23/07/2007, 00.00
FILIPPINE – ITALIA
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P. Bossi: “A Loreto con il Papa e i giovani per raccontare l’esperienza di missione”

di Santos Digal
Dure critiche dei vescovi filippini nei confronti della nuova legge sul terrorismo definita “barbara, oppressiva e demoniaca”. Ma nel Mindanao si profila il rischio di nuovo sequestri fra i missionari stranieri.

Manila (AsiaNews) – “Condividerò ogni singolo pensiero che verrà dal cuore: per me sarà un piacere raccontare l’esperienza di missione nelle Filippine davanti a una platea di giovani, oltre al grandissimo onore di poter salutare personalmente Benedetto XVI”. Con queste parole p. Giancarlo Bossi ha accolto l’invito di mons. Giuseppe Betori, segretario della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ad essere presente a Loreto l’1 e 2 settembre per le giornate di incontro fra i giovani italiani e il Papa.

Nei giorni scorsi p. Bossi aveva manifestato ad AsiaNews il desiderio di poter incontrare Benedetto XVI: un invito raccolto dalla CEI, che ha voluto il missionario del PIME fra quanti testimonieranno la propria esperienza di fede davanti ai giovani italiani durante la due giorni nelle Marche. Mons. Betori sottolinea che “la sua coraggiosa esperienza di missionario potrà far breccia nel cuore di tantissimi giovani alla ricerca di chi, come p. Bossi, fa del Vangelo la ragione della propria vita e la radice della propria speranza in mezzo agli altri”.

Proprio l’esperienza del sequestro, della prigionia ha reso ancora più salda la fede del missionario del PIME, che racconta di aver “pregato con i rapitori” e di aver intavolato quotidiane “discussioni per capire chi fossimo, per conoscere le differenti posizioni, per scoprire se nel profondo del cuore fossimo felici”. “Dopo qualche giorno – racconta p. Bossi – i rapporti si erano fatti più saldi: alle volte si riusciva persino a scherzare, ma la maggior parte del tempo le nostre discussioni vertevano sul confronto fra la fede cristiana e l’Islam, fra la Bibbia e il Corano”.

Infine p. Bossi lancia un appello: “Altri missionari stranieri potrebbero cadere nella rete dei sequestratori nel Mindanao, a meno che non vengano prese drastiche contromisure. I rapitori puntano sugli stranieri nella speranza di ottenere un riscatto con il quale finanziare le attività illegali”. Al contempo dice di credere alle parole dei rapitori, i quali hanno giurato che “non verrà sequestrato di nuovo” anche nel caso di un ritorno nella parrocchia di origine, a Payao. “Amo il popolo filippino e continuerò a servirlo, oggi ancora di più dopo le dimostrazioni di affetto e preghiera durante i giorni trascorsi nelle mani dei rapitori”, conclude p. Bossi.

In tema di sicurezza nel Paese, in questi giorni il Forum ecumenico dei vescovi del Mindanao ha sottoscritto la posizione espressa in precedenza dalla conferenza episcopale filippina contraria alla nuova legge sul terrorismo varata dal Governo lo scorso 15 luglio. La crescente “militarizzazione” della zona voluta da Manila appare in realtà come “una brutale aggressione verso la popolazione locale” che spesso sfocia in atti di violenza come omicidi extragiudiziali e arresti coatti”, anche di figure appartenenti alle chiesa locale. La legge è stata definita “barbara, oppressiva e demoniaca”.

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