07/04/2010, 00.00
VATICANO
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Papa: La resurrezione è la “buona notizia” di cui siamo annunciatori per il mondo

Benedetto XVI ha spiegato il valore della Pasqua a oltre 20 mila pellegrini. Testimoniare la nuova vita in Cristo in mezzo a “tanta sofferenza, tanta violenza, tante incomprensioni”. Un saluto ai cristiani russi per la Pasqua, che quest’anno è caduta nello stesso giorno per ortodossi e cattolici.
Città del Vaticano (AsiaNews) – “Dopo il pianto e lo sgomento del Venerdì Santo, e dopo il silenzio carico di attesa del Sabato Santo, ecco l’annuncio stupendo: ‘Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!’ (Lc 24,34). Questa, in tutta la storia del mondo, è la ‘buona notizia’ per eccellenza, è il ‘Vangelo’ annunciato e tramandato nei secoli, di generazione in generazione”.
Benedetto XVI ha introdotto così la catechesi di oggi dedicata alla “gioia luminosa della Pasqua”, interrompendo le analisi sulle figure significative della storia della Chiesa. Il papa è giunto in elicottero da Castel Gandolfo, dove si trova per un periodo di riposto, e ha parlato davanti ai pellegrini che hanno gremito in ventimila e più la piazza san Pietro.
 
“La Pasqua di Cristo – ha continuato il pontefice -  è l’atto supremo e insuperabile della potenza di Dio… un evento assolutamente straordinario”. Allo stesso tempo, “esso è anche un fatto ‘storico’, reale, testimoniato e documentato”.
 
Il papa, citando i vangeli, ricorda che l’annuncio è stato dato anzitutto dagli angeli alla tomba di Gesù, poi alle pie donne, poi ai discepoli. “Sì, cari amici – ha continuato -  tutta la nostra fede si fonda sulla trasmissione costante e fedele di questa ‘buona notizia’. E noi, oggi, vogliamo dire a Dio la nostra profonda gratitudine per le innumerevoli schiere di credenti in Cristo che ci hanno preceduto nei secoli, perché non sono mai venute meno al loro fondamentale mandato di annunciare il Vangelo che avevano ricevuto”.
 
E ancora: “La buona notizia della Pasqua, dunque, richiede l’opera di testimoni entusiasti e coraggiosi. Ogni discepolo di Cristo, anche ciascuno di noi, è chiamato ad essere testimone”.
 
Benedetto XVI ha poi ricordato che la testimonianza è “capace di cambiare il cuore, l’intera esistenza…è viva innanzitutto perché Cristo stesso ne è l’anima vivente e vivificante”. Citando la finale del vangelo di Marco - dove si scrive che gli Apostoli "partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano" (Mc 16,20) – egli ha affermato: “La vicenda degli Apostoli è anche la nostra e quella di ogni credente, di ogni discepolo che si fa "annunciatore". Anche noi, infatti, siamo certi che il Signore, oggi come ieri, opera insieme ai suoi testimoni. È questo un fatto che possiamo riconoscere ogni qualvolta vediamo spuntare i germi di una pace vera e duratura, là dove l’impegno e l’esempio di cristiani e di uomini di buona volontà è animato da rispetto per la giustizia, da dialogo paziente, da convinta stima verso gli altri, da disinteresse, da sacrificio personale e comunitario”.
 
Anche se in molte parti del mondo vi è  “tanta sofferenza, tanta violenza, tante incomprensioni”, “l Signore ci manda come suoi testimoni. Ma possiamo essere tali solo a partire e in riferimento continuo all’esperienza pasquale, quella che Maria di Magdala esprime annunciando agli altri discepoli: "Ho visto il Signore" (Gv 20,18). In questo incontro personale con il Risorto stanno il fondamento incrollabile e il contenuto centrale della nostra fede, la sorgente fresca e inesauribile della nostra speranza, il dinamismo ardente della nostra carità”.
 
Alla fine dell’udienza, nei saluti in diverse lingue, Benedetto XVI ha voluto fare un saluto ai cristiani russi, in occasione della Pasqua che quest’anno è celebrata nello steso giorno sia per i cattolici che per gli ortodossi. Il pontefice ha perciò inviato “un cordiale saluto e un beneaugurante pensiero a tutti i russi sia a quanti vivono in patria sia a quelli che si trovano in varie parti del mondo. La Solennità della Santa Pasqua, che quest’anno abbiamo avuto la gioia di celebrare insieme tra cattolici e ortodossi, sia occasione di una rinnovata fraternità e di una sempre più intensa collaborazione nella verità e nella carità”.
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