20/09/2016, 10.20
RUSSIA
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La nuova Duma congela lo status quo, ma è un rischio per il futuro

di Nina Achmatova

Il partito di Putin, Russia Unita, ottiene il 76% dei seggi e ora potrà in modo unilaterale portare avanti riforme costituzionali. Ma secondo gli esperti non è questo l’obiettivo: il voto ha dato ulteriore conferma di legittimità al regime in vista delle presidenziali del 2018. Esperti: “Il sistema così come è non può durare a lungo. Oggi in Russia il Parlamento non è ancora il luogo dove risolvere i conflitti, come nelle democrazie”.

Mosca (AsiaNews) – La super maggioranza del partito putiniano Russia Unita, il calo dell’interesse dei cittadini verso la politica, quattro partiti vecchi e totale assenza di una vera opposizione. Così può essere riassunta la nuova Duma di Stato, la Camera bassa del parlamento russo, uscita dalle elezioni del 18 settembre e dove il partito di maggioranza occuperà il 76% dei seggi.

Con lo scrutinio arrivato al 99% delle schede, la Commissione elettorale centrale (Cec) ha fatto sapere che Russia Unita domina con il 54,7% dei voti, il partito comunista (Kpfr) è secondo con 13,3%, poco avanti ai nazionalisti dell’Ldpr che raccolgono 13,18%. Il quarto partito seduto alla Duma è, come in passato, Russia Giusta con il 6,21% di preferenze.

Entrano due deputati di altrettanti piccoli partiti: Piattaforma Civica e Rodina (Patria). Si tratta di formazioni politiche tutte di fatto alienate alle posizioni del Cremlino, soprattutto in politica estera. Russia Unita raggiunge, “in modo inatteso” – come ha ammesso la presidente della Cec, Ella Pamfilova – la maggioranza qualificata di due terzi (343 seggi su 450), necessaria per cambiare la Costituzione.

Una débâcle, invece, per l’opposizione cosiddetta liberale, costituita dai due partiti filo-occidentali e non parlamentari Yabloko e Parnas (dell’ex vice premier ucciso Boris Nemtsov), che si sono fermati ben sotto la soglia di sbarramento del 5% e quella del 3% per ottenere finanziamenti pubblici. Frammentata e litigiosa, ma anche svantaggiata dalla scarsa presenza sui media, l’opposizione non è riuscita a mobilitare l’elettorato e sfruttare le deboli aperture fatte dal Cremlino con la nuova legge elettorale e sui partiti.

Affluenza in calo ma voto “pulito”

A sorprendere, in senso negativo, è stata anche l’affluenza, scesa al di sotto del 50% rispetto al 60,1% di cinque anni fa. Si conferma così la grande apatia della società russa verso la politica, ma secondo gli esperti si tratta anche di un vasto segmento dell’elettorato che non si sa che direzione possa prendere in futuro.

Secondo alcuni osservatori, il dato è crollato anche perché quest’anno – con il Cremlino intenzionato a portare a casa elezioni pulite per evitare il ripetersi delle proteste del 2011 – non si è fatto largo uso delle cosiddette ‘risorse amministrative’ cioè le pratiche per cui si ‘incoraggiavano’ di dipendenti pubblici, con intimidazioni o ricompense, ad andare alle urne ed esprimere la loro preferenza per il partito di governo.

A ogni modo, gli osservatori dell’Osce – nel loro rapporto preliminare – hanno definito il voto “ordinato” e lodato il fatto che le denunce d'irregolarità sono state affrontate in modo “trasparente”. Jan Peterson, capo della missione di monitoraggio, ha però sottolineato che “il controllo dei media e della società civile” è uno degli elementi che, in parte ha impedito agli elettori russi di compiere una "scelta informata".

La Duma e le presidenziali

Su questa Duma omogenea e senza la minima opposizione si baserà la politica di "tutto il regime Putin", in vista della rielezione al Cremlino, secondo il direttore del Center for Political Technologies di Mosca, Boris Makarenko. Le presidenziali sono fissate per marzo 2018, ma potrebbero tenersi anche prima, e Vladimir Vladimirovich "conterà allora sull'appoggio non solo di chi vota oggi Russia Unita, ma anche degli altri elettori".

La prossima Duma, inoltre, potrebbe diventare serbatoio da cui attingere membri della squadra del futuro nuovo presidente, fatta da giovani e obbedienti burocrati che sostituiranno la vecchia cerchia degli amici legati all’Fsb.

Le elezioni hanno dato al regime “ulteriore conferma della sua legittimità e ora è pronto per le presidenziali, secondo Andrei Kalesnikov del Carnegie di Mosca. A suo dire è stato portato a termine un compito puramente tecnico: quello di conservare la Duma a quattro partiti come era stata finora.

Questo modello durerà fino al 2021, prevede l’analista, ma ha ormai fatto il suo corso: in Parlamento siedono partiti puramente personalistici e senza una ideologia, ma cui leader stanno invecchiando. “Si tratta di un sistema che regge sul medio termine, ma non sul lungo”, ha fatto notare Kalesnikov.

Gli ha fatto eco Makarenko, che ha messo in evidenza i rischi di non apportare riforme. “La democrazia non è caratterizzata solo da elezioni libere, ma anche dalla capacità di risolvere, in modo pacifico, i conflitti tra diversi interessi; questo oggi in Russia non è possibile ed è pericoloso, perché davanti ci sono sfide importanti, come la riforma del sistema di sviluppo economico e sociale". 

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