02/03/2010, 00.00
IRAN
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Teheran stringe la morsa su intellettuali e giornali d’opposizione

Arrestato il regista Jafar Panahi, vincitore del Leone d'oro nel 2000, con la moglie, la figlia e alcuni ospiti. Chiuso il settimanale vicino al leader riformista Karroubi. Il ministro degli esteri torna a parlare di collaborazione con l’Aiea, ma critica il nuovo direttore.
Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Mentre porge la mano all'Aiea ribadendo la sua volontà a collaborare nell'ambito dei negoziati sul suo programma nucleare (ma critica i “preconcetti” del nuovo direttore, il giapponese Yukya Amano) il regime iraniano mostra i muscoli con l'opinione pubblica interna e stringe la morsa su artisti e opposizione. A farne le spese stavolta è una figura illustre nel panorama del cinema internazionale come Jafar Panahi: il regista de Il Cerchio (Leone d'oro a Venezia nel 2000) è stato arrestato a Teheran ieri sera, insieme alla moglie e alla figlia. Ne dà notizia il figlio Panah Panahi, che ha raccontato al sito Rahesabz che alcuni agenti in borghese hanno fatto irruzione nell'abitazione del padre, sostenitore dell'opposizione. La polizia ha portato, non si sa dove, anche 15 ospiti, tra cui altri attori e registi.
 
Le autorità se la sono presa anche con la stampa d'opposizione: chiusi il quotidiano Etemad Melli (nella foto) e il settimanale Iran Dokht, vicini alla posizione del leader riformista ed ex candidato alle ultime presidenziali, Mehdi Karroubi. Il Consiglio per la supervisione della stampa ha revocato ai giornali la licenza di pubblicare, senza specificarne i motivi.
 
Intanto prosegue il pressing di Israele per assicurarsi l'appoggio dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza in vista di nuove sanzioni contro il regime dei mullah. Dopo la visita di metà febbraio del premier Benjamin Netanyahu a Mosca, il Cremlino ha preso posizioni più dure sul dossier iraniano. Il presidente Dmitry Medvedev ha dichiarato ieri che la Russia è pronta a considerare un nuovo round di sanzioni Onu contro Teheran, pur sperando ancora nel negoziato.
 
Rimane, invece, ferma sulla sue posizioni Pechino, l'altro grande sponsor dell'Iran in sede di Consiglio di sicurezza, interessata a preservare i suoi interessi energetici nel Paese. “Crediamo che ci sia ancora spazio per uno sforzo diplomatico”, ha detto il portavoce del ministero cinese degli Esteri Qin Gang.
 
Dal canto suo, il ministro iraniano degli Esteri Manouchehr Mottaki prova a rassicurare la comunità internazionale confermando la volontà alla ripresa della collaborazione con L'Aiea. “Collaboriamo in pieno e continueremo a farlo – ha spiegato oggi - . L'accordo potrebbe essere vicino, ma la sua realizzazione e la sua applicazione richiedono tempo". La settimana scorsa, il direttore dell'Agenzia Onu per il nucleare, Yukiya Amano, aveva denunciato l'ostruzionismo della Repubblica islamica: non sta cooperando sufficientemente con l'Aiea nell'indagine avviata per capire la reale entità del suo programma nucleare.
 
 
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