04/01/2008, 00.00
MALAYSIA
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Statua taoista "offensiva" dell’islam, nuove polemiche sulla libertà religiosa

Dopo l’iniziale approvazione tre anni fa, ora le autorità di Sabah fermano i lavori della statua di Mazu, la dea del mare. A luglio il mufti dello Stato l’aveva giudicata “offensiva” perché troppo vicina ad una moschea. L’opposizione politica e la comunità cinese protesta: un altro pericoloso episodio che mette a rischio l’armonia interreligiosa.
Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) – La più alta statua del mondo della divinità taoista del mare è l’ultima scintilla che riaccende il dibattito sulla libertà religiosa in Malaysia. La scultura alta 36 metri della dea Mazu, meglio conosciuta ad Hong Kong come Tin Hau, dovrebbe essere collocata a Kudat un villaggio di pescatori sull’isola di Borneo. Finora è stato eretto solo il piedistallo, mentre la statua giace ancora al porto di Kota Kinabalu a 200 km di distanza. Dopo l’iniziale approvazione del governo locale nel 2005, ora le autorità dello Stato di Sabah ne hanno fermato la costruzione perchè ritenuta “offensiva della sensibilità musulmana”.  
 
Il leader dell’opposizione Lim Kit Siang, di origine cinese e capo del Democratic Action Party, avverte che se la disputa non si risolve potrebbe intaccare l’armonia multirazziale e interreligiosa che ha sempre caratterizzato la Malaysia. Secondo Lim, “l’opposizione alla statua di Mazu viene da  un piccolo gruppi di islamici che nasconde fini politici”. Un pescatore locale riferisce infatti: “vogliamo solo che la dea Mazu ci protegga mentre siamo in mare e i nostri concittadini musulmani non hanno niente in contrario”.
 
Dopo lo stop del governo locale è seguita, a luglio scorso, la fatwa del mufti di Sabah che ha condannato la statua come “offensiva dell’islam”, perché troppo vicina ad una moschea. In segno di protesta il vice governatore di Sabah, il cinese Chong Kah Kiat, si è dimesso e i primi di dicembre ha avviato una causa legale contro l’interruzione dei lavori.
 
In Malaysia su 27 milioni di abitanti, i malay musulmani costituiscono il 60%; il 25% è di origine cinese e il 10% è rappresentato da indiani divisi per la maggior parte tra cristiani e indù. Da tempo analisti ed esponenti delle minoranze denunciano una crescente “islamizzazione” nel Paese e la pericolosa polarizzazione delle tre principali comunità etniche. Di recente il settimanale cattolico Herald aveva ricevuto il divieto del Ministero della sicurezza interna, subito ritirato, di usare sulle sue pagine la parla “Allah” per indicare Dio. Anche cattolici e protestanti subiscono dure limitazioni per la costruzione di edifici di culto.
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