10/03/2023, 08.50
KIRGHIZISTAN
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Stretta di Biškek sui prigionieri politici

di Vladimir Rozanskij

La più importante, la ex deputata Asya Sasykbaeva, rimane in carcere malgrado i problemi di salute. Negati arresti domiciliari ad altri detenuti come lei. Il presidente Žaparov ha preso di mira chi si è opposto al suo accordo frontaliero con l’Uzbekistan.

Mosca (AsiaNews) – Una delle principali protagoniste del cosiddetto affare Kempir-Abad, la ex deputata Asya Sasykbaeva, sta attraversando una fase molto difficile della detenzione a cui è costretta, a causa del peggioramento di malattie croniche di cui soffre da tempo. Lo ha dichiarato alla stampa la sua avvocata, Rabiga Sydykova, spiegando che le cure che le vengono somministrate in carcere sarebbero inefficaci.

Nonostante i dolori alle articolazioni e la forte tosse, la Sasykbaeva è ritenuta dalla dirigenza sanitaria del penitenziario in grado di rimanere in cella, non essendoci “necessità urgenti di ricovero in ospedale”, anche se le pareti del luogo di detenzione sono ricoperte ovunque di muffa, denuncia l’avvocata. Si spera che la pressione dell’opinione pubblica possa convincere i responsabili a farla visitare da specialisti in una clinica attrezzata, “visto che non le piacciono i nostri medici”, hanno risposto dall’ufficio della direzione in tono sprezzante alle richieste dei giornalisti.

La 71enne Sasykbaeva, in prigione dallo scorso novembre, è una politica molto popolare; è stata anche speaker del Parlamento di Biškek, e a ottobre del 2022 era stata inserita nel Comitato popolare per la difesa del bacino idrico di Kempir-Abad, che secondo gli accordi presi dal presidente Žaparov sarà concesso all’Uzbekistan per la soluzione dei problemi di confine. Le autorità l’hanno arrestata insieme ad altri 20 politici e attivisti, anch’essi tuttora incarcerati, con l’accusa di aver fomentato le rivolte di massa poi represse con violenza dalle Forze dell’ordine.

Alcuni giorni fa la ex deputata ha fatto sapere che gli inquirenti l’hanno accusata di altri reati penalmente perseguibili, ma di non essere stata informata dei dettagli dei nuovi capi d’accusa. Le hanno anche comunicato che la sua carcerazione preventiva è stata prolungata fino ad aprile.

Il gruppo dei detenuti per questa vicenda, insieme alla Sasykbaeva, ritiene che il vero atto criminale sia quello compiuto dalle autorità, impedendo la manifestazione della volontà popolare e imponendo una persecuzione politica nei loro confronti, colpevoli soltanto di aver costituito il comitato per dare voce alle proteste.

Oltre alla Sasykbaeva sono imprigionate altre donne in età avanzata, e in occasione dell’8 marzo molti hanno chiesto almeno il loro trasferimento agli arresti domiciliari, in quanto una lunga permanenza nelle condizioni disagevoli delle celle d’isolamento del carcere kirghiso potrebbe rovinare la loro salute.

A metà gennaio era stata diffusa la notizia che il ministero dell’Interno di Biškek ha segretato tutto la vicenda di Kempir-Abad, senza rilasciare commenti per spiegare tale decisione. In una precedente intervista all’agenzia statale Kabar, il presidente Žaparov aveva dichiarato che “oltre il 90% di coloro che sono agli arresti aveva preso parte in un modo o nell’altro alle trattative per risolvere le questioni di frontiera, ed erano perfettamente informati che la questione di Kempir-Abad andava verso una soluzione molto favorevole per il Kirghizistan”.

A suo parere essi sono quindi colpevoli di aver “agitato l’opinione pubblica senza motivo”, rendendosi colpevoli dell’ennesimo tentativo di colpo di Stato, una pratica molto frequente nel Kirghizistan post-sovietico, usando come arma una questione molto delicata, visto che “non avevano altre possibilità di impedire il corso delle riforme iniziato negli ultimi due anni”.

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