01/07/2014, 00.00
COREA - VATICANO
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Presidente dei vescovi coreani: Il Papa porti la nostra società a maturare, su tutti i livelli

Il vescovo di Cheju e presidente della Conferenza episcopale coreana, mons. Pietro Kang U-il, analizza a tutto tondo con AsiaNews i problemi e le speranze legate alla prossima visita del pontefice nella penisola: "Abbiamo raggiunto grandi traguardi in tutti i campi, ma dobbiamo trasformare lo sviluppo meccanico visto finora in uno sviluppo umano: in campo politico, economico e anche missionario". Francesco "aiuterà la regione a ritrovare la pace dopo più di 60 anni di conflitti, la Corea è l'ultima vittima della Guerra Fredda".

Cheju (AsiaNews) - La Corea del Sud ha vissuto nell'ultimo mezzo secolo "uno sviluppo impressionante dal punto di vista economico, politico e religioso. Abbiamo fatto passi avanti incredibili, ma ora abbiamo bisogno di fermarci e riflettere sulla nostra maturità anche come Chiesa cattolica. Il Papa ci aiuterà in questo processo, stimolandoci a trasformare la crescita meccanica in un rapporto più umano in tutti i campi". Lo dice ad AsiaNews mons. Pietro Kang U-il, presidente della Conferenza episcopale coreana e vescovo di Cheju.

Eccellenza, quali sono i frutti che secondo lei la visita del Papa potrà portare alla Corea?

Oggi il popolo coreano, non solo i cristiani ma anche tanti che non appartengono alla Chiesa cattolica, aspetta in maniera sincera questa visita con grande speranza e tante diverse aspettative. Una delle attese più sentite da tutti è che il Papa possa aprire un nuovo momento, una nuova fase per la riconciliazione e l'unità fra le due Coree, del Nord e del Sud. Abbiamo sempre vissuto, negli ultimi 64 anni, con apprensione e sotto la perenne minaccia di guerra. Qualcuno ha detto che l'era della Guerra Fredda globale è finita con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, ma nella penisola coreana siamo costretti a vivere ancora sotto quella tensione da Guerra Fredda. Sono innumerevoli le persone divise nelle proprie famiglie dalla Zona demilitarizzata, che per più di mezzo secolo non sono riuscite a incontrarsi di nuovo dalla separazione. Coloro che hanno lasciato la propria casa durante l'ultima Guerra di Corea (1950-1952) aspettano disperatamente una riunificazione o almeno un incontro, dato che molti stanno morendo per l'età avanzata e le malattie. Molti coreani sentono che i propri leader politici hanno limiti che non li rendono capaci di eliminare la cortina di confronto e odio. E da qualche tempo abbiamo iniziato anche a sentirci schiacciati fra le super-potenze dell'Asia nord-orientale. Il nostro più grande sogno è la pace, ma solo il Signore potrà rimuovere gli ostacoli e le barriere che ci sono fra il Nord e il Sud. A quel punto, e solo a quel punto, vedremo la Sua pace realizzarsi davvero. Noi come coreani speriamo sinceramente che papa Francesco possa aprire una nuova era di riconciliazione e dialogo, lanciando il suo messaggio di pace nell'Asia nord-orientale. Questo potrà certamente contribuire moltissimo alla pace nel nostro pianeta.

Quali sono le necessità della società e della Chiesa coreana oggi?

Si dice spesso che i sudcoreani hanno vissuto negli ultimi 50 anni uno sviluppo talmente rapido che alle altre nazioni avrebbe richiesto almeno 100 anni. Si stima che nell'ultimo mezzo secolo i coreani abbiano raggiunto cambiamenti davvero rapidi nel campo dell'industria, della democrazia e anche dell'evangelizzazione. Tuttavia, nel processo che ha portato questo progresso rapido siamo passati attraverso diverse reazioni contrarie, che ancora producono sofferenze e proteste fra la popolazione. In campo politico viviamo ancora un confronto molto duro fra conservatori e liberali. In campo economico, anche se la nazione ha raggiunto successi ragguardevoli (come dimostra il Pil), il divario fra i molto ricchi e le masse di molto poveri è divenuto quasi incolmabile. Nel campo dell'evangelizzazione, la Chiesa ha ottenuto grandi successi dal punto di vista delle conversioni. Nell'ultimo mezzo secolo la popolazione cattolica è aumentata da 500mila unità a più di 5 milioni. Ma oggi iniziamo a porci delle domande sulla qualità dell'evangelizzazione. La Chiesa di Corea può anche aver convertito un grande numero di persone alla nostra religione, ma non siamo molto fiduciosi di aver evangelizzato la vita della popolazione coreana fino al punto che questi possano testimoniare i valori evangelici nella società. Oggi la nostra società deve fare un passo avanti: dallo sviluppo economico meccanico deve raggiungere uno sviluppo che integri davvero l'essere umano; dalla democrazia di facciata deve passare a una democrazia dello spirito, che rispetti davvero  i diritti umani e i valori di ogni individuo; dalle attività missionarie rivolte solo all'esterno deve raggiungere una maturità evangelica nella Chiesa.

Qual è il valore missionario della visita di Francesco?

Guardando alle visite che il Papa ha compiuto fino a oggi, abbiamo capito che egli è molto sensibile riguardo i problemi dei poveri, siano di Lampedusa, del Brasile o del muro che divide palestinesi e israeliani. Noi crediamo che oggi voglia visitare questa nazione perché qui viviamo ogni giorno nel pericolo permanente di una guerra e perché su questa penisola si accelerano le tensioni delle potenze globali, mosse da interessi propri e dal desiderio di egemonia nella regione. Speriamo che il Papa provochi una vera opportunità di mitigare il confronto ostile, aprendo la strada alla pace. E preghiamo che possa stimolare la società coreana a raggiungere una vera maturità umana su tutti i livelli.

 

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