20/09/2012, 00.00
LIBANO - VATICANO
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P. Samir: Per il Papa il Libano è un modello per Oriente e Occidente

di Samir Khalil Samir
A pochi giorni dalla visita di Benedetto XVI in Libano (14-16 settembre) non si spegne l'entusiasmo dei libanesi, presentati come un modello di convivenza per il mondo islamo-cristiano. L'Esortazione apostolica suggerisce il superamento del fondamentalismo da parte di tutte le religioni, accogliendo gli altri in nome della ragione e di principi insiti nella natura umana. La proposta di una "sana laicità", rispettosa della presenza delle religione nella società dice qualcosa anche all'occidente.

Beirut (AsiaNews) - Della strabiliante visita di Benedetto XVI al Libano, il primo fatto che mi ha colpito è che molti musulmani hanno partecipato alla festa per la sua presenza. Non vi erano tutti i musulmani, ma soprattutto gli sciiti hanno voluto manifestare il loro appoggio. Il Gran Mufti sunnita è stato un po' più discreto, ma in genere l'accoglienza dei musulmani è stata positiva. La gioia della gente cristiana poi era irrefrenabile. E la folla era costituita soprattutto di giovani.

Benedetto XVI e i musulmani

Verso i musulmani il papa ha avuto un atteggiamento molto amichevole: non ha mai fatto una critica, una correzione. Ha preferito proporre un cammino in positivo, una via di lavoro comune. Nell'Esortazione apostolica egli parla di due novità presenti in Medio Oriente: la laicità e  il fondamentalismo. Parlando di quest'ultimo, tutti noi pensiamo subito quasi in modo automatico al fondamentalismo islamico. Lui invece ha detto che esso è un pericolo che "tocca tutte le comunità" e dobbiamo combatterlo insieme. Lo definisce anche molto bene: gente che rigetta l'altro, che distrugge chi non è come loro, ecc...

A un giornalista qui presente è sembrato che il papa avesse cambiato opinione sull'islam rispetto al discorso di Regensburg. Ma secondo me non ha cambiato per nulla. È cambiato lo stile e la nostra comprensione del suo discorso.

Questa Esortazione apostolica è una pista molto costruttiva. Parlando ai cristiani egli propone una via per lavorare insieme a costruire la città e la società insieme agli altri. Il lavoro dei cristiani è fondato su ciò che è comune alla natura umana, non su qualcosa di dettato direttamente da Dio o presente in un libro sacro. In fondo questo è lo stesso tema di Regensburg: l'appello a vivere secondo ragione, evitando la violenza fondamentalista, che usa Dio contro la ragione, e la violenza laicista, che usa la ragione contro Dio.

Qualcuno ha detto che il papa non ha suggerito alcuna via politica e per questo è stato poco concreto. Io dico che il papa ha fatto una scelta perfetta, richiamando a principi fondamentali, universalmente accettati, includendo la dimensione spirituale dell'Uomo, perché la politica tocca a noi, secondo le condizioni e le situazioni in cui ci troviamo.

Perdono e riconciliazione

Suggerendo principi e valori comuni a tutti coloro che cercano il bene, egli ci permette  di riflettere sulle piste da seguire per concretizzare la sua visione.

Per esempio, mi ha colpito che nel bel discorso fatto a Baabda, egli abbia citato cinque volte la parola "dignità dell'uomo",  sottolineando temi come "riconciliazione" e "perdono". Tutto questo è fondamentale per il Medio Oriente. Prendiamo la situazione della Siria: ormai la situazione è bloccata e non va né avanti, né indietro. Ognuno dalle due parti cerca di vincere questa guerra e l'unico risultato è che vi sono sempre più morti e sempre più crudeltà.

Anche se la guerra finisse, tutti rimarrebbero con qualche grave ferita: un parente ucciso, una violenza subita, distruzioni. Se non impariamo a perdonarci, riconoscendo il male fatto e il male ricevuto, e a riconciliarci, è impossibile pensare al futuro. Se non si intavola un dialogo per l'abbozzo di una nuova Siria, preparato dal perdono e dalla riconciliazione, la Siria si distruggerà senza aver trovato alcun sentiero di speranza.

I giornali arabi hanno dato molto spazio alla visita del papa e al suo messaggio. An-Nahar, il giornale arabo più letto in Libano, il 15 settembre scorso ha dedicato al pontefice un supplemento speciale di 8 pagine. Ad esso hanno contribuito cristiani cattolici, ortodossi e anche musulmani. La prima pagina, dal titolo "Basta parlare di dhimmi", ricorda tutta la storia di come i non musulmani erano trattati in passato (esclusione dalla società; tassa di protezione; ecc..). Nella seconda pagina, un sacerdote ortodosso riprende questo tema rivendicando per i cristiani piena cittadinanza e non "dhimmitudine". La terza pagina è di un musulmano che partendo dall'esperienza egiziana della Primavera araba, ricorda che fin dall'inizio del XX secolo, cristiani e musulmani hanno collaborato nella società, lottando insieme contro i colonizzatori britannici. E poi vi sono altri articoli di musulmani e cristiani che appoggiano il discorso del papa che definiscono una "visione spirituale che supera i dibattiti politici". I commenti positivi sulla visita del pontefice continuano ancora oggi.

