05/06/2020, 10.58
HONG KONG-CINA
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Mons. Joseph Ha, messa per Tiananmen: ‘il popolo prima del governo; la verità prima dell’interesse’

di Joseph Ha Chi-shing

Alla messa in memoria degli uccisi di Tiananmen, mons. Joseph Ha, vescovo ausiliare di Hong Kong, prega “affinché possano trovare la pace eterna nell’aldilà, affinché sia fatta la giustizia”. Hong Kong ha avuto molti “4 giugno”. Amare Dio e il prossimo, significa che “il valore dell’uomo è di gran lunga più importante di ogni altro valore istituzionale: il popolo prima del governo; la verità prima dell’interesse”. “Questa sarà forse l’ultima messa di commemorazione in ricordo di 4 giugno? Non lo so”.

Hong Kong (AsiaNews) – Fra i momenti programmati per ricordare il 31mo anniversario del massacro di Tiananmen (4 giugno 1989), oltre alla veglia al Victoria Park vi sono state delle messe in memoria degli uccisi. Il vescovo ausiliare mons. Joseph Ha Chi-shing ha presieduto una celebrazione nella chiesa dell’Holy Cross. Vi hanno partecipato migliaia di fedeli, sia nella chiesa che nella piazza antistante. Tutti avevano una candela accesa, come proposto dagli organizzatori della veglia. Di seguito pubblichiamo il testo integrale dell’omelia del vescovo Ha (traduzione dal cinese a cura di AsiaNews).

 

In questo giorno, siamo riuniti qui per pregare assieme in memoria del 4 giugno 1989, un giorno di 31 anni fa. Ma per noi quel giorno non è affatto passato: lo portiamo ancora nel cuore. Non vogliamo solo commemorare: noi non possiamo dimenticare. In questi 31 anni abbiamo vissuto tanti 4 giugno: il ritorno di Hong Kong alla patria è avvenuto il 4 giugno 1997; contro la legge sull’art. 23 [per la sicurezza nazionale] i manifestanti hanno protestato il 4 giugno 2003; il 4 giugno 2014, poco prima del Movimento degli Ombrelli [Occupy Central]; il 4 giugno dell’anno scorso, in cui è scoppiato il movimento anti-estradizione; ed infine, la legge sulla sicurezza nazionale del 4 giugno 2020.

Cosa ne sarà del prossimo 4 giugno? Per che cosa lo ricorderemo? Cosa ci spinge a riunirci ogni anno nel medesimo giorno per pregare tutti assieme? In quanto cristiani, ogni cosa che facciamo è in risposta agli insegnamenti di Gesù Cristo. Il Vangelo di oggi ci indica il comandamento più importante del Signore Gesù Cristo, ovvero amare Dio e amare il prossimo. Non solo Egli lo dice, ma ce lo dimostra con la propria vita, la propria morte, cosa veramente significhi amare con tutto sé stesso Dio e il prossimo.

Preghiamo assieme portando dentro di noi questi sentimenti. Anzitutto, per commemorare gli studenti e i civili morti a Pechino: preghiamo affinché possano trovare la pace eterna nell’aldilà, affinché sia fatta la giustizia. Essi sono ormai morti, ma per quale ragione sono morti? Come sono morti? Le madri di questi giovani – le Madri di Tiananmen – hanno espresso la loro umile richiesta: ottenere giustizia per il Movimento dell’89; avviare un’indagine sul caso e rendere pubblica la verità, e infine, chiedere pubblicamente perdono ai familiari delle vittime. Queste richieste forse sono considerate non realistiche, ma la fede ci dice che la cosa più importante è fare la volontà di Dio, e la sua volontà è questa richiesta di amare il Signore e il prossimo, perché l’uomo è creato e amato da Dio, per cui il valore dell’uomo è di gran lunga più importante di ogni altro valore istituzionale: il popolo prima del governo; la verità prima dell’interesse. Preghiamo assieme per il nostro popolo, i nostri connazionali, come hanno fatto gli studenti e i civili di allora, che si sono sacrificati non per i propri interessi, ma per il futuro del Paese, del popolo. Dissero: questo Paese è il nostro Paese, questo popolo è il nostro popolo, se non ci coinvolgiamo noi, chi potrebbe farlo? Se non lo facciamo noi, chi altro lo farebbe? Grazie alle riforme economiche e all’apertura, la Cina ha conosciuto una vera prosperità e progresso; le condizioni di vita del popolo hanno visto un indubbio miglioramento. Ma, nel contempo, sono nati tanti altri problemi sociali che ci portano a riflettere sulle insufficienze delle riforme politiche. Sfortunatamente, con il movimento del 4 giugno sono finite anche le riforme del sistema politico. Da quel momento in poi, le riforme sono state principalmente di tipo economico, ignorando quelle politiche e i problemi sociali di allora si trascinano fino ad oggi, forse ancora più gravi.

