12/06/2013, 00.00
INDIA
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Sterilizzazioni forzate in India: 4,6 milioni di donne non possono più avere figli

Il dato è relativo al solo 2012. Per controllare le nascite il legamento coatto delle tube è ancora tra i primi metodi “contraccettivi” usati nel Paese. Le donne povere e analfabete sono le più colpite: in cambio di 10 dollari accettano di farsi operare, ma non sanno che diventeranno sterili. Ma i bambini continuano a nascere, a un tasso di circa 18 milioni di nuovi nati ogni anno.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) - Una decina di tavoli allineati uno accanto all'altro, con lenzuola macchiate di sangue; medici e infermieri senza camici, a volte senza mascherine protettive; gli strumenti di lavoro sciacquati solo con acqua calda. È in simili condizioni che - solo nel 2012 - 4,6 milioni di donne in India sono state costrette a essere sterilizzate, secondo le politiche per il controllo delle nascite applicate dal governo nel Paese. Nell'ambito di questo progetto la vasectomia, al contrario del legamento delle tube, rappresenta appena il 4% delle sterilizzazioni praticate.

La maggior parte delle sterilizzazioni forzate coinvolge le donne degli Stati indiani più poveri. Al primo posto c'è il Bihar, che ha il Pil più basso del Paese e il tasso di analfabetismo più alto. Spesso il legamento delle tube viene accettato ma con l'inganno: gli operatori locali che si occupano delle campagne per il controllo delle nascite girano per i villaggi e propongono alle donne di essere operate in cambio di 10 dollari, circa una settimana di salario per una famiglia povera. In teoria la scelta è libera: in pratica non viene spiegato loro che non potranno più avere figli, e molte acconsentono solo per l'estrema povertà in cui vivono.

"L'ho fatto per disperazione - racconta Devi, 25 anni, mentre giace sul pavimento della clinica del Bihar dove è stata operata -. Siamo molto poveri e abbiamo bisogno di soldi. Gli ufficiali sanitari sono venuti a casa, ci hanno detto che sarebbe stato meglio così". Il ministero della Salute del Bihar ha l'obiettivo annuale di sterilizzare 650mila donne e 12mila uomini. Per il 2013 vuole costruire più di 12mila campi per la sterilizzazione femminile.

Le donne sono "protagoniste" di queste campagne per via della cultura ancora patriarcale e maschio-centrica dell'India. "Gli uomini - afferma Sona Sharma, direttore congiunto del gruppo per i diritti umani Population Foundation of India - temono di perdere la loro virilità o di diventare deboli se sottoposti all'operazione. In quanto capifamiglia, decidono loro". Secondo dati delle Nazioni Unite, il 49% delle coppie in India cerca di controllare le nascite. Di questo gruppo, circa 3/4 lo fanno sterilizzando la moglie.

L'India è stato il primo Paese al mondo a introdurre politiche che avevano il chiaro obiettivo di ridurre la popolazione, per contrastare la fame diffusa dopo l'indipendenza. Era il 1952. Oggi il Paese esegue il 37% di sterilizzazioni femminili di tutto il mondo, anche più della Cina (34%).

In modo paradossale, le massicce campagne di sterilizzazione non hanno sortito gli effetti desiderati: anche se la popolazione è cresciuta del 17,6% nell'ultimo decennio - il 4% in meno rispetto alla decade precedente - ogni anno nascono in media 18 milioni di bambini in più. Su scala mondiale, un neonato su cinque viene dall'India. 

 

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