24/03/2010, 00.00
KIRGHIZISTAN
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Per il Kirghizistan non va bene “la democrazia di stile occidentale”

Lo ha detto il presidente Bakiyev, criticando una democrazia fondata su “elezioni e rispetto dei diritti umani” e preannunciando una svolta autoritaria. Oggi, anniversario della”Rivolta Arancione”, la gente è scesa in piazza in protesta per la forte crisi economica.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – In migliaia sono scesi in piazza oggi 24 marzo, 5° anniversario della cosiddetta “Rivoluzione Arancione” del 2005, protestando contro la politica del presidente Kurmanbek Bakiyev. Ieri il presidente, nel corso dell’Assemblea nazionale, ha dichiarato che la “democrazia stile occidentale” non è adatta per loro. Nel Paese in crescenti difficoltà economiche appare probabile una svolta autoritaria, mentre l’opposizione appare divisa e priva di forti proposte alternative.

Oggi la gente ha protestato contro Bakiyev per “non avere rispettato le promesse” fatte quando il 24 marzo 2005 giunse al potere proprio tramite la rivoluzione pacifica di massa, che costrinse l’ex presidente Askar Akaev a fuggire all’estero. L’attuale presidente è accusato di non avere stroncato la corruzione, avere portato il Paese a una difficile situazione economica e tentare ora di assumere un potere sempre più autoritario, con la popolazione che assiste a una vera guerra tra clan per il potere mentre il tenore di vita scende sempre più.

Ieri un gruppo di dimostranti ha cercato di marciare sul palazzo a Bishkek dove Bakiyev ha aperto il Kurultai, l’Assemblea nazionale con 750 delegati per commemorare l’anniversario. Ci sono stati scontri con la polizia, con almeno 19 arresti (oltre 40 secondo i dimostranti), compresi esponenti di primo piano dell’opposizione. Scontri ci sono stati pure tra polizia e dimostranti antigovernativi nella regione di Alai, con circa 40 arresti.

Nei giorni precedenti il governo aveva chiuso stazioni radio, siti web, quotidiani e minacciato i media. Peraltro esperti osservano che l’opposizione al presidente appare troppo divisa per avere effettivo seguito popolare, anche per la mancanza di proposte precise su come migliorare il tenore di vita della gente.

Analisti politici osservano che il clan del presidente vuole concentrare sempre più potere nelle proprie mani, mentre l’intera politica economica è controllata da Maksim Bakiyev, figlio del presidente.

Al Kurultai di ieri Bakiyev ha osservato che per il Paese non va bene una democrazia “stile occidentale”, basata su elezioni e rispetto dei diritti umani, ipotizzando per il futuro una “democrazia consultativa”, che privilegi il “dialogo” tra governo e principali gruppi sociali.

Esperti commentano che l’attuale governo ha buoni sostegni internazionali, ad esempio perché svolge un importante ruolo di sostegno degli Stati Uniti per la guerra in Afghanistan. L’aeroporto di Manas, abbastanza vicino all’Afghanistan, è usato come punto di transito per le forze aeree Usa e tutti i relativi contratti, ad esempio per la fornitura di carburante, sono stati stipulati dal Pentagono con imprenditori collegati con la famiglia Bakiyev. Il politico in esilio Edil Baisalov osserva che dalla sola base aerea “tale famiglia ha un profitto netto di almeno 80 milioni di dollari Usa l’anno”.

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