Libano come modello

La proposta di Benedetto XVI avrà un impatto efficace? Io credo di sì. Il pontefice non ha solo affermato valori; egli ha anche presentato il Libano come modello per il Medio oriente. Parlando della pluralità del Libano - molte confessioni cristiane e molte ramificazioni islamiche - lui ha fatto l'apologia della pluralità come fonte di ricchezza per una nazione.

Certo, egli ha anche citato la possibilità che la molteplicità porti alla divisione e alla lotta. Ma ha sottolineato soprattutto che il Libano è riuscito a creare un'unità basata sulla pluralità e non sull'uniformità.  Il papa oppone il progetto fondamentalista - che vorrebbe che tutti si conformino  a un determinato stile di vita e di vestire (barba, velo, ecc..), praticassero strettamente il digiuno, applicassero tutti i particolari della sharia - proponendo invece la realtà libanese, che non è perfetta, ma riuscita in molti aspetti.

Il Libano, riconoscendo l'esistenza di 18 comunità, afferma che vi è la diversità, ma allo stesso tempo tutti affermano che essi sono un popolo. Questa prospettiva è molto positiva per la regione. A parte qualche area del Medio Oriente dove si trovano cristiani, la maggioranza dei Paesi ha una popolazione islamica. Ma tutti i tentativi di unificare questi Paesi sotto un'unica bandiera, anche quella islamica, sono falliti: i progetti di rifare il califfato, soppresso nel 1924 da Kemal Atatürk, non si sono mai realizzati; l'unione fra alcuni Paesi arabi (la Repubblica Araba Unita nel 1958, con Egitto, Siria, Yemen) non è mai andata in porto.

La nostra gente e i nostri capi sono sempre tentati di dire che se vogliamo avere una realtà forte, dobbiamo avere tutti uno stesso pensiero omogeneo. Invece il modello del Libano presenta unità e molteplicità insieme.

La strada del Libano, è una strada efficace perché ha sviluppato un elemento presente nell'impero ottomano, riconoscendo le comunità e legandole allo Stato attraverso il capo di quella comunità (si tratta del millet, una parola araba pronunciata in turco, che significa "confessioni" e più esattamente una "comunità religiosa legalmente protetta"). Dopo la caduta dell'impero ottomano, i francesi hanno cercato di recuperare questo rispetto verso le comunità.

In più, il Libano è stato sempre una terra di rifugio per molte comunità: maroniti, drusi, sciiti, ecc.... E per questo da secoli i libanesi sono abituati a trattare e convivere con religioni, lingue, comunità diverse. La costituzione creata nel 1923 con l'influenza francese mette tutte queste comunità sotto il "Dio Altissimo". L'articolo 50 precisa che il Presidente della Repubblica, prima di entrare in funzione, fa giuramento di fedeltà dicendo: "Giuro, per Dio altissimo, di osservare la Costituzione e le leggi del Popolo libanese, di mantenere l'indipendenza del Libano e l'integrità del territorio". La formula è importante: non è né il Dio d'amore dei cristiani, né il Dio misericordioso dei musulmani.

Questo ha creato una realtà diversificata,  che rispetta la religione all'interno di una "sana" laicità. Certo, vi è anche il rischio che le comunità diventino un ghetto e che ognuna rimanga chiusa in se stessa, ma alla fine, questo stile libanese mi sembra buono e credo possa offrirsi davvero come modello per il Medio Oriente.

Del resto, il Libano è considerato in tutto il Medio oriente un Paese avanzato e felice. Ciò è tanto più stupefacente quando si pensa che esso ha così tante comunità che convivono all'interno. Ma i gruppi hanno messo l'unità fra di loro come condizione, con un riferimento discreto a Dio, che è sopra di tutti.

Io sono convinto che il papa abbia toccato un punto fondamentale:    l'unità arricchita dalla molteplicità, non l'unità che soffoca nell'uniformità.

Il papa ha anche suggerito che il Libano potrebbe essere modello non solo per il Medio Oriente, ma anche per il mondo. Non dobbiamo dimenticare che ormai anche in Occidente sono presenti tante comunità di religioni e culture diverse, con le quali è necessario ripensare la convivenza. Per questo il papa - nell'Esortazione apostolica - fa la critica della laicità secolarizzata, valorizzando invece la "sana laicità" (v. n. 29).

"La sana laicità - egli dice - ... significa liberare la religione dal peso della politica e arricchire la politica con gli apporti della religione, mantenendo la necessaria distanza, la chiara distinzione e l'indispensabile collaborazione tra le due. Nessuna società può svilupparsi in maniera sana senza affermare il reciproco rispetto tra politica e religione, evitando la tentazione costante della commistioneo dell'opposizione".

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