13/02/2008, 00.00
MYANMAR
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Referendum: la gente vuole il “no”, esclusi dal voto tutti i religiosi

Secondo gli attivisti di “Generazione ‘88” la nuova Costituzione su cui si dovrà votare a maggio è solo un altro strumento per “schiavizzare” il Paese. La popolazione vuole votare no, ma è certa che la giunta manipolerà i risultati a suo favore. La campagna porta a porta dei militari per costringere a recarsi alle urne.
Yangon (AsiaNews) – Volenti o nolenti i birmani andranno alle urne a maggio per votare la nuova Costituzione. E anche se la maggior parte della popolazione vorrebbe esprimersi per il “no” alla Carta, il risultato sarà favorevole alla giunta militare. Sono le opinioni che si registrano a Yangon e Mandalay, dove aumenta il sentimento di frustrazione della gente dopo l’annuncio del regime del voto di maggio e delle seguenti elezioni generali nel 2010.
 
Fonti di AsiaNews dalla ex capitale confermano che “nessuno vuole la nuova Costituzione”, tutta strutturata per garantire ai generali il pieno potere sul Paese. “Ma alle urne siamo costretti ad andare – riferiscono – i militari vengono nelle città e nei villaggi e casa per casa ci costringono a recarci ai seggi”. Anche se voteremo per il “no” – continuano – siamo ormai certi, dati i precedenti, che il governo manipolerà il voto a suo favore. Non potranno, invece, esprimersi i religiosi di tutti i credo, ai quali non è riconosciuto diritto di voto: sacerdoti cristiani, imam musulmani e soprattutto i monaci buddisti. Quegli stessi che a settembre si sono fatti portavoce dello scontento della gente, manifestando contro il governo al prezzo di persecuzione e morte.
 
Gli attivisti della “Generazione ‘88” hanno definito l’annuncio della giunta, avvenuto lo scorso fine settimana, una “dichiarazione di guerra” al popolo birmano, uno strumento per renderci schiavi del Tatmadaw” (l’esercito birmano). E invitano la popolazione a “combattere” per un futuro migliore.
 
E al di là dei “buoni intenti” di procedere con la “road map” per la democrazia, i generali sembrano nervosi. A Yangon è aumentata la sicurezza: i bagni pubblici, usati per piazzare bombe il mese scorso, sono stati chiusi e pattuglie di guardie civili controllano e schedano le targhe di tutti i veicoli che entrano in città, riferisce l’agenzia Mizzima News.
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