06/08/2010, 00.00
RUSSIA
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La Russia proibisce l’esportazione di grano

Il 20% delle coltivazioni di cereali distrutte da siccità e incendi. Il premier Putin parla di misura di cautela e rassicura che ci sono scorte sufficienti per il consumo interno. Ma in Russia i prezzi dei cereali sono cresciuti più che sul mercato mondiale. Il nuovo forte aumento del prezzo metterà in difficoltà i grandi importatori.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) – La Russia ha vietato l’esportazione di grano, farina, granturco e altri cereali dal 15 agosto al 31 dicembre, dopo che la grave siccità e i devastanti incendi delle ultime settimane hanno distrutto il 20% delle coltivazioni di cereali. Si prevedono ulteriori forti aumenti del prezzo mondiale del grano, che quest’estate è già salito del 70%.

Il premier Vladimir Putin ha annunciato ieri il bando delle esportazioni – durante un incontro di Gabinetto trasmesso in televisione - quale misura cautelativa, spiegando che il Paese ha comunque sufficienti riserve, ma che occorre “prevenire aumenti nel prezzo interno degli alimentari, preservare il numero dei capi di bestiame allevati e costituire le riserve per il prossimo anno”. Dopo il prossimo raccolto si deciderà se prolungare il divieto nel 2011.

Appena 2 giorni fa il ministro dell’Agricoltura Alexander Belyayev aveva escluso un simile divieto, assicurando che le riserve coprivano la domanda interna ed erano sufficienti anche per proseguire l’esportazione. Peraltro i contadini hanno scarso interesse al mercato estero, visto che i prezzi dei cereali sono cresciuti più rapidi in Russia che nel resto del mondo.

Il divieto causerà un aumento mondiale del prezzo del pane, a vantaggio anzitutto di Paesi come Stati Uniti, Australia e Argentina, grandi esportatori di cereali, mentre Canada e Unione europea non prevedono raccolti abbondanti. All’opposto, rischiano di soffrire la fame intere regioni di Medio Oriente, Africa e Asia centrale, dove il prezzo degli alimenti rappresenta un’importante voce del reddito familiare.

I danni alle coltivazioni sono stati causati soprattutto dalla forte siccità e dall’estate più calda degli ultimi 130 anni. Ma il colpo di grazia è venuto dagli estesi incendi che in una settimana hanno arso oltre 650mila ettari di terreno, con 40 morti e 1800 case bruciate.

Peraltro l’agricoltura russa è rimasta arretrata, con scarsi investimenti dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Solo negli ultimi anni la produzione sta migliorando, grazie all’intervento di ditte russe ed estere che comprano ampie estensioni di terra coltivabile.

Nel 2009 la Russia ha esportato 21,4 milioni di tonnellate di grano.

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