03/11/2020, 10.53
BIELORUSSIA-RUSSIA
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Lukašenko applaude agli ortodossi e accusa Kondrusiewicz

di Vladimir Rozanskij

In un incontro ufficiale con Venjamin, nuovo metropolita ortodosso di Minsk, il presidente bielorusso ha apprezzato il contributo della Chiesa ortodossa. E ha denunciato il metropolita cattolico in esilio, che secondo lui era andato in Polonia “per consultazioni su come distruggere il nostro Paese”. No ai preti (cattolici) stranieri in Bielorussia. Su un possibile invito a papa Francesco per una visita al Paese, “l’invito deve venire dal capo dello Stato insieme alla Chiesa Ortodossa”. Il presidente “difensore della fede” si è sempre dichiarato “ateo ortodosso”.

Mosca (AsiaNews) – Nonostante le violenze di Stato, la valanga delle proteste e degli scioperi nel Paese è inarrestabile. Per questo, il contestato presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko cerca di appellarsi alla Chiesa ortodossa come ultima àncora di salvezza, accusando invece il metropolita cattolico Tadeusz Kondrusiewicz. Lukašenko ha dichiarato di “avere grande rispetto per il mondo confessionale del Paese”, e di essere orgoglioso di essere stato il capo di stato nel periodo della sua formazione nella “rinascita religiosa” di questi decenni. “Noi non daremo in pasto a nessuno il nostro mondo interconfessionale, saremo sempre pronti a difenderlo”, ha detto il capo di Stato, affermando di aver garantito l’equilibrio confessionale, nonostante “alcuni errori che sono stati commessi”. Ma i rapporti fra le varie confessioni sono diversi a seconda dell’appoggio che egli riceve.

Ieri, 2 novembre, il presidente ha incontrato il nuovo metropolita ortodosso di Minsk Venjamin (Tupeko), esarca patriarcale per tutta la Bielorussia. L’incontro è avvenuto in forma ufficiale presso il palazzo dell’Indipendenza, dove il nuovo metropolita è stato accolto per la prima volta. L’incontro era stato deciso dall’inizio di ottobre, quando Lukašenko e Venjamin si erano incontrati per l’inaugurazione di una chiesa in un villaggio agricolo alle porte di Minsk.

Con tono minaccioso, Lukašenko ha dichiarato che “se anche una sola organizzazione in Bielorussa, sia sociale che religiosa, cercherà di distruggere lo Stato, io sarò ovviamente costretto a reagire”. E si è riferito in modo esplicito al metropolita cattolico, l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, da lui esiliato in Polonia, dove secondo Lukašenko, egli “si era recato per consultazioni su come distruggere il nostro Paese”. Il presidente ha paragonato poi il comportamento dei cattolici a quello dei musulmani, “che non hanno mai creato problemi; in tutte le elezioni i musulmani hanno sempre sostenuto le autorità, praticamente al 100% esprimendosi in favore mio come presidente… noi non faremo come Macron in Francia, perché non permetteremo di offendere i sentimenti dei credenti”.

Il presidente ha promesso di aiutare le Chiese anche durante la pandemia: “Le parrocchie si sono piuttosto impoverite, perché in chiesa vanno poche persone, anche se noi non le abbiamo chiuse e non le chiuderemo, perché di fronte a qualunque disgrazia bisogna andarci a pregare, per farsi aiutare dal Signore… neanche durante la guerra abbiamo chiuso le chiese”. Pur apprezzando tutte le Chiese e le confessioni religiose, Lukašenko ha osservato che “il fondamento della pace religiosa nel Paese rimane la Chiesa Ortodossa, per le sue gigantesche dimensioni a confronto delle altre religioni”. Gli ortodossi, con oltre 1700 comunità, costituiscono circa la metà delle associazioni religiose del Paese. La Chiesa cattolica, presente soprattutto nelle regioni occidentali, conta circa 700 parrocchie per quattro diocesi e oltre un milione e mezzo di fedeli.

Per Lukašenko, il merito particolare della Chiesa Ortodossa, rispetto alle altre confessioni, sta nel “non invitare ministri del culto da Paesi stranieri, anche se mancano i sacerdoti… Io ho fatto presente in più occasioni questo problema anche al papa di Roma, sia all’attuale che al predecessore. Come possiamo accettare i preti dalla Polonia, quando la Polonia cattolica prende posizioni contro la Bielorussia? Non è una cosa normale”, ha insistito Lukašenko; a suo parere “bisogna preparare in Bielorussia con più intensità i propri sacerdoti cattolici”.

Il presidente ha anche accennato a un possibile invito al papa Francesco per una visita in Bielorussia: “Si fanno molte discussioni sulla possibile visita del papa di Roma, e voglio che si conosca la mia posizione: il papa è il capo di uno Stato e di una Chiesa, quindi se vuole visitare il nostro Paese, l’invito deve venire dal capo dello Stato insieme alla Chiesa Ortodossa, che con i cattolici ha un sacco di problemi… il papa non può venire in incognito, attorno a lui si raduna sempre una folla da mezza Europa, cento-duecentomila persone. Non possiamo fare in modo che lui venga e non sia invitato il nostro patriarca, noi non saremo mai degli scismatici”. E’ da poco tempo che Lukašenko ha assunto il ruolo di “difensore della fede”. In realtà poco si addice al presidente bielorusso, che si è sempre definito un “ateo ortodosso”.

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