05/12/2022, 14.10
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Le donne asiatiche sono (quasi) le più ricche del mondo

Davanti a loro solo le nord-americane, ma la crescita della ricchezza nel continente asiatico è la più veloce al mondo. Le miliardarie sono passate da essere 13 nel 2010 a 92 nel 2022. Allo stesso tempo, però, sono cresciute anche le disuguaglianze. Alcuni dei valori peggiori sono stati registrati in Cina e in Asia meridionale.

Milano (AsiaNews) - Per la prima volta nella storia le donne asiatiche detengono più ricchezza di qualunque altra regione ad esclusione del Nord America, mentre la previsione di crescita dei loro patrimoni è la più veloce al mondo. Secondo un'analisi condotta dal Boston Consulting Group per il quotidiano Nikkei Asia basata sulla ricchezza finanziaria (fondi di investimento, azioni quotate e non, obbligazioni, eccetera), le donne asiatiche deterranno 27mila miliardi entro il 2026, una cifra pari a 6 trilioni in più rispetto alle donne dell’Europa occidentale. Dal 2019 la loro ricchezza collettiva è aumentata di 2mila miliardi all’anno, una tendenza che si prevede continuerà anche nei prossimi anni con un tasso di crescita di oltre il 10,5%. 

Le miliardarie dell’Asia sono passate da essere 13 nel 2010 a 92 nel 2022. Tuttavia il 75% della forza lavoro femminile continua a essere occupata in maniera precaria e a concentrarsi in settori informali, con bassi stipendi e senza protezione sociale. Le disuguaglianze economiche continuano a essere un elemento fondamentale nelle economie asiatiche, dove il 10% della popolazione più ricca possiede oltre il 60% della ricchezza, lasciando circa il 5% al ​​50% più povero. Il divario è ancora più ampio in India e Cina, i due Paesi più popolosi del continente. L’Asia meridionale e la Cina presentano alcuni dei peggiori indicatori indagati dal quotidiano asiatico.

Negli ultimi trent’anni sempre più donne sono entrate a far parte del mercato del lavoro, ma il dato varia da Paese a Paese: si passa infatti dal 7,4% del Pakistan a quasi il 42% del Vietnam. A determinare questa percentuale sono soprattutto fattori sociali e culturali. In India, per esempio, la divisione in caste ha svolto un ruolo importante sulla crescita delle disuguaglianze: una donna dalit (appartenente alla categoria un tempo denominata degli “intoccabili”) ha molte più probabilità di essere povera rispetto a una donna proveniente da caste superiori. 

La partecipazione alla forza lavoro è determinata dal livello di istruzione, l’età di matrimonio e il numero di figli. Secondo il Nikkei Asia per tutti i Paesi presi in esame si è registrato un certo progresso (il livello di istruzione si è alzato, le donne si sposano più tardi e fanno meno figli), però non sempre questo si è tradotto in un aumento della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro: in Cina, per esempio, la percentuale, che nel 1991 era del 40% è scesa al 33,4%, mentre l'India ha registrato un forte calo a partire dal 2005.

Anche la quantità di lavoro di cura non retribuito incide sulle probabilità di impiego (e quindi sulla possibilità di accumulare ricchezza). In Bangladesh, per esempio, le donne devono dedicare al lavoro di cura fino a 6 ore, mentre gli uomini in media meno di una.

L’accumulazione di ricchezza è infine determinata anche dalla capacità di risparmio e d'investimento e qui sono state rilevate altre grandi differenze: in India e in Bangladesh, la maggior parte delle donne fa affidamento su amici e parenti in caso di emergenza finanziaria, mentre il 60% delle donne pakistane o quasi il 90% delle donne di Singapore conta sui propri risparmi. Non tutte però riescono a risparmiare: in molti Paesi si sono registrati dei cali. In Cina, la percentuale di donne che risparmiano denaro è diminuita, passando dal 70% del 2014 al 45,7% del 2017, ma simili diminuzioni sono state registrate anche in Indonesia, Thailandia e Vietnam. Le donne che fanno affidamento su istituzioni finanziarie infine sono oltre il 60% a Singapore, ma solo l’1,9% in Pakistan.

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