02/12/2005, 00.00
Terra santa
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Teofilo III "promuove" due arabi nella fraternità del Santo Sepolcro

Il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme ha proclamato un nuovo vescovo e un nuovo membro del Sinodo, entrambi arabi. "Passo significativo – dice un osservatore – ma bisogna ancora vedere se il patriarcato vuole veramente divenire chiesa locale".

Gerusalemme (AsiaNews) – Teofilo III, patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, ha annunciato ieri le sue prime nomine in veste di patriarca: fra queste spiccano l'elezione dell'archimandrita arabo Attalah Hanna alla dignità episcopale e l'inserimento dell'archimandrita palestinese Galaktion all'interno del Sinodo. Per il patriarca questo è un passo "che merita di essere sottolineato e proclamato a tutti".

Il problema del clero a larghissima maggioranza di nazionalità greca all'interno della fraternità del Santo Sepolcro è infatti molto sentito dai circa 100 mila membri della comunità, quasi tutti arabi. Il precedente patriarca, Ireneos I, aveva ammesso nel Sinodo un solo membro di origine araba, Silvestro, arcivescovo di Kiriakopoli, nato in Libano.

Entrambi molto giovani – il primo ha 40 anni ed il secondo 30 – i 2 nominati da Teofilo III dovranno attendere la vigilia di Natale per la consacrazione episcopale e la presentazione al Sinodo. L'archimandrita Hanna diverrà vescovo di Sebastia: intervistato da AsiaNews ha "ringraziato Dio per la nomina" ed ha affermato la sua fiducia nell'utilità del dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica di cui si è occupato per molto tempo.

"Dobbiamo sempre accogliere con gioia l'altro – ha continuato – perché la sorte delle 3 religioni monoteiste è quella di rimanere in questa terra benedetta da Dio".

Un sacerdote cattolico locale, che segue queste vicende, commenta ad AsiaNews: "E' un passo significativo, ma bisogna capire se il patriarcato si muoverà strategicamente nella direzione di rendersi veramente chiesa locale". "Bisognerebbe seguire l'esempio della diocesi latina, che ha un episcopato e clero proveniente in maggioranza dal luogo, anche se sempre con vescovi e sacerdoti da fuori".

Alcuni osservatori mettono in luce che la scelta di due arabi può essere letta come una contrapposzione alla politica israeliana, che non ha ancora riconosciuto il nuovo patriarca.

"Non si può dire che la mossa sia politica – aggiunge un altro esperto – ma bisogna rendersi conto del fatto che i governi di Palestina e Giordania sono fatti anche da laici ortodossi, spesso molto influenti. E' normale che vogliano essere rappresentati all'interno della leadership religiosa".

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