguenze psicologiche e spiegare con chiarezza che si tratta di un omicidio”. Alcune giovani madri di Anuradhapura ringraziano la Caritas: ora sappiamo molto di più sull’argomento e cominceremo a batterci contro l’aborto parlandone anche con i nostri amici e parenti”, dice Rani Somalatha, 28 anni.
 
Gli incontri anti-aborto andranno avanti in altre diocesi. Suor Kathleen Fleming, del desk Donne della Caritas, lancia un appello perché “tutti proteggano la vita”. Ricorda infine che “in tutto il Paese vi sono case gestite dalla Chiesa che accolgono i bambini indesiderati e se ne prendono cura”, senza bisogno di ucciderli.
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