06/06/2007, 00.00
CINA
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Pechino promette che farà diminuire il suo inquinamento entro il 2007

Lo afferma un alto funzionario per la protezione dell’ambiente, secondo cui le misure adottate gli anni scorsi solo ora daranno risultati. Intanto i dati ufficiali mostrano che la situazione peggiora ogni giorno. Fonti d’acqua inquinate, mare che rischia di morire, siccità che avanza, tempeste di sabbia sempre più violente.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – In Cina l’inquinamento diminuirà entro il 2007. La promessa di Zhang Lijun, vicedirettore dell’Amministrazione statale per la protezione dell’ambiente (Sepa), massimo ente di controllo, arriva mentre oggi in Germania alla riunione dei G8 il presidente Hu Jintao discuterà dei cambiamenti climatici mondiali. Ma contrasta con i dati della stessa Sepa.

Zhang ha osservato ieri che “le immissioni inquinanti sono ancora aumentate nel 2006, ma molto meno che nel 2005. Ho fiducia che entro l’anno l’aumento degli scarichi inquinanti si fermi e che poi la tendenza si inverta”. Questo “minor aumento” sarebbe un primo effetto delle misure adottate nel 2006.

Ma i dati della stessa Sepa non sembrano confermare questo ottimismo. Pechino si era impegnata a ridurre il biossido di zolfo nell’aria (che causa le piogge acide) del 10% dal 2006 al 2010, ma nel 2006 è cresciuto dell’1,5% raggiungendo i 25,89 milioni di tonnellate. La mancanza di ossigeno nelle acque (indice di inquinamento) è cresciuta del 4,6%. Nel 2006 ci sono stati 161 gravi incidenti inquinanti ufficiali, rispetto agli 85 del 2005.

A Wuxi (Jiangsu) e in molte altre zone gli scarichi industriali hanno causato un eccesso di nitrati e fosfati in laghi e fiumi con proliferazione di alghe che avvelenano l’acqua. Oltre 2 milioni di persone che vivono sul Lago Tai, il 3° più grande del Paese, sono prive di acqua potabile. Ma Zhang ritiene “non migliorata né peggiorata” la situazione delle acque interne e promette di inviare “imbarcazioni per togliere le alghe dal lago”.

Alcuni dati della Sepa contrastano con altri studi. Così, l’Ente dice che il Mare Bohai è poco inquinato, mentre la cinese Amministrazione oceanica dello Stato avverte che scarichi industriali e rifiuti non trattati lo uccideranno in 10 anni. L’ottimismo di Zhang contrasta anche con un rapporto rivelato a maggio da Pan Yue, altro vicedirettore Sepa, per il quale da gennaio ad aprile il degrado ambientale è peggiorata in quasi tutto il Paese.

Intanto oggi in Germania il presidente Hu, invitato all’incontro G8 dei Paesi più industrializzati, discuterà di cambiamenti climatici e surriscaldamento del mondo. Il 4 giugno Pechino ha promesso che diminuirà nei prossimi anni l’emissione dei gas serra, pur ammettendo che non è riuscita a mantenere i precedenti impegni di diminuire l’inquinamento.

I cambiamenti del clima stanno causando gravissimi danni in Cina. Lo sfruttamento dei fiumi e la diminuzione delle piogge crea siccità sempre maggiore in Gansu, Qinghai e Ningxia. Nel Sichuan manca l’acqua per 4 milioni di persone e 4,46 milioni di capi di bestiame, mentre 116mila persone la ricevono solo tramite autobotti. Ci sono gravi danni alle piantagioni di riso e frumento. Per l’incontrollata deforestazione, poi, il deserto del Gobi avanza verso Pechino di 3 chilometri l’anno e tempeste di sabbia sempre più violente si abbattono sulla capitale e su tutta l’Asia nordorientale. Ora nella Mongolia interna, nell’Hebei e nello Shanxi le autorità hanno piantato milioni di alberi e seminato erba dagli aeroplani per creare una “verde muraglia” che fermi la sabbia. Ma esperti commentano che l’intervento copre non più di un decimo dell’area interessata.

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