Alcuni dicono che la prosperità di oggi è avvenuta proprio grazie alla soluzione del massacro di Tiananmen; perciò bisogna smettere di guardarsi indietro e cominciare a guardare il futuro. Non sono molto convinto di questa teoria perché la storia è piena di sorprese: se il 4 giugno non fosse finito in quel modo sanguinoso, forse la Cina avrebbe scelto una via di sviluppo differente, forse la Cina sarebbe stata ancora più prospera e potente. Chi lo può dire? Tuttavia, dato che amare Dio e il prossimo è il comandamento più importante, e l’uomo è creato e amato da Dio, allora l’uomo non ha solo bisogno del pane. Preghiamo per la nazione e il popolo, affinché possiamo costruire una società che rispetti la dignità umana, mentre inseguiamo la ricchezza materiale.

Quest’anno preghiamo assieme per Hong Kong, per tutti noi. L’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale ha ulteriormente aggravato la situazione di Hong Kong, rendendola ancor più critica, il cammino divenuto sempre più difficile. Cosa dobbiamo fare? Come possiamo fare? La libertà di espressione sembra ridursi sempre più. Questa sarà forse l’ultima messa di commemorazione in ricordo di 4 giugno? Non lo so. Non importa quanto sarà difficile in futuro, dobbiamo sapere che siamo cristiani, siamo figli di Dio, che Lui è sempre con noi e cammina insieme a noi, ci dà la forza per le nostre missioni, continuando ad amare Dio e il prossimo anche nelle avversità.

In tutti questi 31 anni, nella notte del 4 giugno, abbiamo sempre acceso una candela per le persone che vivono nell’ombra, gridando per coloro che non hanno voce, esprimendo in questo modo il nostro amore. E se un giorno anche noi non potremo più parlare, se anche noi finiremo nell’oscurità, in quel momento condivideremo con loro lo stesso destino, divenendo ancor di più un’unica entità e amandoci reciprocamente sempre di più.

Fratelli e sorelle, dobbiamo pregare, chiedere al Signore di illuminarci, di indicarci la via giusta, donarci il coraggio in modo che possiamo diventare come detto nella prima lettura di oggi, in cui l’apostolo Paolo dice a Timoteo: “Sforzati di presentarti a Dio come una persona degna”.

Non sono pochi 31 anni. Quanto tempo dobbiamo aspettare ancora? Quanto durerà questa prova? Nessuno lo sa. Questo è il motivo per cui mi conforta molto il tema della commemorazione del 4 giugno di quest’anno: “Non abbiate paura, il Signore cammina insieme a voi”. Gli israeliti sono stati ben 40 anni nel deserto, Mosè li incoraggiava con queste parole. Anche noi possiamo essere incoraggiati e trovare la forza necessaria dal suo insegnamento. La nostra commemorazione non è ancora giunta al 40esimo anno! Non dobbiamo avere paura, perché Signore cammina al nostro fianco! Preghiamo affinché possiamo continuare ad amare Dio e il prossimo, nei tempi buoni e in quelli cattivi. Preghiamo affinché il fuoco della fede sia sempre ardente!

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