14/05/2007, 00.00
BANCA MONDIALE - IRAQ
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Petrolio irakeno e pratiche abortive dietro lo scandalo “etico” di Wolfowitz

di Richard Bloom
Organizzazioni neomalthusiane vogliono che i soldi della banca Mondiale siano usati per diffondere l’aborto fra le preadolescenti del Terzo mondo. E sono contrari alla ricostruzione dell’Iraq e alla produzione del petrolio. Forse per innescare una guerra per il controllo delle risorse energetiche e per ridurre la popolazione mondiale.

Washington (AsiaNews) – Fra due giorni, il 16 maggio, il consiglio direttivo della Banca Mondiale (BM) dovrebbe decidere il destino del presidente Paul Wolfowitz, accusato di favoritismo per aver promosso a dirigente la sua amante palestinese Shaha Ali Riza e essere intervenuto per accrescere il suo stipendio. Domani il consiglio dovrebbe anche ascoltare la testimonianza dello stesso Wolfowitz, che si difende dicendo che tutte le prove contro di lui sono mal interpretate.

Al di là della discussione sui meriti della dirigente Shaha Ali Riza, da tutti considerata molto valida e competente; al di là della svolta di straordinaria efficienza che “Wolfie” ha risolutamente impresso nella gestione della BM, che eroga impegni per circa 25 miliari di dollari all’anno, quello che disturba è il diffuso moralismo puritano che rischia di essere una cortina fumogena dietro cui si nascondono altri motivi.

Questi motivi sono legati alla voglia di alcune organizzazioni neomalthusiane di usare i fondi della BM per diffondere le pratiche abortive nel terzo mondo e al desiderio di bloccare gli sviluppi economici petroliferi dell’Iraq. Alcune notizie di questi giorni lo dimostrano.

La Banca Mondiale e l’aborto

Nel silenzio generale dei mezzi d’informazione – ne parla solo the Catholic Family and Human Rights Institute – una battaglia ancora in corso si è sviluppata all’interno della BM in merito ai “servizi per la salute riproduttiva”. Whitney Debevoise, che rappresenta gli Usa all’interno della BM, ha sollevato un’obiezione all’inclusione dell’aborto nel concetto dei “servizi per la salute riproduttiva” in merito a progetti finanziati dalla stessa BM. Nella proposta americana si trattava di aggiungere una frase relativa alla “età appropriata per accedere alla cura della salute riproduttiva e sessuale”. Il contrasto riguarda strategie di sviluppo economico ed in particolare se la BM deve o meno finanziare nei paesi del Terzo Mondo progetti di diffusione dei metodi contraccettivi (includendo tra essi l’aborto quale strumento ultimo di controllo della natalità) anche alle fasce di popolazione in età pre adolescenziale ed infantile. Contro la proposta statunitense si sono levati i rappresentanti di Francia, Italia, Germania e Norvegia. A sostegno dei rappresentanti dei Paesi europei è intervenuta anche la Federazione internazionale per la pianificazione familiare, l’ IPPF (International Planned Parenthood Federation).  Con una campagna di posta elettronica indirizzata al referente del Consiglio di amministrazione della BM, il tedesco Eckhard Deutscher,  la IPPF ha accusato la formulazione proposta dagli Usa di essere “motivata ideologicamente”, come se quella da essa stessa proposta non fosse motivata dall’ideologia neomalthusiana e denatalista, oltre che abortista. Su questo documento si è giunti per ora ad una fase di stallo, anche perché gli Stati Uniti sono tra i maggiori finanziatori della BM.

D’improvviso però la stampa internazionale, imbeccata da quella anglosassone e soprattutto dalle grandi agenzie di stampa, ha preso di mira il presidente della BM, Wolfowitz, ridicolizzandolo e mostrando le sue trasgressioni “etiche” sul lavoro. Nel dossier di Wolfowitz ci sono cose ben più scottanti. Ad esempio che la CIA nel 1978 ha rinvenuto documenti che coinvolgevano Wolfie, cittadino americano ed alto funzionario di un ente della difesa statunitense, la “U.S. Arms Control & Disarmament Agency”, in un caso di spionaggio a favore di Israele tramite  la American Israel Public Affairs Committee. Ma la stampa ha preferito il ridicolo e la delegittimazione.

Va detto che Wolfowitz si è difeso da queste accuse, assicurando che la BM non ha cambiato politica nel finanziare i progetti che stanno tanto a cuore all’IPPF, i “servizi per la salute riproduttiva”, fornendo più di tre miliardi di dollari. Ma questa dichiarazione di Wolfowitz non è stata considerata sufficiente dalla fazione denatalista, anche se nei “servizi per la salute riproduttiva” sostenuti dalla BM viene da tempo incluso l’aborto.

