07/12/2021, 09.42
VATICANO - CIPRO
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Pizzaballa: dai migranti all’ecumenismo, il Papa abbraccia l’umanità

di Dario Salvi

Il patriarca latino di Gerusalemme ripercorre il viaggio apostolico a Cipro e in Grecia. Le migrazioni “né un problema, né una risorsa” ma un “dato di fatto” da affrontare con “scelte pastorali”. Dalle divisioni economiche all’incontro con la persona, “altra ricchezza” possibile. I muri sono “un tampone, non la soluzione”. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Il momento più significativo “la preghiera ecumenica con i migranti” nella chiesa di Santa Croce, dentro le antiche mura di Nicosia, in cui “è emersa la personalità” del pontefice, soprattutto “nel suo discorso a braccio” e “nell’incontro con le mamme”. Genitori e bambini “in attesa” di sapere “quale sarà la loro sorte”, proprio a questi ultimi “il papa ha parlato di vicinanza”. È quanto racconta ad AsiaNews il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, rientrato da Cipro dove ha vissuto in prima persona il viaggio apostolico di papa Francesco sull’isola del Mediterraneo, seguita dalla tappa in Grecia conclusa ieri col ritorno in Vaticano. Il pontefice, sottolinea sua beatitudine, “abbraccia senza timori, quando tutti dicono di mantenere una distanza nei rapporti” a causa della pandemia di Covid-19. Al contrario, da lui arriva l’invito a “incontrare” con i gesti, le parole, nel dialogo ecumenico. 

Il patriarca latino, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica cade Cipro, parla di “viaggio breve, ma intenso come il papa ci ha abituato” negli ultimi tempi e che “ha toccato due aspetti: l’incontro con la piccola realtà cattolica e il rapporto con la Chiesa ortodossa”. Sull’isola, prosegue, “vi sono relazioni molto buone, rispettose fra cattolici e ortodossi” ed è un aspetto “da tenere in considerazione” in una prospettiva universale di dialogo. Qui, avverte, in una terra “divisa” e che lo resterà ancora “per molto tempo” si consumano ogni giorno “sofferenze” da “ascoltare”. 

Un altro tema è quello dei migranti “soprattutto nel ritorno a Lesbo”, osserva il primate latino, dove “il fenomeno è più forte” e “l’impatto è maggiore”. Tuttavia, prosegue, Cipro resta una “testa di ponte fra Occidente e Oriente” e raccoglie al suo interno “tutte le dinamiche in atto nel Mediterraneo”. Non solo migranti, ma la questione energetica, il gas, gli interessi economici, finanziari. Il papa ha ricordato che vi è un’altra ricchezza che è quella “dell’essere umano: ha riportato l’attenzione sulle persone”. 

Il patriarca latino di Gerusalemme torna sui rapporti ecumenici col mondo ortodosso, che definisce “assai composito” e per questo “non è mai semplice”. La tappa a Cipro, spiega, “non ha portato un qualcosa in più, ma ha messo un punto fermo” e ha posto al centro dell’attenzione “una situazione per indicarla anche ad altre Chiese”. Nel dialogo, afferma, il mondo ortodosso deve capire che “non perde nulla” ma va incontro a occasioni di arricchimento. 

Sui migranti “non sono né un problema, né una risorsa ma una realtà, un dato di fatto” e prima ancora di “teorie sociologiche ed economiche” servono “scelte pastorali”. “A noi - aggiunge - non interessa il colore e se la loro presenza è legale o meno, sono qui e fanno parte della nostra Chiesa e con questa realtà dobbiamo fare i conti”. Proprio nella questione migranti vi è la principale differenza fra il viaggio apostolico di Benedetto XVI nel 2010 e quello di Francesco. “Vi è invece una profonda continuità nel rapporto con la Chiesa ortodossa, che è andato crescendo”. 

Nella comunità cattolica - e non solo - di Cipro vi era “grande attesa” per la presenza del pontefice e la partecipazione è andata “oltre le previsioni” nonostante il poco tempo, poco più di un mese, per preparare il viaggio dall’annuncio. Il papa ha parlato anche di muri che dividono, fenomeno crescente da Cipro alla Terra Santa, dalla Polonia al confine fra Messico e Stati Uniti, seppure con “dinamiche diverse”. “I muri - conclude il patriarca Pizzaballa - sono solo l’ultimo anello della catena e la risposta consiste nell’aiutare le persone ad aprire gli occhi, affermando che [i muri] sono solo un tampone, ma non rappresentano la soluzione”. 

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