27/04/2022, 12.09
IRAN
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Teheran, violazioni ‘preoccupanti’ alla libertà religiosa: arresti fra i cristiani

Per gli esperti Usa di Uscirf la Repubblica islamica perpetra “sistematiche, continue e gravi violazioni della libertà religiosa”. L’ultimo arresto risale a Pasqua a carico del convertito 49enne Rahmat Rostamipour. Fra le nazioni nella lista nera Arabia Saudita, Corea del Nord e Myanmar. 

Teheran (AsiaNews) - L’Iran resta una nazione “di particolare preoccupazione” [Country of Particular Concern, Cpc] in tema di libertà religiosa, a causa delle “sistematiche, continue e gravi violazioni della libertà religiosa”. Lo affermano gli esperti della Commissione internazionale Usa sulla libertà religiosa (Uscirf), che chiedono al Dipartimento di Stato di mantenere la Repubblica islamica nella lista nera 2022 delle nazioni che ostacolano la libera pratica del culto, anche dei cristiani seppure riconosciuti per legge. Un elenco che comprende fra gli altri Arabia Saudita, Corea del Nord, Cina, Siria, Vietnam e Myanmar. 

Nel rapporto annuale, pubblicato in questi giorni, gli esperti del gruppo indipendente e bipartisan del Congresso sottolineano che la libertà religiosa a Teheran lo scorso anno “resta scarsa”. Nella sezione dedicata all’Iran, lo studio attacca il governo e gli ayatollah per “i continui arresti, le incriminazioni, le condanne e l’arresto di decine di cristiani” con accuse di varia natura, fra le quali la “propaganda contro il regime”. 

Fra gli esempi di violazioni dell’ultimo anno, il rapporto ricorda la condanna di tre cristiani convertiti in base all’articolo 500 del Codice penale, emendato nel febbraio dello scorso anno, per “attività devianti” che contraddicono con “la sacra legge islamica”. Essi dovranno scontare cinque anni di prigione. E ancora, la cella per il prigioniero di coscienza Yousef Nadarkhani per “atti contrari alla sicurezza nazionale” e la “promozione del cristianesimo sionista”. L’appello respinto al convertito Sam Khosravi condannato per “propaganda contro lo Stato” mesi dopo che lui e la moglie Maryam hanno dovuto rinunciare alla custodia della figlia per le “loro credenze religiose”. 

L’ultimo caso risale ai giorni scorsi ed è rilanciato dagli attivisti di Article18, sito specializzato nel documentare le repressioni in atto nella Repubblica islamica. Il 18 aprile scorso agenti in borghese legati al ministero dell’Intelligence (Mois) hanno prelevato dalla sua abitazione ad Anzali, cittadina del nord dell’Iran, il cristiano convertito 49enne Rahmat Rostamipour (nella foto). Confiscate numerose copie della Bibbia in suo possesso, oltre a documenti e oggetti personali fra i quali la carta d’identità, i telefoni cellulari della famiglia, tablet e libri vari. Al momento non vi è una incriminazione ufficiale, ma l’uomo è in stato di fermo per “propaganda contro il regime attraverso il coinvolgimento in attività di chiesa domestica”. Al momento del raid, nell’abitazione era presente anche il figlio 13enne della coppia e pure la moglie ha rischiato l’arresto, per poi essere rilasciata. 

Oltre ai cristiani, le violazioni alla libertà religiosa in Iran riguardano anche i Baha’i, i sufi, i sunniti e gli atei. A conclusione del rapporto, gli esperti invitano l’amministrazione Usa e le agenzie internazionali a “esercitare pressioni” su Teheran per un effettivo “miglioramento” della libertà religiosa e della pratica del culto. 

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