28/07/2018, 09.00
GIAPPONE
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Mons. Kikuchi: ‘La marcia per la vita’ un segnale contro la cultura dello scarto

La quinta edizione della Marcia si è svolta a Tokyo. L'arcivescovo: Una rarità all’interno delle società asiatiche. “Un buon numero di persone pensa che possiamo misurare il valore della vita umana in base a quanto essa è produttiva”.

Tokyo (AsiaNews) - Iniziata nel 2014 dall'attivista cattolico giapponese Masaaki Ikeda, la “Marcia per la vita” è arrivata alla sua quinta edizione. Il 16 luglio scorso circa 250 persone hanno sfilato per la città di Tokyo. Il corteo è partito dalla chiesa cattolica di Tsukiji ed è arrivato a Hibiya Park.

“La marcia è stata organizzata da membri laici di alcune parrocchie di Tokyo con la mia approvazione” racconta ad AsiaNews mons. Tarcisio Isao Yama Kikuchi, arcivescovo di Tokyo da dicembre 2017. E continua: “L’iniziativa dei laici è lodevole. Le attività pro-vita non sono così comuni in Giappone. L'organizzazione della marcia è importante perché suscita l’attenzione delle persone su questo importante tema della vita umana”.

L’opinione pubblica riguardo l’aborto non è cambiata in Giappone, che rimane uno dei Paesi al mondo con il maggior numero di interruzioni volontarie della gravidanza in un anno. Questo, nonostante il Paese stia fronteggiando una crisi demografica molto grave. Continua mons. Kikuchi: “L'aborto è stato ampiamente accettato, come se fosse un parte normale della vita. Anche se ci sono così tante persone, specialmente donne, che soffrono per il rimorso. Soffrono nel fisico e nella psiche”. Un sondaggio del 2005 metteva in luce proprio questa problematica. Una donna su sei, tra i 16 e i 49 anni, dichiarava di aver abortito almeno una volta nella vita. Tuttavia il 56% delle donne intervistate si diceva “addolorata” per il bambino.

In Giappone, oltre all’aborto, rimane forte la mentalità eugenetica. L'arcivescovo ricorda il grave episodio avvenuto l’anno scorso alla casa di cura per disabili a Sagamihara, dove un ex dipendente di 26 anni uccise 19 persone portatrici d’handicap. “L’assassino, un giovane, ha affermato che i disabili sono persone inutili e non hanno il diritto di vivere. Molto più spaventoso è il fatto che un buon numero di persone abbia approvato su internet questa dichiarazione del killer. Questi fatti mostrano con chiarezza che un buon numero di persone in Giappone pensa che possiamo misurare il valore della vita umana in base a quanto essa è produttiva”.

La Chiesa cattolica in Asia rimane una voce, spesso isolata, che afferma sempre lo sviluppo umano integrale delle persone; una visione dell’uomo slegata dalle logiche di utilità e produttività. Conclude mons. Kikuchi: “Per noi, le attività di promozione della pace, dello sviluppo umano e assistenza a coloro che sono in necessità non sono motivate da un’agenda politica, come alcuni criticano. Queste attività si basano sul nostro desiderio di promuovere una cultura della vita e uno sviluppo umano completo. Spero che anche gli attivisti pro-vita assumano questo punto di vista integrale e non attacchino un solo e unico problema”.

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