22/03/2019, 08.53
IRAQ
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Mosul, lutto nazionale per la tragedia del battello affondato. Quasi 100 morti

Il premier Mahdi ha visitato i feriti in ospedale e reso omaggio alle vittime. La nave era gremita di turisti che celebravano il capodanno curdo. A bordo oltre 200 persone, ben oltre la capacità del mezzo. Morti almeno 19 bambini e 61 donne. Fonti locali denunciano un tentativo delle forze di sicurezza di bloccare il racconto dei giornalisti. 

Mosul (AsiaNews/Agenzie) - Il Primo Ministro irakeno ha decretato tre giorni di lutto nazionale, dopo aver visitato nel pomeriggio di ieri il luogo in cui è affondato un traghetto sul fiume Tigri nei pressi di Mosul, uccidendo quasi 100 persone. Secondo quanto riferito dalla tv di Stato, Adel Abdel Mahdi ha visitato un ospedale della ex roccaforte del “Califfato” in cui sono ricoverati i feriti e l’obitorio dove sono raccolti i cadaveri delle vittime. 

La nave, adibita al trasporto persone, era gremita di famiglie e turisti che celebravano il Nowrūz (capodanno curdo). Dalle prime notizie è emerso che a bordo vi sarebbero state circa 200 persone, ben più di quante ne potesse contenere l’imbarcazione che solcava un fiume carico di acqua.

La nave si stava dirigendo verso l’isola di Umm Rabaen, una località turistica circa 4 km a nord del centro della città di Mosul, una delle numerose tappe previste dal viaggio organizzato in concomitanza con il nuovo anno. Secondo quanto emerso da alcuni filmati, il traghetto si sarebbe inclinato all’improvviso sulla destra imbarcando acqua, per poi capovolgersi ed essere trascinato a valle del fiume.

La Protezione civile aggiunge che la grande maggioranza dei turisti non era in grado di nuotare e la nave era sprovvista mezzi di salvataggio per tutti. Fra le vittime - 94 quelle accertate sinora - vi sono almeno 19 bambini e 61 donne. Gli uomini del soccorso hanno salvato altre 55 persone, strappandole alle acque impetuose del fiume. 

Alcune immagini diffuse sui social mostrano l’imbarcazione rovesciata e le persone trascinate dalla corrente. “A bordo vi erano troppe persone” racconta uno dei passeggeri sopravvissuti. “L’acqua ha iniziato a salire a bordo, il traghetto si è appesantito e si è rovesciato. Ho visto con i miei occhi bambini morti nell’acqua”. 

A poche ore dalla tragedia è già iniziato il rimpallo di accuse e responsabilità. Le autorità locali riferiscono di aver avvisato le persone del pericolo, per il livello crescente delle acque a causa dell’apertura delle porte della diga di Mosul. Altri puntano il dito contro i tour operator che avrebbero ignorato di proposito il pericolo. 

Il ministero della Giustizia ha ordinato l’arresto di nove dipendenti della compagnia di traghetti e hanno imposto il divieto di espatrio ai proprietari dell’imbarcazione e del sito turistico. Fonti locali rilanciate da Mosul Eye, un blog che ha denunciato le violenze jihadiste durante il dominio dello Stato islamico (SI, ex Isis), denunciano infine un tentativo delle forze di sicurezza di nascondere la tragedia cercando di arrestare i giornalisti e impedire loro di intervistare i familiari delle vittime. 

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