28/06/2012, 00.00
INDIA
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Sacerdote attivista: Sangma è un disonore per l’intera India

di Nirmala Carvalho
Intervistato da AsiaNews, p. Cedric Prakash, direttore del centro gesuita “Prashant” per i diritti umani, la giustizia e la pace commenta la candidatura del politico tribale cattolico e il sostegno del Bharatiya Janata Party (Bjp). Le dichiarazioni di Sangma che “assolvono” il Bjp per i pogrom di Kandhamal mostrano tutto il suo opportunismo.

Mumbai (AsiaNews) - Il prossimo 19 luglio l'India andrà al voto per eleggere il nuovo presidente del Paese. Tra i nomi in lizza, fa scalpore quello di Purno Agitok Sangma, tribale cattolico un tempo militante nel Congress, che qualche giorno fa ha dichiarato: "Dove sono le prove che il Bharatiya Janata Party (Bjp) è responsabile dei pogrom anticristiani di Kandhamal? Non saltiamo alle conclusioni... Non lanciamoci in simili accuse". Parole giudicate controverse da gran parte dell'opinione pubblica indiana, cristiana e non, anche perché proprio il partito ultranazionalista indù del Bjp appoggia in pieno la sua candidatura (v. 26/06/2012, "Raghuvanshi: il Bjp manipola il candidato cristiano alla presidenza"). AsiaNews ha intervistato p. Cedric Prakash, direttore di "Prashant", centro gesuita di Ahmedabad (Gujarat) che si occupa di diritti umani, giustizia e pace. Secondo il sacerdote, Sangma è un disonore per i valori cristiani, l'identità tribale e la Costituzione indiana.

Cosa risponde a Sangma e alle sue dichiarazioni sul coinvolgimento del Bjp nei pogrom anticristiani del Kandhamal?

È la tipica posizione di un opportunista. Se Sangma si preoccupasse davvero dei diritti e della libertà di ogni cittadino dell'India, non direbbe cose simili. Sarà un giorno molto triste per il Paese e per i sacri valori della democrazia, se egli dovesse essere eletto presidente dell'India. Sangma dovrebbe studiare con attenzione tutti i rapporti e i documenti sulle violenze in Kandhamal, per capire che il Sangh Parivar ha avuto un coinvolgimento diretto nella carneficina, grazie al sostegno attivo del Bjp, che all'epoca guidava l'Orissa insieme al Biju Janata Dal (Bjd). Il Bjp è coinvolto anche negli attacchi contro cristiani e altre minoranze avvenuti in Karnataka, Gujarat e altri Stati.

Che cosa pensa del sostegno del Bjp a Sangma?

Questo è un altro triste scherzo per il Paese. Il Bjp non aveva nessuno da presentare come suo candidato. Alcuni suoi alleati avevano dichiarato l'appoggio per il candidato della United Progressive Alliance (Upa, coalizione al governo); altri due, avevano già deciso di appoggiare Sangma... il Bjp non ha avuto altra scelta! Proporre un altro candidato e non sostenere Sangma, significava mostrarsi come un'opposizione inefficace. Inoltre, in futuro potranno rivendicare di aver sostenuto un "cristiano" e un "tribale": gruppi che invece hanno sempre demonizzato e tormentato. E che di sicuro, continueranno ad attaccare anche in futuro.

Il Bjp professa il nazionalismo indù, e governa in Stati dove gli attivisti del Sangh Parivar terrorizzano le minoranze. Sangma può conciliare questi due aspetti?

Come ho detto prima, Sangma è un opportunista. Egli non si preoccupa davvero dell'agenda hindutva e di quello che essi fanno alle minoranze del Paese... e solo per avere due minuti di "gloria".

Qual è la situazione dei tribali in India e che rapporto hanno con il Bjp?

Ovunque nel Paese, lo status dei tribali lascia molto a desiderare. Sangma, da politico egoista quale è, non ha mai preso una posizione netta sulle questioni tribali. Il Bjp ha cercato di distruggere l'identità tribale in modo sistematico: chiamandoli vanvasis ("abitanti delle foreste") invece di adivasis ("popolazioni indigene"). Tutti sanno che accettarli come adivasis, distruggerebbe il loro grande (e utopico) disegno di fondare un Paese indù.

Il sostegno del Bjp a Sangma ha una qualche rilevanza in vista delle elezioni generali del 2014?

No, nel modo più assoluto. Le dichiarazioni di Sangma e la posizione che ha assunto non gli danno davvero alcun credito. Egli disonora i valori cristiani, l'identità tribale e, soprattutto, la Costituzione indiana. 

 

 

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