14/05/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal: cancellate tutte le spedizioni sull’Everest per il 2015

di Christopher Sharma
La decisione del governo dopo che il “Grande terremoto” ha reso pericolosi i percorsi. Per le valanghe scatenate dal sisma sono morti 27 scalatori, ma centinaia sono ancora sepolti sotto la neve. L’eroismo degli studenti cattolici e non cattolici del college gesuita St. Xavier, a Langtang per salvare i sopravvissuti.

Kathamndu (AsiaNews) – Tutte le spedizioni sull’Everest per il 2015 sono state cancellate, dopo che le valanghe scatenate dal “Grande terremoto” hanno ucciso 27 scalatori da tutto il mondo e ferito tanti altri, inclusi molti sherpa nepalesi. Il Sagarmatha Pollution Control Committee (Spcc), responsabile di organizzare i percorsi sulla montagna, lo ha confermato in via ufficiale. Secondo le autorità locali centinaia di turisti stranieri sono ancora dispersi, probabilmente sepolti sotto la neve.

Due giorni fa una squadra di Icefall Doctors e il presidente Spcc, Ang Dorjee sherpa, hanno esaminato la situazione al campo base dell’Everest e al ghiacciaio Khumbu. Al termine dell’indagine hanno suggerito al ministero del Turismo e alle altre agenzie interessate di fermare le spedizioni almeno fino alla fine di quest’anno.

Già nel 2014 la stagione dell’arrampicata è stata cancellata, dopo la morte di 16 sherpa nepalesi travolti da una valanga. Il disastro ha costretto le guide a boicottare le spedizioni e a scioperare, per chiedere maggiori controlli e tutele.

L’Everest rappresenta una grande attrazione turistica per il Nepal: solo quest’anno il governo ha guadagnato 375 milioni di rupie (oltre 3,2 milioni di euro) e ha rilasciato permesso a 340 stranieri e 18 nepalesi.

Langtang, insediamento che si trova lungo il monte, è stato completamente danneggiato dalle valanghe scatenate dal terremoto. Jagadish Pokhrel, portavoce dell’esercito nepalese, spiega: “Abbiamo appena completato il recupero via aria dei sopravvissuti di Langtang. Grazie agli elicotteri venuti da Cina e India abbiamo trasportato le persone al monastero buddista di Ale, a Kathmandu”.

Lindup Tamang, uno dei sopravvissuti, racconta: “Solo in 160 siamo ancora vivi, non sappiamo quanti siano ancora sepolti sotto la neve, ma crediamo siano almeno 200. L’area era piena di turisti stranieri e locali. Tutti gli alberghi sono ridotti in macerie, decine di animali ed esseri umani molti hanno trasformato l’intero villaggio in un cimitero”.

Nella zona sono attivi anche giovani cristiani e alcuni gesuiti. P. Bijaya Toppo sj, vicepreside del college St. Xavier, spiega: “Siamo tutti in prima linea per aiutare le vittime. Decine di nostri studenti cattolici e non cattolici si sono offerti volontari per partecipare alle operazioni di recupero e alla distribuzione di aiuti”.

Melun, studente cattolico, spiega: “Stiamo raggiungendo tutte le zone colpite dal terremoto, perché questo è il volere di Dio per noi. Alcune zone sono molto lontane e davvero disastrate, ma la grazia del Signore ci incoraggia ad andare avanti, raggiungendo posti dove nessuno ancora è riuscito a portare aiuti”.

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