09/05/2017, 12.44
ISRAELE - PALESTINA
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Media israeliani ‘incastrano’ Barghouti, mangia di nascosto. Palestinesi denunciano: ‘guerra psicologica e mediatica’

Secondo il Comitato nazionale per lo Sciopero della libertà e dignità i video sono falsi o vecchi. Sul video non c’è marcatura temporale. La moglie di Barghouti denuncia: “guerra psicologica”. Preoccupazioni per la salute di Barghouti, dal 17 aprile in isolamento. I video vengono pubblicati il giorno stesso in cui i detenuti chiedono l’intervento della comunità internazionale contro il nutrimento forzato, da medici considerato forma di tortura.

Ramallah (AsiaNews/Agenzie) – I media israeliani hanno pubblicato delle registrazioni che mostrerebbero il leader palestinese Marwan Barghouti mangiare di nascosto, interrompendo lo sciopero della fame di cui è alla guida. Tuttavia, se Tel Aviv sperava in una perdita di credibilità di Barghouti agli occhi dei suoi seguaci, le sue aspettative sono state disilluse: i palestinesi hanno respinto il video, per loro “fasullo”.

Le immagini sono state rilasciate dai media israeliani la sera del 7 maggio, e contengono due video che, secondo i media e alcuni rappresentati politici israeliani, mostrerebbero Barghouti mangiare dei dolciumi il 27 aprile e il 5 maggio.

Fonti di Haaretz sostengono che Barghouti è stato incastrato dalle autorità carceriere, che avrebbero messo il dolce per testare la sua resistenza. Tuttavia, il Comitato nazionale per lo Sciopero della libertà e dignità denuncia la credibilità del video, che potrebbe risalire addirittura al 2004. Secondo il Comitato, Barghouti ha un’attaccatura dei capelli più arretrata rispetto all’uomo immortalato. Inoltre, aggiunge, gli uomini dei due video sembrano avere stature diverse.

Le due registrazioni non mostrano con chiarezza il viso dell’uomo, e non c’è marcatura oraria.

Il capo della Commissione per gli affari dei prigionieri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Issa Qaraqe, il 5 maggio aveva espresso i suoi timori per la salute di Barghouti, in isolamento dall’inizio dello sciopero. A quanto da lui affermato, Barghouti è trattenuto in una “piccola cella che sembra una tomba” di appena tre mq, senza finestra: “Gli è stata vietata l’ora d’aria, il che significa che non ha visto il sole dall’inizio dello sciopero”. Secondo la stessa fonte Barghouti ha perso 10 kg e soffre di pressione bassa, mancanza di zuccheri ed è divenuto molto debole.

Fadwa Barghouti, moglie del leader imprigionato, ha dichiarato in una conferenza stampa dell’altro ieri che “il video fabbricato mostra la sconfitta dell’occupazione, più che della determinazione dei prigionieri”, e di non essere sorpresa: “Non ci aspettavamo altro che guerra psicologica”.

Di simile avviso il suo avvocato Elias Sabbagh, che afferma che il rilascio dei video era prevedibile nella “guerra psicologica e mediatica” contro i detenuti. Sabbagh ha anche aggiunto che non intende esprimersi sul contenuto degli stessi prima di aver parlato con il suo cliente.

Il Comitato ha definito le immagini come una “pericolosa guerra di bugie e inganni,” chiedendo ai media palestinesi di mostrare “sensibilità patriottica” e non mandarli in onda. La richiesta è stata accolta dalla maggior parte dei più diffusi media palestinesi.

Tuttavia, anche coloro hanno visionato le immagini le hanno giudicate più un segnale del nervosismo israeliano che di un doppio gioco da parte di Barghouti. Tra i vari commenti nel web, uno ricorda un resoconto di Barghouti stesso, in cui denunciava una simile accusa durante uno sciopero della fame nel 2004. In quel caso le foto sarebbero state scattate prima dell’inizio dello sciopero.

Generale in pensione ed ex-capo dell’intelligente palestinese, Tawfiq Tirawi ha espresso il sentire comune scrivendo sul proprio profilo Facebook: “Il governo occupante, l’autorità carceraria e i media israeliani stanno conducendo una campagna per spezzare la volontà dei prigionieri. […] Noi siamo insieme fino alla nostra vittoria”.

Le immagini sono state diffuse lo stesso giorno della richiesta dei prigionieri – il cui numero varia fra 1200 e 1600 a seconda delle fonti –alla comunità internazionale, e in particolare all’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms), di intervenire per impedire alle autorità israeliane di sottoporli a nutrimento forzato.

Le autorità israeliane avevano, difatti, minacciato di ricorrere a medici stranieri per attuare la controversa pratica. I medici israeliani si erano rifiutati di attuarla, allineandosi alle linee internazionali di etica medica che la considerano una forma di tortura.

Leader palestinesi avevano minacciato una “Settimana dell’ira” qualora Israele avesse deciso di chiamare medici dall’estero per sostituirsi a quelli israeliani.

Oggi è al suo 23mo giorno, lo sciopero iniziato il 17 aprile, “Giorno del prigioniero palestinese”, per chiedere migliori condizioni di vita nelle carceri israeliane e in particolare la fine delle torture, più visite familiari e assistenza sanitaria.

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