23/12/2011, 00.00
CINA
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Sichuan, Chen Wei, attivista di Tiananmen e della “rivoluzione dei gelsomini”, condannato a 9 anni

È una delle sentenze più pesanti in questi ultimi anni. Le accuse di “sovversione” si basano su alcuni articoli pubblicati su internet – e molto diffusi – in cui si propone la democrazia come una strada migliore della dittatura del Partito comunista cinese. Chen “è recidivo”: attivo ai tempi di Tiananmen, ha scontato già diversi anni di prigione ed è uno dei leader del movimento democratico nel Sichuan. Un percorso simile a quello di Liu Xiaobo, premio Nobel 2010.
Pechino (AsiaNews/Chrd) – Chen Wei, un veterano attivista della democrazia in Cina, è stato condannato oggi a 9 anni di prigione e a due anni di privazione dei suoi diritti da un tribunale di Suining (Sichuan). Chen Wei è stato accusato di “incitamento a sovvertire il potere dello Stato”, per aver pubblicato su internet alcuni suoi articoli inneggianti alla democrazia e alla “rivoluzione dei gelsomini”. La sentenza contro di lui è fra le più pesanti comminate un attivista in questi ultimi anni.

Liang Xiaojun, uno degli avvocati di Chen, ha commentato la sentenza dicendo che “il verdetto era predeterminato”. Chen Wei non ha potuto nemmeno fare alcuna dichiarazione: è stato subito trascinato via dalla corte e ha solo potuto gridare: “Non sono colpevole! La democrazia costituzionale vincerà! La dittatura sarà sconfitta!”.

Nella lista delle accuse, il procuratore di Suning mostra alcune “prove” dei tentativi di sovversione ad opera di Chen. Esse sono quattro articoli scritti fra marzo 2009 e gennaio 2011: “La malattia del sistema e la medicina della democrazia costituzionale”; “La chiave per democratizzare la Cina e la crescita dell’opposizione civile”; “I piedi del movimento per la difesa dei diritti e la testa per un movimento della democrazia costituzionale”; “Pensieri sul digiuno nella giornata per i diritti umani”.
L’accusa cita anche frasi specifiche come “prove” di “diffamazione” verso il governo cinese: “la gente è stata derubata del proprio pensiero e fede”; “il Partito comunista cinese (Pcc) usa lo strumento della violenza per controllare il popolo”; il Pcc è “nemico della democrazia”; eccc..

Come “prova” dell’incitamento alla “sovversione”, l’accusa cita la frase “questo sistema va cambiato”; oppure: “occorre usare le proteste di piazza per diffondere la politica fra la gente”. Il procuratore ha tentato di mostrare che poiché gli articoli di Chen sono stati linkati e diffusi in molte pagine web, essi hanno avuto “un brutto effetto”. E ha convinto i giudici – se ce n’era bisogno - che siccome in passato Chen Wei è stato condannato per “attività controrivoluzionarie” (ai tempi di Tiananmen), la sentenza doveva essere pesante perché egli è recidivo.

Il processo, le accuse e la condanna ricordano da vicino quanto accaduto a Liu Xiaobo, il premio Nobel per la pace 2010, condannato a 11 anni di prigione per alcuni articoli diffusi su internet.

Almeno 200 poliziotti hanno bloccato le strade attorno al tribunale, vietando l’ingresso ad amici e altri attivisti. Un gruppo di loro, fra cui Duan Qixian e Zhang Wei, entrambi dal Guangxi, sono stati trattenuti dalla polizia.

Chen è stato arrestato lo scorso 20 febbraio, durante alcuni timidi tentativi di innescare in Cina una “rivoluzione dei gelsomini” simile a quella dei Paesi arabi. Solo il 28 marzo egli è stato formalmente accusato di “sovversione” e trattenuto nella prigione municipale di Suining. Il suo avvocato ha potuto incontrarlo solo tre volte prima del processo.

Chen Wei, 42 anni, è nato a Suning. Nel 1989, come studente dell’Istituto di tecnologia di Pechino, egli ha partecipato alle proteste di piazza Tiananmen ed è stato condannato e rinchiuso nella prigione di Qincheng. Nel maggio 1992 è stato rilasciato, ma circa un anno e mezzo dopo egli è stato di nuovo arrestato per aver tentato di commemorare i morti di Tiananmen. Per questo è stato condannato a cinque anni di carcere. Negli ultimi anni Che Wei è divenuto unod ei leader del movimento democratico nel Sichuan.
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