04/03/2016, 13.51
VATICANO
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Papa: il confessore, “strumento” di Dio, sia attento a non porre ostacoli alla sua misericordia

Serve una preparazione “accurata e aggiornata”. Se non si può dare l’assoluzione, “prima di tutto cercare se c’è una strada: tante volte si trova. Secondo: non legarsi soltanto al linguaggio parlato, ma anche al linguaggio dei gesti”. “E terzo: se non può dare l’assoluzione, parlare come padre: ‘Ma senti, tu, per questo io non posso, ma posso assicurarti che Dio ti ama, che Dio ti aspetta!”.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – I confessori ricordino di essere “strumenti” della misericordia di Dio. Siano quindi “attenti a non porre ostacolo a questo dono di salvezza” e, se non si può dare l’assoluzione, “prima di tutto cercare se c’è una strada: tante volte si trova. Secondo: non legarsi soltanto al linguaggio parlato, ma anche al linguaggio dei gesti”. “E terzo: se non può dare l’assoluzione, parlare come padre: ‘Ma senti, tu, per questo io non posso, ma posso assicurarti che Dio ti ama, che Dio ti aspetta!”.

L’odierno incontro del Papa con i partecipanti al corso annuale sul “Foro interno” promosso dalla Penitenzieria apostolica, ha dato occasione a Francesco per ribadire le sue indicazioni per i sacerdoti che confessano, ai quali ha anche ricordato le parole di Gesù sulla gioia che c’è in cielo per un peccatore convertito, per dire che le confessioni siano anche “un ‘canale di gioia’” per il fedele che “non si senta più oppresso dalle colpe, ma possa gustare l’opera di Dio che lo ha liberato, vivere in rendimento di grazie, pronto a riparare il male commesso e ad andare incontro ai fratelli con cuore buono e disponibile”.

La celebrazione del sacramento che, ha detto, “sembra trovare in questa parola – ‘misericordia” – la sua sintesi”, richiede “un’adeguata e aggiornata preparazione, affinché quanti vi si accostano possano «toccare con mano la grandezza della misericordia, fonte di vera pace interiore»”. La misericordia, infatti, “prima di essere un atteggiamento o una virtù umana, è la scelta definitiva di Dio a favore di ogni essere umano per la sua eterna salvezza; scelta sigillata con il sangue del Figlio di Dio. Questa divina misericordia può gratuitamente raggiungere tutti quelli che la invocano. Infatti la possibilità del perdono è davvero aperta a tutti, anzi è spalancata, come la più grande delle ‘porte sante’, perché coincide con il cuore stesso del Padre, che ama e attende tutti i suoi figli, in modo particolare quelli che hanno sbagliato di più e che sono lontani. La misericordia del Padre può raggiungere ogni persona in molti modi: attraverso l’apertura di una coscienza sincera; per mezzo della lettura della Parola di Dio che converte il cuore; mediante un incontro con una sorella o un fratello misericordiosi; nelle esperienze della vita che ci parlano di ferite, di peccato, di perdono e di misericordia”.

“C’è tuttavia la ‘via certa’ della misericordia, percorrendo la quale si passa dalla possibilità alla realtà, dalla speranza alla certezza. Questa via è Gesù, il quale ha «il potere sulla terra di perdonare i peccati» (Lc 5,24) e ha trasmesso questa missione alla Chiesa (cfr Gv 20,21-23). Il sacramento della Riconciliazione è dunque il luogo privilegiato per fare esperienza della misericordia di Dio e celebrare la festa dell’incontro con il Padre”.

“Ricordatevi Quando, come confessori, ci rechiamo al confessionale per accogliere i fratelli e le sorelle, dobbiamo sempre ricordarci che siamo strumenti della misericordia di Dio per loro; dunque stiamo attenti a non porre ostacolo a questo dono di salvezza! Il confessore è, egli stesso, un peccatore, un uomo sempre bisognoso di perdono; egli per primo non può fare a meno della misericordia di Dio, che lo ha ‘scelto’ e lo ha ‘costituito’ (cfr Gv 15,16) per questo grande compito. Ad esso deve dunque disporsi sempre in atteggiamento di fede umile e generosa, avendo come unico desiderio che ogni fedele possa fare esperienza dell’amore del Padre. In questo non ci mancano confratelli santi ai quali guardare: pensiamo a Leopoldo Mandic e Pio da Pietrelcina, le cui spoglie abbiamo venerato un mese fa in Vaticano”.

“Ogni fedele pentito, dopo l’assoluzione del sacerdote, ha la certezza, per fede, che i suoi peccati non esistono più, sono stati cancellati dalla divina misericordia. Ogni assoluzione è, in un certo modo, un giubileo del cuore, che rallegra non solo il fedele e la Chiesa, ma soprattutto Dio stesso. Gesù lo ha detto: «Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7). E’ importante, dunque, che il confessore sia anche un ‘canale di gioia’ e che il fedele, dopo aver ricevuto il perdono, non si senta più oppresso dalle colpe, ma possa gustare l’opera di Dio che lo ha liberato, vivere in rendimento di grazie, pronto a riparare il male commesso e ad andare incontro ai fratelli con cuore buono e disponibile”.

“In questo nostro tempo, segnato dall’individualismo, da tante ferite e dalla tentazione di chiudersi, è un vero e proprio dono vedere e accompagnare persone che si accostano alla misericordia. Ciò comporta anche, per noi tutti, un obbligo ancora maggiore di coerenza evangelica e di benevolenza paterna; siamo custodi, e mai padroni, sia delle pecore, sia della grazia. Rimettiamo al centro – e non solo in questo Anno giubilare! – il sacramento della Riconciliazione, vero spazio dello Spirito nel quale tutti, confessori e penitenti, possiamo fare esperienza dell’unico amore definitivo e fedele, quello di Dio per ciascuno dei suoi figli, un amore che non delude mai”.

Il Papa poi, parlando a braccio, si è chiesto: “Cosa faccio se mi trovo in difficoltà e non posso dare l’assoluzione?”. “Cosa si deve fare? Ma prima di tutto cercare se c’è una strada: tante volte si trova. Secondo: non legarsi soltanto al linguaggio parlato, ma anche al linguaggio dei gesti. C’è gente che non può parlare e con il gesto dice il pentimento, il dolore. E terzo: se non può dare l’assoluzione, parlare come padre: ‘Ma senti, tu, per questo io non posso, ma posso assicurarti che Dio ti ama, che Dio ti aspetta! Preghiamo insieme alla Madonna, perché ti custodisca, e vieni, torna, perché io ti aspetterò come ti aspetta Dio’, e dare la benedizione. Così questa persona esce dal confessionale: ‘Ho trovato un padre e non mi ha bastonato’ … Ma quante volte avete sentito le gente che dice: ‘Io mai mi confesso, perché una volta sono andato e mi ha sgridato’”. “Anche nel caso limite, in cui io non posso assolvere, ma che senta il calore di un padre, eh? Che lo benedici. E semmai torni, torni… Anche che preghi un po’ con lui o con lei. Sempre questo: è il padre lì. E questa è festa pure e Dio sa come perdonare le cose meglio di noi, no? Ma, almeno noi, siamo l’icona del Padre”.

 

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