L’Iraq e la produzione petrolifera

Un altro fatto strano è la coincidenza tra gli attacchi a Wolfowitz e sue iniziative a favore dell’Iraq. Lo scorso autunno, Wolfowitz ha chiesto di aprire di nuovo un ufficio permanente a Baghdad, dove la BM durante il regime di Saddam Hussein, aveva mantenuto aperto un proprio ufficio fino all’agosto 2003, cioè fin quasi alla vigilia  dell’intervento della coalizione guidata dagli americani. L’intento di Wolfowitz era che con la riapertura dell’ufficio di Baghdad, la Banca potesse lavorare a stretto contatto con il nuovo governo iracheno per riavviare il finanziamento della BM e la copertura finanziaria per la ricostruzione del paese.

Secondo un articolo apparso il 23 aprile scorso sulla rivista “New Yorker“ i dirigenti interni della BM hanno bloccato l’iniziativa, convinti che le motivazioni di Wolfowitz fossero “politiche”, come se per gli interventi in altri Paesi, la BM non abbia mai avuto “scopi politici”.

Per portare avanti il progetto, Wolfowitz è ricorso alla rimozione di Chrik Poortman, contrario al coinvolgimento della Banca in Iraq, sostituendolo con una economista italiana, Daniela Gressani, la quale però non ha ancora trovato né il responsabile, né il modo di avviare l’ufficio all’interno della zona verde di Baghdad. Il risultato è che a pochi giorni ormai dalla definitiva promulgazione della legge sulle concessioni di produzione petrolifera, mancando il sostegno e la copertura della BM, quasi nessuna impresa del settore è disposta ad avventurarsi in questo tipo di iniziative, pur essendo molto attraenti e remunerative. Lo sviluppo del potenziale petrolifero iracheno sembra avere perciò degli occulti oppositori davvero potenti.

AsiaNews ha già documentato in passato come alcuni grandi giornali e testate televisive anglosassoni di tendenza “liberal” abbiano propagato un’informazione falsa e distorta contro la nuova legge petrolifera irachena. In tale occasione avevamo documentato come la fonte delle distorte informazioni dei media “liberal” originasse da un documento del “Global Policy Forum”, una Ong accreditata presso l’Onu. Forse non è perciò una casuale coincidenza che il suddetto “Global Policy Forum” sia connesso proprio con l’IPPF e che partecipino insieme in molte iniziative dell’ONU.

Se lo sviluppo dell’enorme potenziale produttivo iracheno non inizierà da subito ad essere messo in produzione con investimenti dell’ordine di circa 10-15 miliardi di dollari all’anno, tra cinque-sei anni, o forse già prima, il mondo si ritroverà con un buco addizionale nelle forniture di almeno sei-otto milioni di barili al giorno. Già da alcuni anni la situazione di mercato dell’energia è estremamente tesa, non per mancanza di risorse nel sottosuolo, ma una perché a suo tempo (circa una decina di anni fa) gli economisti sia dell’Opec che dei Paesi occidentali dell’Ocse hanno commesso un grave errore nelle proprie previsioni a medio termine. Sull’onda dell’ubriacatura generale dei mercati finanziari per la “New Economy” non si era previsto che lo sviluppo della Cina e dell’Estremo Oriente, per la scarsa efficienza energetica delle loro produzioni industriali, avrebbe comportato un aumento del consumo petrolifero proporzionalmente molto maggiore che non in Occidente.

“Controllo della popolazione” con la guerra

Senza la copertura della BM per l’Iraq voluta da Wolfie, non ci saranno gli adeguati investimenti.    

Le imprese medie o piccole non solo non hanno i mezzi adeguati per affrontare gli investimenti necessari, ma non troveranno alcun appoggio da parte del sistema bancario mondiale che nella BM ed in altri simili organismi hanno un’indefettibile bussola. Anche le grandi imprese però si terranno alla larga da investimenti teoricamente più che remunerativi. I vertici delle grandi imprese, oltre ad essere espressione in parecchi casi delle correnti di pensiero che prevalgono tra le Ong dell’Onu, orientano infatti i propri investimenti in funzione degli andamenti delle quotazioni di borsa delle proprie società. Su di esse influiscono non solo e non principalmente i risultati trimestrali forniti agli organi delle borse mondiali ma soprattutto le valutazioni degli analisti finanziari compilati sulla base anche degli indici di affidabilità compilati dalle apposite società di “rating”.

Se, per ipotesi, il consiglio di amministrazione di una grande società petrolifera dovesse allocare diversi miliardi di dollari in un Paese non coperto dalla BM e considerato a rischio si direbbe che sta mettendo a repentaglio senza ragioni sufficienti ed in operazioni discutibili dal punto di vista “etico” i capitali affidatigli dai piccoli risparmiatori. Forse, dunque, non è un caso che molti dei componenti del Consiglio di amministrazione del “Global Policy Forum”, come propria professione privata svolgano un’attività di consulenza sull’eticità degli investimenti.

Rimuovere Wolfowitz significa dunque bloccare gli investimenti per la ricostruzione in Iraq ed è probabilmente questo l’obbiettivo. Con un buco di sei-otto milioni di barili giorno i rischi di una conflagrazione bellica mondiale sarebbero molto elevati In tal caso gli effetti sull’ammontare totale della popolazione mondiale potrebbero essere significativi: i gruppi neomalthusiani avrebbero raggiunto il loro scopo, non solo con i metodi abortivi, ma addirittura con la guerra.

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