27/10/2022, 08.49
EURASIA
Invia ad un amico

Paesi turanici vogliono alfabeto turcico per riscoprire la propria identità

di Vladimir Rozanskij

Processo promosso soprattutto dalla Turchia di Erdogan. Ha ricevuto una spinta ulteriore dopo l’inizio dell’aggressione putiniana all’Ucraina. La lingua vista come massimo integratore di significato politico e ideologico.

Mosca (AsiaNews) – In questi giorni l’Organizzazione dei Paesi Turanici (Opt), che coinvolge Turchia, Azerbaigian, Kazakistan e Kirghizistan, ha deciso di sottoporre a discussione comune la questione della creazione di un alfabeto unico. Secondo il politologo tataro Ruslan Ajsin, si tratta di “un evento atteso da lungo tempo, a cui potranno unirsi prima o poi i turcofoni della Federazione russa, e magari i tanto perseguitati uiguri della Cina”, come afferma in un articolo su Idel.Realii.

Negli ultimi anni, soprattutto su iniziativa di Ankara, si è avviato un deciso processo di riavvicinamento dei Paesi turanici, che ha ricevuto una spinta ulteriore dopo l’inizio dell’aggressione putiniana all’Ucraina. I soggetti interessati hanno sottoscritto o promosso molti accordi strategici e progetti comuni economici e umanitari. Anche la creazione di un esercito comune per garantire la sicurezza della regione di memoria ottomana, e riuscire a contrapporsi alle pressioni del minaccioso vicino settentrionale, o sottrarsi alle spire della globalizzazione.

Il mondo turanico cerca di riscoprire una propria identità comune, in una fase di crollo affannoso degli imperialismi d’Oriente e d’Occidente e delle loro politiche coloniali. Come affermava lo storico Lev Gumilev, il regime di Mosca “aveva cercato nel secolo scorso di sparpagliare il super-ethnos turcofono in varie stanze separate, quelle delle repubbliche sovietiche eurasiatiche, per affermare il principio del divide et impera”. Questa frammentazione comportava anche una rimozione dell’eredità culturale e spirituale, e dello spirito di fraternità dei popoli turanici.

Proprio l’alfabeto è stato lo strumento simbolico di questa operazione coloniale. Nel giro di una generazione, Mosca aveva cambiato la grafia linguistica per due volte: prima sostituendo l’arabo con le lettere latine, e poco tempo dopo imponendo l’alfabeto cirillico, a scopo di unificazione e russificazione. L’intelligentsija di questi Paesi ha cercato di opporsi al paradigma imperiale, ma l’inerzia imposta con la forza dal potere centrale ha messo a tacere tutte le voci contrarie, spesso tramite internamento nei lager.

Come ricorda Ajsin, “un grande intellettuale tataro di fine ‘800, Ismail Gaspraly, sosteneva che l'unità viene data dalla lingua, dalle idee e dal lavoro”. La lingua è il massimo integratore di significato politico e ideologico, e nessun progetto globale di collaborazione può riuscire senza una lingua comune. Il mondo turanico oggi supera i 300 milioni di persone, e una lingua turcica basata su un unico alfabeto, il cosiddetto Yangalif, diventerebbe uno degli idiomi più diffusi al mondo.

La lingua diventerebbe così non soltanto il veicolo dell’integrazione del mondo turanico, ma sarebbe lo scudo protettivo rispetto all’aggressione del “mondo russo”. L’invasione dell’Ucraina, avverte lo storico, “è iniziata proprio con la motivazione della difesa della popolazione russofona di quel Paese, e affermazioni simili sono già risuonate a proposito del Kazakistan”. È l’eredità sovietica di contrasto alle lingue e alle culture dei popoli ritenuti “minori” di quello russo dominante.

“Da soli non si sopravvive”, conclude Ajsin, “nel mondo della comunicazione globale, la lingua diventa uno strumento decisivo nella guerra politica e ideologica”. Non si tratta solo di regolare un mezzo di comunicazione, ma di elaborare una visione comune del mondo: “gli antichi greci ritenevano che la loro lingua, il Logos, fosse allo stesso tempo la parola e il pensiero, la chiave che apre le porte dell’anima umana, della ragione e della percezione della realtà circostante”. Solo un uomo che parla la propria lingua nativa può ritenersi un autentico soggetto, non un membro di una massa anonima.

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Il Kazakistan propone una ‘Onu eurasiatica’
17/10/2022 08:54
Mosca e il futuro dell’alleanza eurasiatica
11/03/2022 08:56
I 30 anni della Csto, la 'tigre di carta'
17/05/2022 08:56
Entro il 2023 i kazaki torneranno all’alfabeto latino, abbandonando il cirillico
19/04/2021 08:24
Il futuro dell’integrazione eurasiatica
10/06/2022 08:59


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”